Roma, Marino, Renzi e Mafia Capitale. Cosa non capisco

Roma, Marino, Renzi e Mafia Capitale. Cosa non capisco
Alcune considerazioni sistemiche sugli scioglimenti delle amministrazioni comunali a latere del caso Mafia Capitale. L'intervento di Mario Tassone

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

“Combatteremo senza pietà la corruzione”. Così si è espresso il Presidente del Consiglio in riferimento alle inchieste che vanno sotto il nome di “mafia capitale”. E siamo d’accordo. Vedo, però, una incongruenza quando lo stesso presidente esclude un intervento sul Comune di Roma (anche una Commissione di accesso).

Quando fu approvata la legge sullo scioglimento dei comuni votai contro e motivai la mia decisione in aula. In tutti questi anni, al di là di qualche rivisitazione (ad esempio la prevista responsabilità degli uffici tecnici che fino ad oggi non sono stati mai scalfiti ma hanno continuato ad operare), non si è inteso innovare l’impianto della legge e numerose proposte sono rimaste “inevase”.

Anche questo governo ha proceduto allo scioglimento di molti consigli comunali per collegamenti veri o supposti tra qualche consigliere comunale con gli ambienti della criminalità organizzata. Non chiedo lo scioglimento del Consiglio comunale di Roma ma una “correzione” da parte del governo di tutti i suoi atti di scioglimento anticipatrice di una modifica sostanziale della legge.

Non accuso nessuno. Il sindaco Marino sarà estraneo e sarà anche benemerito. Ma voglio ricordare che nei decreti di scioglimento di molti comuni della mia regione veniva essere esclusa qualsiasi responsabilità del sindaco e della stragrande maggioranza dei consiglieri. E infatti molti ricorsi hanno visto annullate le decisioni del Consiglio dei Ministri. E allora Marino rimane sindaco? Bene ma allora il governo si muove contraddittoriamente.

La legge non dice che vengono messi al riparo da qualsiasi provvedimento interdittore la città capitale, i sindaci la cui permanenza interessa il governo in carica o perché, come per Roma, è stato indetto il Giubileo. Si può capire tutto ma non si accetta che lo stesso governo pratichi diversi pesi  e diverse misure. Questa è l’anoressia della politica, della saggezza e dello Stato di diritto.

A meno che non si intenda, come dicevo, rivedere tutto l’impianto di una normativa che nel tempo non ha prodotto gli effetti sperati ma ha sottaciuto i veri rapporti criminali (mafia, ‘ndrangheta e altro) che a Roma sembrano essere più gravi e complessi rispetto a quelli delle piccole comunità.

ultima modifica: 2015-06-08T10:56:19+00:00 da Mario Tassone

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