Vi spiego complicità e silenzi su Cloaca Capitale

Vi spiego complicità e silenzi su Cloaca Capitale
Conversazione di Formiche.net con Riccardo Magi, presidente di Radicali Italiani e consigliere comunale eletto nella Lista civica per Ignazio Marino che denunciò le irregolarità nell’affidamento della gestione di campi Rom e accoglienza migranti

La “seconda tranche” dell’inchiesta “Mafia Capitale” ha spinto il responsabile dell’Autorità contro la corruzione Raffaele Cantone a parlare di “livelli di infiltrazione criminale incredibile nel mondo politico e istituzionale di Roma”. Prova evidente del rilievo dei fenomeni illegali messi in luce dall’indagine della Procura.

Uno stupore quasi unanime

Una realtà che ha colto di sorpresa partiti, ceto amministrativo, classe imprenditoriale e organi di informazione. Ma che era stata denunciata con forza e in modo documentato da un rappresentante delle istituzioni.

A evidenziare in tempi non sospetti il malaffare legato all’affidamento della gestione dei centri per l’accoglienza dei migranti e dei campi rom nella Capitale era stato Riccardo Magi, presidente di Radicali Italiani e consigliere comunale eletto nella Lista civica per Ignazio Marino.

Tante battaglie di democrazia diretta

Laureato in Storia dell’Europa all’Università “La Sapienza”, Magi è riuscito ad attivare gli istituti di legislazione popolare e democrazia diretta territoriale su un complesso di temi nevralgici: l’Anagrafe pubblica di eletti e nominati, la mobilità sostenibile, il registro comunale delle unioni civili e in materia di testamento biologico, il libero accesso al mare e la lotta contro le concessioni balneari illecite nel litorale di Ostia, il taglio dei costi delle aziende municipalizzate e partecipate dal Campidoglio.

Attività di lucro sulla solidarietà

Già nell’aprile 2014, ricorda l’esponente di Torre Argentina a Formiche.net, rappresentanti del Ministero dell’Economia avevano riscontrato e segnalato grosse anomalie nell’amministrazione finanziaria del Comune di Roma: “Anomalie visibili da un’attenta lettura dei bilanci e riguardanti l’attribuzione – effettuata senza gara pubblica e in forma non trasparente – dei servizi di ospitalità dei profughi e richiedenti asilo, dei campi nomadi, dell’emergenza abitativa”.

Magi presentò interrogazioni a più assessorati per ricevere spiegazioni. Non ottenne risposta se non molti mesi più tardi e successivamente all’inizio dell’inchiesta giudiziaria.

Fu per tale ragione che a giugno dello scorso redasse e pubblicò con l’Associazione 21 Luglio un dossier relativo al “business della solidarietà”. “Campi nomadi SPA” e “Centri di raccolta SPA” – questi i titoli dei rapporti – prefiguravano un volume di affari pari a 24 milioni di euro: “Risorse spese dalla giunta capitolina nel 2013 e che erano destinate in parte alle cooperative poi implicate nell’indagine”.

Un conflitto di interessi tra politica e cooperative

Cooperative, rosse e bianche, che molte volte finanziavano formazioni e rappresentanti politici in qualche modo coinvolti nell’attribuzione del servizio.

Un conflitto di interessi clamoroso che, spiega il militante radicale, richiama la mancanza di trasparenza nella pubblicazione dei contributi elettorali ricevuti da partiti e candidati. E mette in luce “la perdita del ruolo di indirizzo e controllo dell’assemblea capitolina sulle scelte dell’amministrazione, soprattutto in comparti ad alto rischio di penetrazione criminale”.

Le lacune nella Pa

Un malaffare radicato e trasversale, che parte da dirigenti dei dipartimenti locali forti del “potere di firma” su lavori e attività pubbliche. Ma a rendere abnorme un simile potere, rileva Magi, è l’assenza di efficaci controlli interni nell’apparato burocratico.

Carenza che a suo giudizio non trova risposte adeguate nella riforma della Pa promossa dal governo di Matteo Renzi: “Non basta promettere pene più severe per i corrotti, visto che l’Italia registra i tempi processuali più lunghi d’Europa. La strada maestra passa per l’adozione di controlli amministrativi stringenti, come nel resto dell’Ue”.

Gli effetti delle preferenze

Altro fattore di illegalità secondo il consigliere comunale è l’istituto delle preferenze previsto nelle leggi elettorali locali. “Gran parte dei politici coinvolti nell’indagine della Procura sono autentici ‘signori della raccolta di preferenze’. Strumenti che creano ‘feudi di consensi’ e clientele ramificate come emerso a livello regionale”.

Le nuove regole di voto nazionale prevedono le preferenze per scegliere i candidati che seguono i capilista bloccati. E vi sono forze politiche, a partire dalla minoranza del Pd, che ne invocano a gran voce l’estensione per affermare i principi di “partecipazione democratica”.

Il rischio, ammonisce Magi che con i Radicali propugna da anni il passaggio al collegio uninominale maggioritario, è il ripetersi su larga scala dei fenomeni illeciti connessi alla ricerca dei “pacchetti di preferenze” sul territorio: “Un elemento che ha ridotto la portata innovativa dell’elezione popolare dei sindaci, fondata sui principi di responsabilità, trasparenza e decisione degli elettori”.

“Politica permeabile alle infiltrazioni illecite”

La riforma realizzata nella primavera 1993 aveva alimentato speranze in un cambiamento del ceto dirigente delle città. Eppure la vicenda “Mafia Capitale” rivela un’inquietante fragilità delle amministrazioni comunali legittimate dai cittadini e avvicendatesi al Campidoglio rispetto ai tentativi di penetrazione di realtà criminali.

È un quadro sistemico, precisa l’esponente della Lista civica per Marino, che percorre in modo trasversale la realtà politica e realizza accordi con i rappresentanti di giunte di diverso colore: “Le stesse figure che spesso vediamo scontrarsi attraverso ostruzionismi e risse”.

“Nessun timore di discredito internazionale di Roma”

A questo genere di attività illegali i magistrati inquirenti hanno conferito l’appellativo di “mafioso”. Magi rimanda al processo nelle aule giudiziarie la verifica della fondatezza di un marchio così pesante: “Sarà il dibattimento a mostrare se tali fenomeno presentano le caratteristiche peculiari della realtà mafiosa: assoggettamento, intimidazione, controllo del territorio”.

Per ora preferisce parlare di “un’associazione criminale ramificata e ben introdotta nei luoghi decisionali dell’apparato istituzionale, capace di costruire un dialogo diretto con alti responsabili politici locali per realizzare affari illeciti”.

Quanto al rischio che il titolo dell’inchiesta getti discredito internazionale sull’immagine di Roma, il rappresentante radicale teme molto più le ripercussioni negative nella gestione ordinaria di servizi come trasporti e rifiuti: “Non all’altezza di una capitale europea, a fronte di tasse record pagate dai cittadini”.

“Superare i campi Rom ma non con le ruspe”

Per affrontare un problema che va ben oltre la lotta contro poche “mele marce”, Magi presenterà due proposte di legge di iniziativa popolare.

La prima prevede la chiusura dei campi Rom, “per riconvertire le risorse finora sprecate in una strategia di inclusione dei cittadini nomadi nel tessuto abitativo urbano. E non con le ruspe come richiesto dalla Lega Nord”.

La seconda punta a riorganizzare i centri di accoglienza di persone immigrate stabilendo gare europee per l’affidamento della loro gestione.

“Irrilevanti le dimissioni di Marino”

Progetti che per ora non hanno ricevuto risposte nel mondo politico capitolino. Neanche dagli “alleati” del Partito democratico: “Forza che ha respinto le mie proposte, privilegiando iniziative cosmetiche e mediatiche lontane da un reale rinnovamento”.

Lo stesso Ignazio Marino, osserva il consigliere comunale, non ha mostrato un’adeguata capacità di reazione verso i risultati dell’indagine giudiziaria: “Il sindaco ha tenuto un atteggiamento passivo e con il fiato sospeso in attesa dei riscontri dell’attività dei magistrati”.

Tuttavia Magi non ritiene fondamentale ragionare sulle dimissioni del primo cittadino: “Scelta che non lascerà traccia senza un rigoroso rinnovamento politico nel senso della legalità”.

“Attendere i risultati dell’indagine prefettizia”

Allo stesso modo, ribadisce il presidente dei Radicali, il ritorno alle urne in tempi brevi non garantisce di per sé il risanamento della Capitale.

Riguardo le ipotesi di gestione commissariale e scioglimento dell’assemblea capitolina a causa di infiltrazioni mafiose, Magi preferisce attendere il responso degli accertamenti condotti dalla Commissione prefettizia insediatasi a Natale.

A quel punto verranno compiute tutte le valutazioni politiche. Comprese le scelte su eventuali alleanze in vista di nuove elezioni a Roma.

“Radicali pronti a governare la Capitale”

Adesso, afferma il militante del partito di Marco Pannella e Emma Bonino, è prematuro prospettare percorsi condivisi con altre formazioni. Ragionamento valido anche nei confronti del Movimento Cinque Stelle, che ha visto esponenti come Roberta Lombardi riconoscere a Magi il merito di aver scoperchiato in sede politica il malaffare di “Mondo di mezzo”.

“Noi – osserva il rappresentante della Lista civica per Marino negando ogni pregiudizio ideologico – siamo riusciti a maturare un patrimonio di conoscenze sui problemi profondi della città e del territorio onorando le istituzioni e promuovendo riforme. Abbiamo acquisito gli anticorpi giusti per governare la Capitale”.

“Il bubbone Metro C”

E i dossier non mancano. A partire dal completamento della Metro C, l’opera pubblica più grande in Italia attesa da tempo nella Capitale.

Un’infrastruttura strategica, ammonisce Magi, del tutto sfuggita al controllo amministrativo: “È saltata la cornice giuridica e economica, visto che manca un progetto definitivo con tutte le fermate previste mentre i costi sono lievitati. Si tratta di miliardi di euro, ben al di sopra delle cifre di ‘Mafia Capitale’”.

Accettare la sfida della legalità, efficienza e dignità di una capitale mondiale – conclude l’esponente radicale – contribuirà a evitare che scoppi un “bubbone” dai contorni e dalle ricadute finanziarie inimmaginabili.

ultima modifica: 2015-06-08T07:14:19+00:00 da Edoardo Petti

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