Il cantiere della nuova Casa delle libertà si apre nel segno di Giuseppe Tatarella

Il cantiere della nuova Casa delle libertà si apre nel segno di Giuseppe Tatarella
Un convegno per ricordare l’esponente di An che teorizzò una casa comune per chi non è di sinistra è stata l’occasione per riflettere sui contenuti e la leadership del centro-destra. Chi c'era, chi non c'era (i Popolari di Mauro), che cosa si è detto e che cosa avverrà... Con il reportage fotografico di Umberto Pizzi...

Le famiglie del centro-destra mettono in scena le prove generali di una coalizione plurale plasmata sull’esperienza della Casa delle libertà. Teatro per l’avvio di un percorso che si presenta laborioso e ricco di incognite è stato il convegno “Il Centrodestra nella Terza Repubblica”, dedicato al ricordo di Giuseppe Tatarella, figura di punta nella storia di Alleanza Nazionale scomparso 15 anni fa e teorico del superamento dei confini del Polo per le libertà nella convinzione che “gli italiani antropologicamente siano al 65 per cento non di sinistra”. Il convegno è stato promosso dall’Associazione che porta il nome del “ministro dell’armonia e delle telecomunicazioni” del primo governo Berlusconi e dalla Fondazione “Alleanza Nazionale”, ha costituito lo scenario e l’occasione per un confronto tra le formazioni che potrebbero comporre il mosaico dell’alleanza conservatrice e moderata.

(ECCO TUTTE LE FOTO DI UMBERTO PIZZI SULLA RIMPATRIATA DEI “TATARELLIANI”)

PROSPETTIVE E INTERROGATIVI SULLA NUOVA COALIZIONE

Per ora i lineamenti del centro-destra futuro appaiono nebulosi. Rievocando una celebre poesia di Eugenio Montale è più semplice individuare ciò che la nuova Casa delle libertà non vuole essere. È stato il vice-direttore del Tg1 Gennaro Sangiuliano, appassionato di Giuseppe Prezzolini e osservatore dell’universo politico conservatore, a dipingerne per contrasto i contorni.

(TUTTE LE DONNE DEL NUOVO CENTRODESTRA. LE FOTO DI PIZZI)

Sfidare le utopie neo-illuministiche, pedagogiche e autoritarie proprie del mondo progressista, salvaguardando e rilanciando l’identità e le peculiarità di ogni tradizione. Non parlare il linguaggio della rabbia e dell’esclusione, non rinchiudersi nelle rendite di posizione. Non aderire alle tentazioni egemoniche e al senso di superiorità morale che pervade la sinistra, pur apprezzando le primarie per l’elezione della leadership e nella consapevolezza di un ritardo nel rinnovamento del ceto dirigente rispetto al PD di Matteo Renzi. Molto più complesso scorgere i tratti unificanti di una galassia in fermento a cui Formiche.net riserva da tempo attenzione e analisi.

(STORACE, MELONI E DESTRI VARI NELLE FOTO DI UMBERTO PIZZI)

LA SCOMMESSA DEI REDUCI DI FUTURO E LIBERTA’

Guardare avanti e “a un centro-destra arioso e plurale” è la bussola indicata dall’ex vice-presidente di Futuro e Libertà Italo Bocchino. A suo giudizio, il pragmatismo legato al governo del Paese impone di andare oltre i tradizionali steccati, antiche rivalità e divisioni astiose. Appurato il fallimento della vocazione maggioritaria del PD e l’eclissi del PDL, rileva, è necessaria una coalizione ampia di tutte le forze del campo conservatore e moderato. Esigenza rafforzata dalla spinta fortemente bipolare impressa dal testo di legge elettorale all’esame della Camera. E che non va sprecata, spiega l’ex braccio destro di Gianfranco Fini, alla luce del sondaggio realizzato da IPR-Marketing e pubblicato da Repubblica per cui i partiti del rinnovato centro-destra raccolgono insieme oltre il 39 per cento dei voti rispetto al 33 delle forze progressiste.

(IL “VENTENNIO” DI FINI VISTO DA PIZZI. TUTTE LE FOTO)

(ECCO CHI C’ERA ALLA RESURREZIONE DI ALLEANZA NAZIONALE)

I RIVOLGIMENTI NELL’ARCIPELAGO CENTRISTA E CATTOLICO

Ricordando come al Congresso di Fiuggi del 1995 avesse affermato tra gli applausi che ognuno deve rivendicare la propria esperienza politica senza compiere abiure, Pier Ferdinando Casini esorta a un ampio e profondo esame di coscienza sul perché tante aspettative alimentate dal centro-destra siano state deluse. Ma l’analisi, puntualizza, deve riguardare anche il passato recente. E partire dalla presa di coscienza che il terzo polo centrista è stato sconfitto nelle urne dal populismo di Beppe Grillo. Consapevolezza a cui va aggiunta una legge elettorale che spinge radicalmente verso una competizione bipolare e per cui, osserva l’ex presidente della Camera dei deputati, c’è bisogno di un riallineamento politico nazionale sui confini delle grandi famiglie partitiche europee, popolare e socialista.

(CHI C’ERA ALLA PRIMA USCITA DEI POPOLARI DI MAURO. TUTTE LE FOTO)

Alle forze di ispirazione cattolica come i Popolari per l’Italia che con l’assenza al convegno del loro leader Mario Mauro hanno voluto marcare l’estraneità al progetto della nuova Casa delle libertà, Casini chiede dove fossero quando veniva tentato l’esperimento centrista. E ricorda come lo stesso Renzi abbia sfidato nel PD il tabù dell’ostilità al Cavaliere come collante politico. Analoga sfida egli intende promuovere fino in fondo nel prossimo congresso dell’UDC.

L’apertura del Carroccio

Le novità più rilevanti riguardo ai contenuti programmatici del centro-destra futuro emergono nel ragionamento del presidente della Lombardia Roberto Maroni. Fermamente intenzionato a non ripetere la sfortunata esperienza di governo del 1994 “frutto di un accordo puramente elettorale”, l’ex segretario della Lega pensa a una riedizione della Casa delle libertà costruita per il voto del 2001. Aggregazione, rileva, basata su una piattaforma condivisa e sull’incontro tra diversità non incompatibili.

(LA RIFONDAZIONE DI FORZA ITALIA VISTA DA PIZZI. TUTTE LE FOTO)

L’esponente del Carroccio porta due esempi di alleanza plausibile. Le critiche feroci delle “camicie verdi” all’Unione Europea, orientate a rovesciare un assetto di governo comunitario frenato dalle ambizioni degli esecutivi nazionali e una strategia economica fallimentare rispetto a quella di realtà come gli Usa. La grande Europa delle regioni e delle comunità locali caldeggiata da Maroni “non nega ma dà corpo al sogno degli Stati Uniti d’Europa”. Allo stesso modo la Lega è pronta nei prossimi 24 mesi a una grande riforma costituzionale per chiarire le competenze tra regioni e Stato, conferire autentica autonomia finanziaria e fiscale agli enti territoriali, creare un Senato federale.

LA BUSSOLA DEL NUOVO CENTRODESTRA

Fautore della costruzione “faticosa” di una coalizione plurale una volta archiviata l’esperienza del partito unico dei conservatori e dei moderati è Angelino Alfano. Autentica ricchezza per il centro-destra, precisa il vice-premier, è un’alleanza che si rivela vincente in tutte le rilevazioni demoscopiche. Al contrario di Forza Italia che singolarmente considerata è il terzo partito nazionale. Per restare unita, osserva il responsabile dell’interno, la coalizione deve fondarsi sulla legittimazione della leadership tramite consultazioni primarie tra tutti i militanti. Poi deve elaborare un programma condiviso con un linguaggio nuovo per realizzare le riforme mancate e mantenere un robusto ancoraggio al Partito popolare europeo.

(ALFANO, CASINI E LA RUSSA RIUNITI PER IL NUOVO CENTRODESTRA. LE FOTO DI PIZZI)

LE RISERVE DEI FRATELLI D’ITALIA

Le analogie con il clima del ‘94 scandiscono l’intervento di Ignazio La Russa, impegnato con l’Officina per l’Italia in un laborioso e travagliato percorso di ricomposizione della diaspora delle forze di destra. Anche per l’ex ministro della Difesa esistono come vent’anni fa una nuova legge elettorale fortemente bipolare e l’emergere di fenomeni innovativi: allora il Carroccio, oggi il Movimento Cinque Stelle. Geloso di un’identità di destra che “non può essere fagocitata dalla nuova Forza Italia”, La Russa ritiene lontano l’orizzonte di una rinnovata Casa delle libertà. Prima di tutto per le persistenti lacerazioni tra le sue componenti nel rapporto con il governo di larghe intese.

(STORACE, LA RUSSA E MELONI ATTRATTI DA PIZZI. TUTTE LE FOTO)

Requisito altrettanto importante “è lo spirito di coalizione che deve permeare la formazione principale, come faceva la Democrazia cristiana”. Attitudine mancata nel terreno delle riforme istituzionali ed elettorali. Mentre Renzi è venuto nella nostra sede per parlarne, ricorda il parlamentare di FdI, ho dovuto fare 12 telefonate per interloquire con Denis Verdini. Le condizioni per rivendicare la dignità di tutte le forze costitutive della coalizione sono chiare: “I gruppi che non superano la soglia di accesso in Parlamento non possono far confluire i loro consensi a favore del primo partito senza ottenere eletti. Altrimenti resteremo fuori dall’alleanza”.

ultima modifica: 2014-02-06T09:13:12+00:00 da Edoardo Petti

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: