Non solo Siria. Ecco come anche gli iracheni fuggono dall’Isis

Non solo Siria. Ecco come anche gli iracheni fuggono dall’Isis
Fatti, numeri e previsioni

Oltre ai migranti politici siriani ed eritrei raccontati e analizzati su Formiche.net dall’ex top manager, oggi editore, Riccardo Ruggeri, ogni giorno decine di curdi partono verso l’Europa da Arbil, la capitale del Kurdistan iracheno. Acquistano biglietti di autobus di sola andata e lasciano così alle spalle le proprie vite. Secondo un rapporto dell’Unione europea, nell’ultimo anno sono stati milioni i cittadini che hanno abbandonato le zone al centro e nord dell’Iraq, in particolare le città di Anbar, Ninive, Saladino, Kirkuk e Diala. Fuggono dalla violenza e dai combattimenti nella regione.

FLUSSO MIGRATORIO

Dai registri di Frontex, l’agenzia di sorveglianza delle frontiere dell’Ue, tra gennaio e luglio 132.240 migranti e rifugiati sono arrivati in Europa dall’est, cioè, dai Balcani e l’Asia attraverso Bulgaria e Turchia o Grecia e Turchia per arrivare in Ungheria, porta di ingresso dello spazio Schengen. L’Organizzazione internazionale per le migrazioni, invece, sostiene che circa 2mila migranti attraversino la frontiera tra Grecia e la Fyrom (meglio conosciuta come Macedonia) per arrivare in treno o in autobus in Serbia.

LE MOTIVAZIONI

Nel primo trimestre del 2015, gli iracheni sono diventati per numero la quinta popolazione che cerca asilo nell’Unione europea. Le cifre ufficiali parlano di un aumento del 200%. Le destinazioni preferite sono Germania e Scandinavia. La ragione della fuga: come ricordano anche alcuni blogger, in primo luogo l’avanzata dei jihadisti dello Stato Islamico a nord e ovest di Baghdad.

ERRORE DRAMMATICO

Per Frederic Hof, ricercatore dell’Atlantic Council, “ci sarà un’emorragia di esseri umani in tutte le direzioni che continuerà per decenni. Questo potrebbe essere l’ultimo, proibitivo prezzo da pagare per aver seguito una strategia non rivolta al cuore del problema”.

MOMENTO DI AGIRE

Si tratta della peggiore crisi di rifugiati in Occidente dalla Seconda Guerra Mondiale. Il vescovo ausiliare di Baghdad e presidente della Caritas in Iraq, monsignor Shlemon Warduni, ha lanciato un appello all’Europa e agli Stati Uniti, perché agiscano insieme contro i terroristi dell’Isis: “È arrivato il momento di fare, chiedo alla comunità internazionale di muoversi congiuntamente contro il terrorismo. Non dobbiamo perdere più tempo, se vogliamo evitare che l’Isis raggiunga il suo obiettivo di distruzione totale. Il mondo sta sottovalutando l’Isis, un errore che ha già commesso il governo iracheno”.

LA FINE DI ISIS?

L’emergenza immigrazione era stata prevista da Moisés Naim. In un articolo pubblicato a dicembre scorso, l’autore de La fine del potere ha scritto che l’Isis avrebbe “continuato a operare militarmente, a volte con successo, nella striscia di territorio tra la Siria e l’Iraq. Individui e cellule dirette o ispirate all’organizzazione attaccheranno altri Paesi. Ma il finanziamento, i leader, la mobilità, le armi, e la capacità dell’Isis diminuiranno. L’Isis dovrà combattere contro un’alleanza, fino a poco tempo fa inimmaginabile, di oltre 50 nazioni (tra cui gli Stati Uniti, Paesi europei e del Medio Oriente). Tutto indica che il futuro dell’Isis non sarà così fruttuoso come il suo brevissimo passato”.

ultima modifica: 2015-09-09T12:18:22+00:00 da Rossana Miranda

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