La questione giovanile: disoccupati o NEET

La questione giovanile: disoccupati o NEET

Dal blog di “Sociologia”

Nel precedente articolo ho discusso, sommariamente, di alcune differenze circa la protezione sociale in Italia e Germania. Si è detto che in Germania, malgrado le distorsioni e l’accresciuta quota di working poor , il sistema di protezione sociale (per disoccupati e per chi non ha lavorato) è presente e funzionante, mentre in Italia tali misure sono ancora o inesistenti o ampiamente insufficienti.

In questo intervento vorrei tornare a discutere di un tema che ho già diverse volte trattato: la condizione giovanile. I giovani sono, assieme alle donne, la componente più vulnerabile del mercato del lavoro e quella su cui dovrebbero essere concentrati gli sforzi della Politica.

Da un’analisi dell’ISTAT è risultato che dal 2008 al 2012, il tasso d’occupazione dei giovani tra 15 e 29 anni è diminuito complessivamente di 8,5 punti percentuali. Il calo dell’occupazione ha colpito in modo più forte i maschi nel nord (-10%) e del Centro (-8,3), e questo si spiega in modo intuitivo, con il fatto che al Centro e Nord era concentrata, fino al 2008, la quota maggiore di occupati. Al Sud la flessione è stata minore perché la questione “occupazione” era già drammaticamente bassa in partenza.

Fig.1. Tasso di occupazione 15-29 anni per area geografica, variazioni % anni 2008-2012Varto15-29

Fonte: Rielaborazione dati Istat, 2012

Ciò che colpisce è l’uniformità sul calo di occupazione rispetto ai titoli di studio. Avere una laurea non rappresenta una garanzia forte. Questo dato è ancora più drammatico se osserviamo la comparazione con il resto d’Europa.

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Inoltre, è interessante osservare i divari di occupabilità tra diplomati e laureati in Italia rispetto al resto d’Europa.

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Stesso discorso per i NEET che alla fine del 2012 erano oltre 2 milioni  (23,9% dei giovani), in aumentato di 95 mila unità (4,4 per cento) rispetto al 2011 e del 21,1% rispetto al 2008 ossia +391mila giovani che non studiano, non si formano e non lavorano. Anche in questo caso è drammatico il confronto con gli altri Paesi EU.

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ultima modifica: 2014-03-19T12:05:39+00:00 da Federico Quadrelli