Ecco la verità sulle detrazioni fiscali per le scuole paritarie

Ecco la verità sulle detrazioni fiscali per le scuole paritarie
Il post di suor Anna Monia Alfieri, blogger di Formiche.net

Gentilissimi lettori del blog appassionati delle letture realistiche volte al bene della Res-Publica e dunque del cittadino.

Sempre a proposito di scuola liberamente scelta o no, le mezze misure scontentano tutti. In un certo Libro si dice, da qualche parte: “Poiché non sei né caldo né freddo, ma tiepido, ti vomiterò dalla mia bocca”. Ecco perché. Le detrazioni fiscali scontentano le famiglie intelligenti poiché detrarre 76 euro, che forse diverranno 121, appare una cifra irrisoria e umiliante per chi sceglie la buona scuola pubblica paritaria ai sensi del diritto che lo Stato Italiano gli “riconosce” ma non gli “garantisce”. Guadagni 76 euro, ma ne spendi comunque 4.000,00, mentre, come contribuente, sai che per un alunno di scuola pubblica statale ne spendi 8.000…

Ovviamente le cifre disvelate irritano anche i genitori che hanno i figli nella scuola pubblica statale, perché anche loro, dopo aver pagato le tasse e aver saputo quanto spende lo Stato per il loro pargolo, si vedono costretti a portare la carta igienica, a fare i comitati per dipingere le aule (e le misure di sicurezza?), appendere gli appendini porta giubbino dei figli. Peggio, si trovano i figli in classe senza docenti nonostante le dichiarazioni di una immissione in ruolo di 100mila fanti, e ancor peggio se hanno un figlio portatore di handicap: non è dato sapere se il fanciullo avrà il docente di sostegno. O se dovrà pagarlo papà. Bizzarro, eppure si è investito di più nel comparto scuola. Cosa succede? Siamo cosi irriconoscenti? Ingrati? Populisti?

Succede che ancora una volta si ribadisce che il comparto scuola italiana, purtroppo, non ha bisogno di nuovi danari, o “pezze a colori”, ma di scelte coraggiose. La scuola italiana non è un ammortizzatore sociale perché se la la legge numero 107 del 2015 dice – come è giusto che sia – che la buona scuola la fanno i buoni docenti, si è dimostrato che l’ “infornata” di centomila docenti che poi – ciascuno con le sue buone ragioni – hanno lasciato la cattedra per ritornare nel sud, ha prodotto 2.500 cattedre vuote. Succede che cosi hanno lasciato studenti, tra cui i disabili, senza il docente.

Succede che la detrazione fiscale, punta di diamante della politica dei “passettini” – a fronte di un sistema scolastico così costoso e malconcio – irrita tutti: i membri del comparto scuola statale che si sentono privati del necessario e guardano alle detrazioni come ad un privilegio, i genitori della scuola paritaria che si sentono presi in giro e umiliati, i docenti che si trovano ancora senza cattedra, a fronte di una incapacità dello Stato italiano di dichiarare chi è un bravo docente e chi meno, anche nei casi più evidenti. Lo si chieda ai dirigenti scolastici, che devono decidere chi tra i neo assunti ha superato l’anno di prova e chi no… rischia la pelle. Anche gli ispettori ne sanno qualcosa, quando i contenziosi si moltiplicano perché le famiglie (a ragione) si fanno sentire…

Della legge 107 del 2015 perché tutti sono più scontenti? Perché non c’è nulla di peggio di gasare la gente di fronte al riconoscimento di un diritto e poi non garantirlo… Lo sanno bene i maestri: “Ma come! Ci avevi detto che non avresti interrogato al lunedì!” Allora non è questione di bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto ma è questione di capire chi stiamo ponendo al centro: a mio avviso, non lo studente. Il welfare italiano è cosi indebitato che le detrazioni non potrà sostenerle, e una politica di questo tipo innesca solo una guerra fra poveri alimentando vecchie contrapposizioni ed ideologie che non fanno bene alla salute del Paese.

La sottoscritta resta tenacemente ferma e convinta che in Italia le politiche del fiato corto, dell’affanno elettorale, della difesa dei privilegi, sono da abbandonare perché portano matematicamente verso il baratro, mentre occorre porsi a favore dello studente. Come? Solo ed unicamente applicando il costo standard di sostenibilità per allievo si può pensare di attivare le leve di una sana autonomia per la scuola pubblica, statale come paritaria, di far scendere in campo i migliori docenti per una buona scuola, di introdurre le leve della valutazione, della meritorcrazia, della trasparenza, sotto lo sguardo garante dello Stato. Allora cadranno le contrapposizioni e si cambierà il linguaggio: si parlerà di scelte sostenibili, di sostegno alle zone a rischio, di premialità per i docenti meritevoli e onesti, e quindi di valutazione degli stessi, di autonomia organizzativa e didattica in vista dell’eccellenza, di collaborazione con le famiglie, di autorevolezza del corpo docente ben formato e aggiornato, di fondi sicuri e mirati e non più “a pioggia” su ogni terreno…

Dato il costo standard di sostenibilità, si potrà adottare qualsiasi leva fiscale: detrazione, deduzione, convenzione, accreditamenti. Il fatto che questo semplicissimo concetto non sia recepito, forse non è più (solo) questione di ideologia… comincio a pensare che sia un problema di non conoscenza, cioè di mancanza di competenza da parte di chi – a nome del popolo italiano – deve analizzare la questione in Parlamento. Chi fa le leggi capisce di cosa si tratta? Terra terra: che titoli di studio hanno, perché possano capire? Hanno letto e studiato sull’argomento? Mah!
Forse si pensa che la gente, per sfinimento, abbandoni… Chi scrive – ed è in buona compagnia – per ora non ha questa intenzione.

Molto bene che i contributi, da Roma, arrivino alle scuole; peccato che ad oggi 12/11/2016 le scuole paritarie stiano ancora aspettando quelle poche centinaia di euro dell’a.s 2015/2016 (ricordiamo: 400 euro per allievo, e solo per la primaria, a fronte degli 8.000 per allievo di scuola statale, pagati con le tasse dei cittadini che – non scegliendo la scuola statale – finanziano le casse dello Stato per sei miliardi di euro). Lo sa bene chi ha la sensazione di dover elemosinare agli USR spesso distaccati e burocrati, celati dietro ad un telefono che non risponde, dietro alle ferie, dietro ai passaggi della palla da un ufficio ad un altro… e alla domanda su quando verranno liquidati quei pochi spiccioli (perché di questo si tratta a fronte dei 56 miliardi di euro di spesa fuori controllo per l’istruzione statale), vedi gli occhi alzati al cielo stile don Abbondio…

In conclusione, questi contributi, alle scuole pubbliche paritarie, per l’a.s. 15/16 non sono ancora giunti. Non tutti gli uffici scolastici regionali hanno firmato e/o Pubblicato i decreti di ripartizione e tanto meno danno certezza se verranno erogati entro dicembre 2016; e siamo già all’a.s. 16/17. Intanto, per la cronaca, nell’ultimo triennio hanno chiuso 589 scuole paritarie, cioè 20.000 allievi della scuola secondaria di II grado entreranno a carico dello Stato a 8000 euro cad. Applicando il costo standard, allo Stato costerebbero la metà esatta… Sono stati fatti tanti piccoli passi certo….ma nella situazione attuale, per come essa è oggettivamente, questi passettini valgono come un placebo. Piaccia o no. Con il costo standard di sostenibilità per allievo si presenta una riforma, per tutto il comparto scuola, a costo zero, ma forse scomoda…. eppure non è una richiesta “di parte”: la scuola, il cittadino, la famiglia, lo studente meritano una task force. Pena la vita.

ultima modifica: 2016-11-12T07:00:49+00:00 da Suor Anna Monia Alfieri

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  • Luca F. Falcone

    No, Suor Anna, i soldi alle scuole paritarie sono incostituzionali!

    Il terzo comma dell’articolo 33 della Costituzione dice:
    “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.”

    E non si parli di “ideologia” et similia, perchè è la costituzione! Quando si è trattato delle Unioni Civili tutti a richiamare la Costituzione, ma ora che si tratta di soldi….

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