Viaggio nella scuola pubblica (statale e paritaria) italiana

Viaggio nella scuola pubblica (statale e paritaria) italiana

La blogger Anna Monia Alfieri, tra i personaggi più autorevoli nel panorama scolastico italiano, ci consegna le conclusioni del saggio “Il diritto di apprendere. Nuove Linee di Investimento” (Alfieri, Grumo Parola, Giappichelli 2015) con la prefazione del ministro dell’Istruzone Stefania Giannini. La proposta più accreditata e portatrice di 6milioni di interessi e dunque di elettori. E ci dice “il dado è tratto”, si attende un pronunciamento serio.

Il cammino che, attraverso un lungo avvicendarsi di fatti e di eventi, ha ripercorso la storia della nostra scuola – per ritrovarla, fin dalle sue origini, come “scuola familiare” – si è rivelato una vicenda lunga e appassionante. Dalla Costituzione ad oggi si è tentato di individuare una via percorribile per riconsegnare alla famiglia il suo ruolo principe, proprio e specifico nel campo educativo, per riconoscerle la libertà di scelta, affinché possa esercitare un diritto irrinunciabile e un dovere non delegabile.

Il presente studio intende contribuire ad un reale ri-orientamento, con l’augurio che non sia destinato a fare la fine della tela di Penelope … Si sono esauriti i tempi del fare e del disfare a seconda degli interessi di parte: si tratta di una questione di responsabilità civile che deve toccare le menti e le coscienze di tutti, in modo particolare di chi è chiamato dai cittadini a guidare la res publica che proprio in quanto “publica” non è un diritto per pochi.

Ampliando lo sguardo si è dimostrato che tutti gli Stati Europei, a partire dai primi anni dell’Ottocento, hanno recepito la necessità di salvaguardare il diritto primordiale alla educazione e formazione, di cui è depositaria la Famiglia nei confronti della prole, da un lato attraverso l’istituzione e l’accreditamento di Buone Scuole gestite da privati, laici o religiosi, secondo standard didattici condivisi, dall’altro garantendo alle Famiglie la reale possibilità di accedere a tali Scuole, accordando un finanziamento pubblico a sostegno, con modalità diverse e con un controllo didattico e gestionale da parte dello Stato laico. Unica eccezione in tale contesto – oltre all’Italia – è la Grecia.

Il percorso storico giuridico presentato nei Capitoli I e II ci conferma che è la famiglia ad avere il diritto–dovere di compiere, in piena libertà, le scelte educative che ritiene più adeguate nei confronti dei propri figli; ciò nonostante, in Italia, di fatto, la famiglia è impossibilitata ad esercitare la propria responsabilità educativa in quanto lo Stato riconosce ma non garantisce tale diritto naturale e positivo.

Giova notare – rileva l’insigne giurista Della Torre – come nella Costituzione il principio di sussidiarietà, in genere più sotteso che esplicitamente affermato, sia invece chiaramente posto in evidenza proprio nella disciplina giuridica della famiglia, nel senso che configura a) un dovere dello Stato a creare le condizioni che permettano alla famiglia di perseguire le proprie finalità e b) la previsione di un intervento da parte dello Stato, sostitutivo della famiglia solo nei casi di incapacità di quest’ultima a provvedere a se stessa e alla prole. Ciò vale per il disposto dell’art. 30 laddove, riconosciuto che “è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli” (primo comma), si precisa che “nei casi di incapacità dei genitori la legge provvede a che siano assolti i loro compiti” (secondo comma); ma ciò vale per la più generale previsione secondo cui “la Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi” (art. 31).

Disposizione, questa, dalla quale si evince con evidenza che la famiglia, “società naturale”, ha compiti suoi propri, rispetto ai quali lo Stato non ha poteri di sostituzione, limitandosi ogni suo intervento al doveroso impegno nella creazione delle condizioni più favorevoli perché la famiglia possa essere se stessa, adempiendo pienamente ai compiti che sono suoi propri.

È evidente che al diritto della famiglia corrisponde esattamente il dovere dello Stato di consentire a quest’ultima di esercitare un diritto in libertà (e gli artt. 2, 32 e 118 sono forieri della logica della libertà di scelta educativa, favorita dall’applicazione del principio della sussidiarietà) .

È giuridicamente rilevante ed è noto che ad ogni diritto corrisponde un dovere. Quando si parla di diritto del cittadino nella scelta della scuola si fa riferimento quindi anche a un dovere. Chi deve adempiere a tale dovere? Si parla dell’individuo, del cittadino. Quest’ultimo ha il dovere di crescere e definire la propria personalità e, per farlo, ha bisogno di trovare un luogo – la scuola, scelta dalla famiglia in caso di minori – all’interno del quale possa, attraverso il confronto tra pari e con adulti educatori, sviluppare le proprie potenzialità in vista di un’assunzione di responsabilità per il bene comune.

Ne consegue che il cittadino ha diritto di scegliersi la scuola perché ha il dovere di crescere come persona. E, come abbiamo ampiamente dimostrato, il diritto del cittadino alla scelta della scuola è un diritto inviolabile, con la logica e chiara conseguenza che la Repubblica non deve limitarsi a riconoscerlo ma deve adoperarsi per garantirlo concretamente. È proprio all’art. 2 – che è l’articolo fondamentale della nostra Costituzione, quello che ne imposta, per così dire, tutta la struttura – che leggiamo: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”.

È evidente che siamo in presenza di una precisa consonanza tra l’art. 2 e gli articoli del Titolo secondo che riguardano i rapporti etico sociali. L’art. 30 recita: “È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli”. Questo dovere-diritto dei genitori evidentemente si concretizza nel “dovere” di scegliere la scuola. A questo dovere corrisponde però il diritto di poterla scegliere liberamente. Recita infatti l’art. 31 “… La Repubblica agevola l’adempimento dei compiti relativi alla vita della famiglia” e “… protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”. Va chiarito che favorire “gli istituti necessari a tale scopo” non vuol dire obbligare tutti a fare quello che lo Stato vuole, concezione tipica dello stato totalitario, ma significa favorire le istituzioni che permettano a ciascuno di trovare la via migliore per adempiere al proprio dovere-diritto di crescere come persona e come cittadino, poste le condizioni tali per cui i genitori possano adempiere al proprio dovere-diritto di provvedere alla istruzione ed educazione dei figli. Pare dunque evidente come, all’interno del dettato costituzionale, esista una forte connessione tra quelli che sono i doveri e i diritti – sia da parte dei figli che dei genitori – riguardo al bene di chi da sé non può provvedere .

La seria riflessione su questi temi, scevra da derive ideologiche, evidenzia problemi molto concreti: lo status della scuola pubblica paritaria, la condizione della famiglia gravata nella scelta di quest’ultima dal vincolo economico, l’impoverimento del pluralismo educativo anche a seguito della chiusura di molte scuole pubbliche paritarie, la condizione di precarietà e di difficoltà ad esercitare la libertà di insegnamento da parte dei docenti della stessa scuola pubblica paritaria .

Tutto ciò crea una situazione di discriminazione tra chi può permettersi il diritto di scelta e chi non può permetterselo. La responsabilità di questo “fatto” non ricade sulle spalle di coloro che fondano e gestiscono scuole pubbliche paritarie, ma su chi non riconosce alla scuola pubblica paritaria il suo diritto di esistere e di svolgere il servizio pubblico che le è riconosciuto dalla legge n. 62/2000, in uno Stato autenticamente democratico.

“Questo schiacciare sotto una negazione di libertà la scuola è dimenticare che la scuola nasce dalla libertà per la libertà. Uno Stato non può chiamarsi autenticamente democratico se non rispetta questa legge fondamentale: la libertà della scuola; se non rispetta questo diritto fondamentale del cittadino alla scelta della scuola” .

Ha anche il compito di approntare un modus educandi che la legittimi socialmente per i risultati che ottiene con la sua offerta formativa. La battaglia per un futuro non discriminato, soprattutto in un Paese come il nostro dalla storia unitaria così straordinaria e complicata, sarà finalmente vinta allorquando nell’opinione diffusa emergerà nella sua evidenza solare la “bellezza” di una scuola pubblica, paritaria e statale, ex legge 62/2000, dalla quale fuoriescano cittadini-persone che, oltre che dotati sul piano della formazione culturale e professionale acquisita, siano anche dei civil servant, qualunque sia l’attività che andranno a svolgere. Delle persone che, portatrici di un sano sentimento di etica pubblica, la esplichino nel loro modo di essere, perseguendo insieme il bene individuale e il bene comune e diventando, così, i migliori testimonial della scuola pubblica, statale e paritaria, in un sistema integrato espressione di un unico servizio pubblico.

Chi non intende le ragioni del diritto, intenderà quelle dell’economia: le famiglie che scelgono la scuola pubblica paritaria pagano sia le tasse per la pubblica statale sia le rette perché i loro figli abbiano un’istruzione. Dunque, triplo vantaggio per lo Stato: 1) offrono un gettito di imposta per la scuola statale a fondo perduto; 2) fanno risparmiare ben sei miliardi di euro allo Stato, costituenti un’entrata a fronte di una mancata spesa, e 3) formano per la collettività – a costo zero – cittadini in grado di produrre ricchezza con il loro lavoro.

È evidente che in democrazia non possono esistere cittadini di serie A e di serie B: il concetto di “demos” non lo prevede. Onori ed oneri si intendono uguali per tutti.

Uno sguardo all’Europa ci restituisce una visione di pieno esercizio della libertà di scelta educativa in capo alla famiglia in un reale pluralismo educativo.

Il Rapporto Eurydice, Il finanziamento delle scuole meccanismi, metodi e criteri nei finanziamenti pubblici, ci aiuta a comprendere le ragioni di un diritto che in Italia risulta riconosciuto ma non applicato. Anzitutto si registra che nel nostro Paese i finanziamenti pubblici per le istituzioni private sono meno del 40% (cfr. Tabelle 2, 3 e 3A) rispetto ai Paesi UE e lo Stato Italiano si colloca accanto alla Grecia, unici Paesi a disinteressarsi della libertà di scelta educativa in un pluralismo formativo; inoltre gli interventi, a fronte della scelta – nell’ambito del sistema scolastico integrato – della scuola pubblica paritaria, gravano per lo più sui genitori (v. Tabelle 3 e 3B);

Per assurdo:

a fronte di una spesa sostanzialmente minore per studente delle scuole paritarie, in Italia si registra un “sottoutilizzo” di queste ultime, che assorbono una quota di studenti minore rispetto agli altri paesi (vedi Tabelle 10, 14, 15), segno che manca il pluralismo educativo;

a fronte di una spesa inferiore che lede due diritti fondanti un sistema scolastico libero e pluralista (Tabelle 3, 6 e 7), visti i negativi risultati di performance comparata presentati (Tabelle 4 e 5), questa minore spesa non sembra un indicatore di maggiore efficienza ma di minore efficacia;

nonostante il clima ideologicamente sfavorevole, il sistema scolastico paritario ha tenuto lungo gli anni, presentando una considerevole crescita nel numero delle scuole, in controtendenza alla riduzione delle scuole statali, per poi presentare una inversione nell’anno 2012/2013, ove la crisi ha avuto il sopravvento (Tabelle 12 e 14);

il numero degli alunni portatori di handicap e stranieri che scelgono le scuole paritarie è in costante crescita nonostante non siano previsti contributi pubblici al pari di quelli erogati alla scuola pubblica statale (Tabella 13);

il protrarsi per lungo tempo di una simile ingiustizia sociale, che avversa la libertà di scelta educativa della famiglia insieme alla libertà di insegnamento, sta seriamente compromettendo il pluralismo educativo, con il rischio di perdere un patrimonio culturale imponente e secolare. Infatti, nonostante che il sistema scolastico paritario abbia retto con ben otto anni di crescita nel periodo 2006-2013, nel 2013-2014 (cfr. Tabelle 3, 14 e 15) si registra una inversione di tendenza complice la crisi e la conseguente difficoltà delle famiglie. Queste, infatti, faticano a farsi carico, dopo aver pagato le tasse (per la scuola pubblica statale), di una seconda retta conseguente alla scelta della scuola pubblica paritaria (cfr. Tabella 3B).

 

Nel contesto appena descritto ritornano più che mai vive, di sorprendente attualità, le parole pronunciate in Parlamento da Aldo Moro nella seduta pomeridiana del 22 aprile 1947, parole che abbiamo già richiamato nella nota 15 del capitolo II e che, per il loro valore, ci piace, qui, integralmente riportare: “Tutto ciò ci ha in qualche modo distratti dal nostro obiettivo, forse anche un po’ per colpa nostra; e vorrei, con tutta sincerità, domandare perdono all’Assemblea, se da parte nostra, anche per necessità polemica, è stato accentuato questo dissidio e si è trascurato un problema che dovrebbe trovarci tutti egualmente concordi, il problema della scuola senza qualificazioni, della scuola nella quale rioffriamo veramente ogni nostra speranza, perché quando siamo di fronte alla scuola, veramente si accende o si riaccende la speranza. Pensiamo in questo momento, al di là delle necessità contingenti del dibattito, alla sorte della scuola in Italia; pensiamo a quello che essa può rappresentare per la ricostruzione spirituale del nostro paese, ai mezzi più opportuni, nella maggior concordia possibile degli spiriti, perché la scuola sia quella che deve essere, quella che vogliamo, con ferma volontà, che sia”.

A quasi settant’anni di distanza, è chiaro che il cuore della quaestio, per garantire l’esercizio di questo diritto e far sì che lo Stato consenta l’esercizio del proprio dovere, rimane sempre lo stesso: superare il vincolo economico.

Occorre precisare che da tempo si è alla ricerca di nuove modalità di finanziamento della scuola: modalità virtuose (non a piè di lista), che non premino l’inefficienza e la bassa qualità degli interventi educativi, che riconoscano il ruolo (diverso ma ugualmente legittimo) della scuola pubblica statale e di quella pubblica paritaria, e che al contempo risultino anche sostenibili sul piano della finanza pubblica. Non si tratta di inventare nulla, ma di guardare alle buone esperienze internazionali e italiane, come ad esempio, a quella del settore sanitario, dove da anni, le strutture sanitarie pubbliche e private (sia profit che non profit) competono tra loro “ad armi pari”, ricevendo i finanziamenti pubblici nella forma del pagamento di un “prezzo” (il cosiddetto DRG) uguale per tutti sulla base della singola prestazione erogata dalla struttura. Il prezzo viene riconosciuto dalla regione alla struttura ospedaliera pubblica e privata accreditata, sulla base di un processo (e costo) standard per singole classi di prestazioni, la cui definizione è stata perfezionata nel tempo.

In molti dibattiti recenti è emersa più volte la volontà di adottare l’esperienza della sanità anche nel settore della scuola pubblica, sia statale che non statale. Di più: nel corso dell’anno 2015, e già nel precedente, si è registrata una convergenza trasversale politica sui costi standard applicati all’ambito scolastico pubblico, statale e paritario, con molteplici interventi in aula e in diverse commissioni parlamentari.

Sul piano operativo, si tratta di identificare un parametro “costo standard di sostenibilità” per studente anche per la scuola italiana e di iniziare a impiegarlo, in via sperimentale, come il parametro fondamentale per il finanziamento della scuola pubblica, statale e paritaria, del Servizio Nazionale di Istruzione.

La definizione del “costo standard di sostenibilità” per studente parte quindi da precise ipotesi di processo e quindi da processi ideali, ben strutturati, che ipotizzano un dato livello di qualità ed efficienza.

Non si tratta quindi semplicemente di un costo “a consuntivo” della singola struttura o di una media di “costi a consuntivo” di un panel di scuole.

D’altronde le leve di trasparenza e di buona organizzazione, l’autonomia scolastica e la valutazione dei dirigenti e dei docenti, la detraibilità delle spese scolastiche e gli investimenti school bonus che la legge n. 107/2015, “Riforma del Sistema Nazionale di istruzione e formazione”, ha introdotto, vanno verso questa prospettiva. Si riconferma allora il costo standard per studente come il solo anello mancante che, mentre consente alla famiglia di scegliere, innesca un sano processo di verifica, risanamento e rilancio nelle scuole pubbliche, statali e paritarie, sotto lo sguardo garante dello Stato.

Una volta adottato come parametro di finanziamento delle scuole pubbliche statali e paritarie e quindi come “prezzo” che lo Stato riconosce alla singola struttura scolastica per lo svolgimento della propria attività, il parametro “costo standard di sostenibilità” per studente consente: a) un positivo e necessario confronto tra le scuole che divengono realmente autonome sotto lo sguardo garante dello Stato – che non può essere unico gestore e garante di se stesso; b) la possibilità di scegliere, per la famiglia, fra buona scuola pubblica statale e buona scuola pubblica paritaria; c) l’innalzamento del livello di qualità del sistema scolastico italiano con la naturale fine dei diplomifici e delle scuole che non fanno onore ad un SNI d’eccellenza quale è quello che l’Italia deve perseguire per i propri cittadini, d) la valorizzazione dei docenti e il riconoscimento del merito, come risorsa insostituibile per la scuola e la società; e) l’abbassamento dei costi e la destinazione delle economie ad altri scopi.

Si innesca così un circolo virtuoso che rompe il meccanismo dei tagli conseguenti a sempre minori risorse (perché sprecate) che producono a loro volta altro debito pubblico. Il Welfare non può sostenere altri costi; non a caso il principio di sussidiarietà, oltre ad avere una valenza etica, è anzitutto un principio economico prioritario. Europa docet.

Da tutto questo nasce la proposta di portare a compimento il SNI; ciò domanda di considerare le spese per l’istruzione non come costi ma come investimenti in capitale umano .

Che sia il “costo standard di sostenibilità” per studente l’anello mancante nel SNI si evince proprio a) dalla specificità Italiana di un sistema scolastico classista, discriminatorio, regionalista, il più costoso in Europa, che vede paradossalmente l’Italia occupare gli ultimi posti OCSE e b) da quel fil rouge che sembra attraversare in modo trasversale tutta la recentissima riforma sulla Scuola di cui sono protagonisti “soggetti corresponsabili – famiglie, dirigenti, docenti – di autonomie scolastiche” e che si conferma l’indiscussa leva per un reale processo di rinnovamento del sistema scolastico italiano.

Si tratta di un’operazione che, oltre ad avere le sue buone ragioni di diritto, è perlomeno auspicabile in politica di spending review. D’altronde, i Paesi Europei sono stati mossi dalle leve di efficienza che solo un reale pluralismo educativo sa innescare.

A titolo dimostrativo, dalla Tabella C1) si evince con facilità la spesa pubblica totale che lo Stato italiano sostiene per il percorso di studi degli allievi che frequentano la scuola pubblica statale e il contributo erogato dallo Stato per gli studenti che frequentano la scuola pubblica paritaria. Una tabella che abbiamo ampiamente argomentato nel Capitolo II nel paragrafo Finanziamento della scuola in Europa e in Italia, e che riproponiamo per concludere la nostra riflessione, sulla base dei dati dell’anno 2009 in quanto documentati da fonti autorevoli quali “La scuola in cifre 2009/2010”, Miur 2011, comparati e sviluppati attraverso i dati ISTAT e OCSE, e soprattutto perché, ai fini dello studio, gli anni a seguire non presentano variazioni sostanziali.

Tabella C1 – Spesa pubblica per il Sistema Nazionale di Istruzione che è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali ai sensi della legge 10 marzo 2000, n. 62

CORSO SCOLASTICO Scuola
Statale A
Scuola
Paritaria B
Popolazione
Scolastica C
(A + B)
Infanzia 67%
Alunni a.s. 2008/2009 + a.s. 2009/2010 975.509 646.197 1.621.706
Spesa Pubblica Alunno Tab. 1.1.7 Scuola in Cifre 2011  € 6.355,33  € 540,19
Primaria 30%
Alunni a.s. 2008/2009 + a.s. 2009/2010 2.625.655 191.954 2.817.609
Spesa Pubblica Alunno Tab. 1.1.7 Scuola in Cifre 2011  € 6.703,40  € 814,26
Secondaria 1a 1,50%
Alunni a.s. 2008/2009 + a.s. 2009/2010 1.692.611 72.023 1.764.634
Spesa Pubblica Alunno Tab. 1.1.7 Scuola in Cifre 2011  € 7.413,67  € 108,51
Secondaria 2a 1,50%
Alunni a.s. 2008/2009 + a.s. 2009/2010 2.549.371 154.783 2.704.153
Spesa Pubblica Alunno Tab. 1.1.7 Scuola in Cifre 2011  € 6.919,20  € 50,49
Totale
Alunni a.s. 2008/2009 (8/12) + a.s. 2009/2010 (4/12) 7.843.146 1.064.956 8.908.102
Meno Allievi Scuole Prov. Autonoma Trento e Bolzano – 106.952 – 106.952
Alunni a.s. 2008/2009 (8/12) + a.s. 2009/2010 (4/12) a carico dello Stato 7.736.194 8.801.150
Spesa Pubblica Anno Finanziario 2009 (Tab. 2/8) Scuola in Cifre 2011 € 54.648.000.000,00 € 521.000.000,00
Spesa Pubblica Media Alunno (esclusi gli alunni di Trento e Bolzano) 2009  € 7.063,94  € 489,22  €   –

 

Tale finanziamento ha prodotto i limiti che conosciamo e ci lancia nuove sfide: quantificare la proposta di portare a compimento il SNI attraverso il costo standard di sostenibilità per studente.

Si ipotizza di essere in regime di Costo Standard di Sostenibilità per studente come delineato nel Capitolo III e definito nel Capitolo IV.

Ci domandiamo quale sarebbe la Spesa Pubblica complessiva per lo Stato Italiano a favore di un sistema scolastico realmente integrato (Tabella C2).

Tabella C2 – Sistema di finanziamento del Sistema Scolastico Integrato in regime di Costo Standard di sostenibilità per studente con la concorrenza alle spese da parte delle famiglie abbienti.

CORSO SCOLASTICO Popolazione
Scolastica C
Costo standard di
sostenibilità
In regime di
Costo Standard
di Sostenibilità
per Studente
  (A + B) Famiglie abbienti 80% famiglie Abbienti + 20% bisognose
  Famiglie Bisognose
Infanzia € 3.201,73 € 4.153.816.043,47
Alunni a.s. 2008/2009 + a.s. 2009/2010 1.621.706 € 4.573,91 € 1.483.505.729,81
Spesa Pubblica Alunno Tab. 1.1.7 Scuola in Cifre 2011    
Primaria € 3.395,84 € 7.654.509.343,22
Alunni a.s. 2008/2009 + a.s. 2009/2010 2.817.609 € 4.851,19 € 2.733.753.336,86
Spesa Pubblica Alunno Tab. 1.1.7 Scuola in Cifre 2011    
Secondaria 1^ € 4.878,23 € 6.886.634.271,58
Alunni a.s. 2008/2009 + a.s. 2009/2010 1.764.634 € 6.968,90 € 2.459.512.239,85
Spesa Pubblica Alunno Tab. 1.1.7 Scuola in Cifre 2011    
Secondaria 2^ € 4.419,80 € 9.561.453.522,13
Alunni a.s. 2008/2009 + a.s. 2009/2010 2.704.153 € 6.314,00 € 3.414.804.829,33
Spesa Pubblica Alunno Tab. 1.1.7 Scuola in Cifre 2011    
Totale
Alunni a.s. 2008/2009 (8/12) + a.s. 2009/2010 (4/12) 8.908.102      8.908.102
Meno Allievi Scuole Prov. Autonoma Trento e Bolzano – 106.952   – 106.952
Alunni a.s. 2008/2009 (8/12) + a.s. 2009/2010 (4/12) a carico dello Stato 8.801.150   8.801.150
Spesa Pubblica Anno Finanziario 2009 (Tab. 2/8) Scuola in Cifre 2011* € 55.169.000.000,00 Spesa Pubblica in regime di Costo Stand. per studente € 38.347.989.316,26
Spesa Pubblica Media Alunno scuola statale (esclusi gli alunni di Trento e Bolzano) 2009  € 7.063,94   €. 4.357,16

 

Se lo Stato Italiano applicasse il costo standard di sostenibilità come in Tabella C2) per tutti gli 8.908.102 studenti italiani (totale degli studenti che oggi frequentano la scuola paritaria e di quelli che frequentano la scuola statale) la Spesa Pubblica Totale si assesterebbe intorno a € 38.347.989.316,26, ben al di sotto della Spesa che oggi sostiene, pari a € 55.169.000.000,00.

Nell’analisi in Tabella C2) abbiamo ipotizzato la presenza a) di famiglie bisognose (20%) per le quali lo Stato interverrà per la cifra intera del Costo Standard (€ 4.573,91 per la scuola dell’infanzia, € 4.851,19 per la scuola primaria, € 6.968,90 per la scuola secondaria di I grado ed € 6.314,00 per la scuola secondaria di II grado); b) dell’80% di famiglie abbienti che possono concorrere alla spesa di istruzione per il 30% del costo complessivo e per le quali lo Stato interverrà per il 70% del Costo Standard (€ 3.201,73 per la scuola dell’Infanzia, € 3.395,84 per la scuola primaria, € 4.878,23 per la scuola secondaria di I grado ed € 4.419,80 per la scuola secondaria di II grado).

Si evidenzia che il costo individuato per ciascun corso presenta delle proprie specificità, al contrario dell’attuale spesa pubblica dello Stato per gli allievi che frequentano la scuola statale e che risulta omogeneo e asettico. Ogni corso ha la sua specificità e dunque in una logica di coerente costo standard se ne tiene conto. Corsi professionali e Istituti tecnici avranno dei costi diversi rispetto a quelli sostenuti per i Licei. Si pensi a tutte le strumentazioni di laboratorio di cui un buon istituto tecnico deve disporre per offrire ai propri studenti una preparazione seria e aggiornata. Senza dubbio, comunque, la serietà e l’efficienza delle scuole attirerebbe gli sponsor e le donazioni di materiale scientifico di altissimo livello. È questa la logica che deve guidare le scelte nel campo della scuola, e a maggior ragione nel campo dell’istruzione tecnica e professionale, la cui utenza è spesso considerata di serie B; sono scuole che potrebbero avere un potenziale di sviluppo tecnologico e culturale altissimo e dare ai loro studenti grandi opportunità nel mondo del lavoro. Invece la triste realtà di molte di queste scuole è costituita da laboratori fatiscenti, strumentazioni obsolete, insegnanti demotivati, con conseguente alto tasso di dispersione scolastica. È evidente che il costo standard di sostenibilità applicato agli Istituti Professionali e Tecnici rappresenta l’occasione propizia perché la scuola sia veramente democratica, perché a tutti gli studenti italiani siano offerte le stesse opportunità: starà poi al singolo saperle o volerle sfruttare. Ma non sarà certo imputabile al sistema scuola l’accusa di aver creato una situazione discriminante fin dal principio in quanto non riconosce ciò di cui ciascun allievo e ciascuna famiglia necessita.

Infine, se si escludono gli studenti della Provincia Autonoma di Trento e Bolzano, il costo per allievo risulterebbe essere in media di € 4.357,16, ben inferiore all’attuale spesa media dello Stato Italiano pari a € 7.063,94.

L’attuazione della libertà di scelta educativa della famiglia – a cui corrisponde il dovere dello Stato e la conseguente attuazione della legge n. 62/2000 sulla parità – sarebbe non solo economicamente sostenibile ma anche garanzia certa di un risparmio per le casse pubbliche, persino nell’ipotesi che lo Stato Italiano decidesse di spendere per l’istruzione di tutti gli studenti il costo standard per studente pieno (€ 4.573,91 per la scuola dell’infanzia, € 4.851,19 per la scuola primaria, € 6.968,90 per la scuola secondaria di I grado ed € 6.314,00 per la scuola secondaria di II grado) escludendo una qualsiasi compartecipazione delle famiglie.

Come si evince dalla Tabella C3) la spesa complessiva per tutti gli 8.908.102 studenti italiani (che oggi frequentano la scuola paritaria e la scuola statale) che lo Stato sosterrebbe si assesterebbe intorno a € 50.457.880.679,29, inferiore alla spesa che oggi sostiene pari a € 55.169.000.000,00.

Se si escludono gli studenti della Provincia Autonoma Trento e Bolzano, il costo per allievo risulterebbe essere in media di € 5.733,10 ben inferiore all’attuale spesa media dello Stato italiano pari a € 7.063,94.

Tabella C3 – Sistema di finanziamento del Sistema Scolastico Integrato, due ipotesi a confronto

CORSO SCOLASTICO Popolazione
Scolastica C
Spesa
Pubblica Totale
Ipotesi A
Spesa
Pubblica Totale
Ipotesi B
  (A + B) 80% famiglie Abbienti
+ 20% bisognose
100% di famiglie bisognose
   
Infanzia
Alunni a.s. 2008/2009 + a.s. 2009/2010 1.621.706 € 5.637.321.773,29 € 7.417.528.649,06
Spesa Pubblica Alunno Tab. 1.1.7 Scuola in cifre 2011    
Primaria
Alunni a.s. 2008/2009 + a.s. 2009/2010 2.817.609 € 10.388.262.680,08 € 13.668.766.684,31
Spesa Pubblica Alunno Tab. 1.1.7 Scuola in cifre 2011    
Secondaria 1a
Alunni a.s. 2008/2009 + a.s. 2009/2010 1.764.634 € 9.346.146.511,43 € 12.297.561.199,25
Spesa Pubblica Alunno Tab. 1.1.7 Scuola in cifre 2011    
Secondaria 2a
Alunni a.s. 2008/2009 + a.s. 2009/2010 2.704.153 € 12.976.258.351,47 € 17.074.024.146,67
Spesa Pubblica Alunno Tab. 1.1.7 Scuola in cifre 2011    
Totale
Alunni a.s. 2008/2009 (8/12) + a.s. 2009/2010 (4/12) 8.908.102   8.908.102    8.908.102
Meno Allievi Scuole Prov. Autonoma Trento e Bolzano – 106.952 – 106.952 – 106.952
Alunni a.s. 2008/2009 (8/12) + a.s. 2009/2010 (4/12) a carico dello Stato 8.801.150 8.801.150 8.801.150
Spesa Pubblica Anno Finanziario 2009 (Tab. 2/8) Scuola in Cifre 2011   € 38.347.989.316,26 € 50.457.880.679,29
Spesa Pubblica Media Alunno (esclusi gli alunni di Trento e Bolzano) 2009  € – € 4.357,16 € 5.733,10

 

Ipotesi A: Famiglie bisognose per il 20% e famiglie abbienti per l’80% che contribuiscono per il 30% del Costo Standard di sostenibilità per studente.

Ipotesi B: Tutte famiglie bisognose con un intervento dello Stato pari al 100% del Costo Standard di sostenibilità per studente.

 

Il presente studio dimostra la valenza di diritto e la sostenibilità della proposta.

È evidente dalla Tabella C4) il considerevole risparmio sia nell’Ipotesi A) che nell’Ipotesi B)

Tabella C4 – Sostenibilità e Risparmio pubblico in regime di Costo Standard di Sostenibilità Studente

Status quo Risparmio in regime di Costo Standard
di Sostenibilità
Spesa pubblica per gli allievi che frequentano la scuola Statale € 54.648.000.000,00 € 38.347.989.316,26
Risorse destinate alle scuole paritarie € 521.000.000,00
Totale spesa Pubblica attuale € 55.169.000.000,00 € 38.347.989.316,26
  IPOTESI A RISPARMIO ANNUO € 16.821.010.683,74
Spesa pubblica per gli allievi che frequentano la scuola Statale € 54.648.000.000,00
Risorse destinate alle scuole paritarie € 521.000.000,00 € 50.457.880.679,29
Totale spesa Pubblica attuale € 55.169.000.000,00 € 50.457.880.679,29
  IPOTESI B RISPARMIO ANNUO € 4.711.119.320,71

Il considerevole risparmio dimostra che l’attuazione di una vera parità sotto il profilo economico non comporta un aumento della spesa pubblica, che invece sarebbe ridotta anche attraverso una serie di interventi correlati Stato – famiglie (cfr. Tabella C3). L’Ipotesi A rappresenta la peculiarità del sistema della parità che, oltre a rendere attuale l’art. 2 Cost. (lo sviluppo della personalità e della libertà umana), realizza una maggiore efficienza nella gestione del servizio.

La legge 62/2000 entra a pieno titolo nella sussidiarietà orizzontale, intesa quale inclusione effettiva delle scuole paritarie nel Sistema Nazionale di Istruzione e cioè un sistema che non solo eroga un servizio pubblico ma esercita una funzione pubblica.

In estrema sintesi è la contemporanea presenza di queste tre libertà – di insegnare, di istituire scuole e di scegliere i luoghi dell´istruzione – che conferisce il carattere pluralistico al sistema di istruzione delineato dalla Costituzione. Le prime due libertà apparirebbero svuotate nel contenuto senza la terza, quella cioè della scelta della scuola da frequentare.

Dopo gli spiragli di apertura proposti della legge sulla Scuola 107/2015, occorre una soluzione europea. La famiglia italiana – che leggerà inoltre i risultati del presente studio – aspetta fiduciosa una risposta seria alle ragioni che impediscono allo Stato di garantire il più naturale dei diritti.

Forti delle ragioni di diritto e degli strumenti economici, questo saggio viene consegnato alla politica, alla cultura, alla pubblica opinione, ai sindacati, alle forze sociali: lo si legga, lo si critichi, lo si condivida, lo si approfondisca con altri studi. Auspichiamo sia oggetto di una discussione libera, franca, corretta, non inficiata dall’ideologia o, peggio, dalla difesa di interessi di parte. Queste pagine intendono soltanto offrire un contributo alla rinascita della Scuola Pubblica – statale e paritaria – italiana e un riconoscimento a chi lavora con impegno e passione educativa nell’ambito della scuola, che è “fucina del cittadino” e strumento di crescita e di progresso della società. Su queste tematiche, come è emerso dalle pagine precedenti, già diverse autorevoli voci hanno, in varie occasioni, con testi approfonditi, orientato la loro riflessione, acuta e puntuale ben più di quella degli Autori di questo lavoro. È infatti opportuno riconoscersi – rispetto alla trattazione di temi di notevole portata per la vita delle persone – “come nani sulle spalle di giganti” (Bernardo di Chartres) che solo per merito di questi ultimi possono vedere lontano … Uno sguardo auspicabile, per il bene della Res Publica.

 

ultima modifica: 2016-11-16T14:56:50+00:00 da Suor Anna Monia Alfieri

 

 

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