Android, tutte le risposte di Google alla Commissione europea

Android, tutte le risposte di Google alla Commissione europea
Ecco come Google difende il suo sistema operativo mobile dalle accuse dell'Antitrust Ue e ricorda alla Commissione che Android fa brillare anche le superstar europee (primo di due articoli)

Android è per tutti, nessun assalto alla libera concorrenza. Google ha replicato alle accuse rivolte dall’Antitrust europeo al suo sistema operativo (e non solo a quello). “Quando abbiamo lanciato Android gli smartphone erano una costosa rarità e abbiamo voluto modificare questa situazione, per stimolare l’innovazione e ampliare le opportunità di scelta per i consumatori: ha funzionato”, scrive Kent Walker, Senior vice president e General counsel di Big G, rispondendo in un blog post ai rilievi di Bruxelles. Android “non è una strada a senso unico,  ma un’autostrada con più corsie tra cui scegliere”.

“Concorrenza, scelta e innovazione al massimo grado: è questo che ha permesso oggi di avere telefoni celluari che costano 45 dollari”, scrive Matt Brittin, President of Emea Business & Operations for Google. Nel 2007 “abbiamo introdotto Android, il nostro sistema operativo mobile open source: oggi ci sono 24.000 device che usano Android prodotti da oltre 1.300 marchi e più di un milione di app”.

CHE COSA CONTESTA L’UE

La Commissione europea ha mosso accuse sul piano antitrust a Google su tre punti: Google Shopping, il servizio di shopping comparativo di Big G e Adsense, il servizio di online search advertising (vedi articolo dedicato), e Android, il sistema operativo mobile.

Per quel che riguarda Android, la Commissione punta il dito contro gli accordi che Google stringe con i produttori che vogliono preinstallare Google Mobile Services (GMS), le app per smartphone di Google, “imponendo delle condizioni che danneggiano concorrenza e consumatori”. La Commissione pensa anche che gli accordi di Google con i produttori affinché non creino i cosiddetti Android forks, modifiche dell’Os che lo rendono incompatibile con Google Android, impediscano di vendere device che usano sistemi operativi concorrenti. Infine, sostiene la Commissione, pagare i vendor per pre-installare in modo esclusivo Google Search rafforza il dominio di Google nella ricerca.

Android è l’Os mobile dominante in Europa, con uno share di mercato di circa il 90%; Google controlla anche il 90% del mercato Ue nella Internet search in generale (parte di un’altra indagine Ue). L’indagine Ue su Android si è mossa per valutare più approfonditamente questo predominio ma anche seguendo i reclami di piccoli player che contestano il controllo di Android sul mercato che lo renderebbe, come dice FairSearch, simile a un sistema chiuso e non un sistema aperto come proclama di essere. L’avvocato di FairSearch Thomas Vinje ha dichiarato: “Google impone multe severe ai produttori che non si adeguano alle sue richieste di conformità”.

Google ha fornito agli uffici del commissario Antitrust europeo Margrethe Vestager (che secondo l’agenzia Reuters, sarebbe pronta a sanzionare Google) risposte separate e dettagliate sui tre elementi contestati.

ANDROID, PIENA SCELTA, PIENA CONCORRENZA

Il sistema operativo di Google “bilancia gli interessi di utenti, sviluppatori, produttori di hardware e operatori di reti mobili e non ha danneggiato la concorrenza, al contrario l’ha accresciuta”, scrive il General counsel di Google Kent Walker nella sua replica. Nessun produttore è obbligato a pre-installare alcuna app di Google su un telefono Android e i concorrenti di Android, come l’iPhone di Apple, “non solo fanno lo stesso, ma danno una possibilità di scelta di gran lunga inferiore sulle app di cui sono dotati i loro telefoni”. Comunque, il consumatore può disabilitare ognuna delle app Google in qualsiasi momento e “caratteristica unica, i produttori di hardware e i carrier possono preinstallare app concorrenti insieme alle nostre”, osserva Walker.

E’ vero, gli sviluppatori devono seguire delle regole: questo non rende Android un sistema chiuso ma garantisce un “framework di sviluppo stabile e coerente”. Gli accordi di compatibilità “volontari” di app e smartphone con i sistemi Android contestati dall’Ue servono a scongiurare la frammentazione e a offrire agli sviluppatori la tranquillità di creare applicazioni che funzioneranno su migliaia di telefoni e tablet diversi. “Questo equilibrio stimola la concorrenza tra diversi dispositivi Android, così come tra Android e iPhone di Apple”, scrive Walker. E l’Ue non ha capito com’è fatto il mercato, visto che pensa che Android non competa con Apple. “Non la vediamo così e crediamo che non la vedano così nemmeno Apple o i produttori di telefoni o gli sviluppatori. E nemmeno i consumatori”.

MESSAGGIO ALL’EUROPA

Android è arrivato a contare 1,4 miliardi di utenti nel mondo perché “non è un sistema chiuso” ed è anche gratuito, ribadisce Brittin; “ciò garantisce un level playing field in cui produttori di device, sviluppatori e operatori mobili possono competere, a beneficio dei consumatori”. Ancora: “Lo scopo di Google è organizzare le informazioni e oggi gli smartphone, tramite le app, sono il mezzo principale con cui le persone accedono alle informazioni online. Il Play Store di Google ha creato tanti mercati online diversi e concorrenziali; sono emerse anche le superstar dell’Europa, da Angry Birds a BlaBlaCar; anzi, gli sviluppatori di app europei sono i leader sul negozio di Google con 40 delle prime 100 app per fatturato in Ue e Usa generato da aziende europee. Tutta questa attività ha un impatto economico concreto, proprio mentre l’Europa cerca la crescita”. Brittin ricorda che gli smartphone danno un contributo di 2.800 miliardi di euro all’economia globale e che solo in Italia Android ha generato 79.000 nuovi lavori di sviluppo app dal 2007.

L’ANTITRUST UE “NON CAPISCE IL MERCATO”

“Le obiezioni della Commissione europea affondano in una visione datata delle dinamiche di mercato che produce delle distorsioni”, è intervenuto Geoffrey Manne dell’International Center for Law and Economics. “La Commissione si lamenta che Google Search domina il mercato – certo, se non si considerano Amazon e Facebook. Oppure: Android ha istituito un monopolio – ma allora dove mettiamo gli iPhone? E ancora: Google esclude le app concorrenti. Ma è così facile per l’utente installare app alternative! Su Play Store la grande maggioranza delle app, che include servizi concorrenti, è disponibile gratis”.

Il Google Play store offre quasi 2,5 milioni di app e gli utenti complessivamente le hanno scaricate 65 miliardi di volte nel solo 2015: per Manne, Google ha creato un mercato vivace. Ed è un dato di fatto che sui device Android moltissimi usano Facebook (da cui avviene il 40% di tutto il mobile browsing), Facebook Messenger, WhatsApp (molto più che Google Hangouts e Google Plus) o la ricerca da Amazon, TripAdvisor e Yelp – tutti servizi non Google. Certo, Google pre-installa le sue app e in particolare la Google Search perché è l’unico modo che ha di monetizzare un sistema operativo in cui investe e dei servizi che offre gratuitamente. “La Search aiuta a finanziare lo sviluppo delle altre app di Google che sono gratis e anche il sistema Android, che è gratis. Se Google non facesse questo, noi pagheremmo i suoi servizi”.

I VERI RUOLI DI GOOGLE

Anche per Paul MacDonnell della Global Digital Foundation alla Commissione europea sfugge il reale ruolo di Google sul mercato degli smartphone su cui, a detta di MacDonnell, il colosso americano non ha così tanto potere. L’esperto scrive anche che la forma di controllo che Google cerca di mantenere su Android e il suo sviluppo (arginando i forks) serve a evitare una frammentazione che danneggerebbe lo stesso ecosistema mobile; l’intervento di Google è “leggero” da un punto di vista antitrust.

MacDonnell chiarisce che Android non è un sistema di tipo “commons” come  sembra pensare l’Ue, ma una piattaforma multi-sided, ovvero un framework che mette insieme più parti: sviluppatori di app, costruttori di telefoni, operatori telefonici, utenti, fornitori di servizi via app mobili; ognuna di queste parti beneficia dalla reciproca interazione grazie all’effetto “di rete” (le cosiddette esternalità positive degli economisti). Anche Google ne beneficia, perché riceve gli introiti pubblicitari, ma ogni parte ha il suo vantaggio: i produttori di smartphone abbassano i costi del go-to-market, gli sviluppatori di app e i fornitori di servizi via app possono contare su un mercato vastissimo, i carrier mobili possono spingere i consumatori verso tariffe più profittevoli; i consumatori hanno device meno cari.

Ovviamente non mancano le esternalità negative: per esempio, Google ha bisogno che produttori e carrier installino sempre gli aggiornamenti di Android; invece non sempre lo fanno e questo può rendere gli smartphone più vulnerabili. Oppure produttori e carrier possono installare sui device Android il bloatware, software difficile da rimuovere e che succhia energia dalla batteria. Questi elementi possono essere un deterrente all’uso di Android e convincere molti a migrare ad Apple: ecco perché Google insiste tanto nella necessità di preservare l’integrità del sistema operativo.

MacDonnell sostiene anche che Google non ha il potere di mercato che la Commissione Ue le attribuisce: ovviamente Android è il sistema di gran lungo più diffuso al mondo (87% dei device venduti nel secondo trimestre 2016, contro il 12% di iPhone), ma almeno il 20% dei sistemi mobili Android installati sono in realtà versioni forked, fuori dal controllo di Google. E anche sulle altre versioni, i produttori hanno l’ultima parola.

Google ha sì una doppia veste, ammette MacDonnell: è il “curatore” del sistema Android e il “fornitore” di app per Android. E’ giusto che la Commissione indaghi su questo duplice ruolo che può creare conflitti di interesse ma, conclude l’esperto, se Google non sarà più il curator di Android, il sistema collasserà in una miriade di forks e frammenti e il danno che ciò causerebbe ai consumatori supererebbe di gran lunga qualunque rischio presunto o reale che Google adotti un comportamento anti-concorrenziale. “Google considera Android un sistema capace di competere con Apple. Se Google non può più occuparsene come curatore, la grande maggioranza di utenti globali di smartphone sarà invaso da prodotti di qualità sempre più bassa”.

ultima modifica: 2016-11-24T08:44:23+00:00 da Patrizia Licata

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