Buona Scuola, ecco come le paritarie giudicano Renzi

Buona Scuola, ecco come le paritarie giudicano Renzi
Conversazione di Formiche.net con Suor Anna Monia Alfieri, presidente di Fidae in Lombardia, l’associazione che riunisce le scuole cattoliche paritarie d’Italia, e con Ezio Delfino, presidente di Disal, l’associazione che riunisce i presidi delle scuole statali e paritarie

Promosso col debito il governo Renzi sulla Buona scuola. Se, infatti, il premier e il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, hanno avuto il merito di introdurre all’interno dell’asfittico dibattito sulla scuola pubblica italiana il principio secondo cui anche gli istituti paritari concorrono a pieno titolo alla costruzione dell’offerta scolastica e, dunque, devono essere trattati allo stesso modo della scuola statale. Insufficiente è stato giudicato l’esecutivo per quanto concerne le novità in tema di autonomia scolastica e collocamento dei 140 mila e forse più precari.

LIBERTÀ DI SCELTA EDUCATIVA

“Il merito più grande della Buona scuola sarà l’introduzione del principio della detraibilità delle spese per l’iscrizione di un figlio alla scuola paritaria, così da poter assicurare l’effettiva libertà di scelta educativa alle famiglie, senza che nessuno sia più discriminato per ragioni di carattere economico”. Non ha dubbi al riguardo Suor Anna Monia Alfieri, presidente di Fidae in Lombardia, l’associazione che riunisce le scuole cattoliche paritarie d’Italia, che a Formiche.net spiega: “Si tratta solo di un primo passo, ma è importante perché così si riconosce che la scuola pubblica è fatta sia da quella statale che da quella paritaria; il prossimo step potrebbe essere l’introduzione del principio dei costi standard”.

UNA NOVITÀ CHE PIACE A GOVERNO E OPPOSIZIONE

Oltretutto, “è significativo”, fa notare Alfieri, “che il cambiamento sia stato sollecitato tanto dalla maggioranza di governo quanto dall’opposizione”. Come dimostrano la lettera firmata da Area Popolare e una quarantina di parlamentari Pd, in cui si chiede il superamento dello “storico gap della scuola in tema di pluralismo e libertà di educazione”, e quella firmata da alcuni parlamentari di Forza Italia. A confermare questa sinergia di intenti sulla scuola, sia all’interno del governo che del centrodestra, è stato anche il sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi in un’intervista a Formiche.net.

ALTERNZANZA SCUOLA LAVORO

Ugualmente sarà “apprezzato”, secondo Ezio Delfino, presidente di Disal, l’associazione che riunisce i presidi delle scuole statali e paritarie, il “potenziamento dell’alternanza scuola lavoro”, con la possibilità di spendere 200 ore l’anno in azienda, o presso enti pubblici, per gli studenti degli istituti tecnici e professionali e 100 ore per quelli dei licei. Anche se c’è il rischio, lamenta Delfino, che, “ in mancanza di fondi sia difficile attuare nel concreto i rapporti tra scuola e lavoro per le superiori”.

SCHOOL BONUS E 5 PER MILLE

Ben visti dal mondo della scuola sono anche la possibilità di destinare il 5 per mille a un istituto a propria scelta, oltre che lo “scholl bonus”, che introdurrà la possibilità, per chi investe su nuove strutture, manutenzione e lavoro agli studenti, di godere di un credito d’imposta al 65 per cento.

Il CAROSELLO DEI PRECARI CONTINUA

È destinata a sfumare, invece, la promessa fatta dal governo Renzi di “assumere in toto i precari della scuola già a partire dal 1° settembre 2015”. Secondo Delfino, infatti, “l’assenza di un decreto per la stabilizzazione dei docenti lascerà ancora, come sempre, in eredità a dirigenti scolastici e studenti il carosello annuale dei 180 mila (sono questi e non 140 mila) posti a supplenza annuale”. Con il risultato che il tanto atteso “organico dell’autonomia” promesso dal premier non ci sarà prima del 2016-2017.

CHE FINE HA FATTO IL CONCORSO PRESIDI?

Un altro aspetto per cui non ci sono i tempi tecnici per trovare una soluzione prima del 2016 è quello che riguarda l’attesissimo concorso per i dirigenti scolastici. Già quest’anno, infatti, prosegue Delfino, “oltre 1.000 scuole si sono trovate senza preside”. E per coprire i posti vacanti si è ricorso all’istituto della “reggenza”; con il risultato che più 2 mila scuole, il 20% del totale, hanno avuto un preside a mezzo servizio, impegnato su due istituti. “Non è facile soprattutto quando si tratta di scuole grandi che hanno fino a 800 studenti e l’anno prossimo, quando nuovi presidi andranno in pensione, sarà ancora peggio”.

L’AUTONOMIA RESTA SULLA CARTA

Ma la delusione maggiore, secondo Delfino, “è che ancora troppo poco si è fatto per garantire un’effettiva autonomia scolastica”. Tanto nella “gestione finanziaria, per la quale noi presidi dobbiamo fronteggiare lungaggini burocratiche anche solo per spendere 50 euro, la cui elargizione, oltretutto, è sempre saldamente nelle mani del ministero dell’economia, che ha sempre fatto spending review sulla scuola”. Quanto circa la possibilità di “reclutare autonomamente i docenti: la scelta dell’organico funzionale, infatti, sebbene debba risolvere un problema oggettivo, di fatto, consiste nell’assunzione automatica per legge di migliaia e migliaia di professori”.

ultima modifica: 2015-03-06T09:17:04+00:00 da Matteo Rigamonti

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