Rugby, anni luce avanti nella tecnologia in campo

Rugby, anni luce avanti nella tecnologia in campo

La chiusura dell’ultima edizione della #RugbyWorldCup 2015 in Inghilterra, vinta, senza molte sorprese, dalla Nuova Zelanda (dai temibili All Blacks) ha messo in evidenza come la palla ovale sia un laboratorio aperto, per tutto ciò che concerne le novità in ambito tecnologico, a differenza di ciò che avviene, per esempio, nel calcio, dove ogni implementazione con supporto hi-tech crea sempre imbarazzo, attesa e anche qualche insoddisfazione, soprattutto quando parte il dibattito tra l’importanza della tecnologia e il libero arbitrio della “giacchetta nera”. Arbitrio, che, talvolta, da parte della FIFA, sfora più nella “lesa maestà” del potere del referee (per dirla all’anglosassone), che nella volontà di un reale cambiamento nell’ottica della migliore fruizione dell’evento sportivo da parte dell’appassionato di football.

La novità assoluta di questa ultima edizione è stata sicuramente l’introduzione, durante i match di rugby, dell’Occhio di Falco, molto utilizzato soprattutto in altre discipline professionistiche come per esempio il tennis. Si è dimostrato tra l’altro molto utile sia per quanto riguarda le decisioni arbitrali, sia per quel che riguarda la prevenzione medica. L’Occhio di falco rappresenta soltanto la prima di una serie di nuove tecnologie che potrebbero essere impiegate  in questo sport per migliorare la visione del gioco e aumentare l’emozionalità sugli spalti.

Gli operatori del settore ritengono che questa tecnologia possa essere integrata, per esempio, nel futuro, attraverso l’integrazione di un GPS inserito nel pallone di gioco, in modo da poter prendere una serie di decisioni anche difficili, come quando il giocatore va in meta, ma la visuale di gioco viene ostacolata dall’angolazione della telecamera o dalla particolarità delle azioni di difesa della squadra opposta.

E’ successo spesso, anche in passato, di non poter dare l’assegnazione di una meta, perché il “groviglio” dei giocatori catapultati sull’attaccante in meta non potevano dare la certezza della meta anche potendo chiedere il replay dell’azione da parte dell’arbitro. La presenza di un GPS nel pallone, porterebbe alla certezza assoluta della meta, in qualsiasi situazione di gioco.

 

ultima modifica: 2015-12-30T10:05:17+00:00 da Marcel Vulpis