Cosa pensano davvero Trump e Mattis degli F-35

Cosa pensano davvero Trump e Mattis degli F-35

Il generale James Mattis ha fatto un primo giro di incontri a Capitol Hill, il primo da quando è stato scelto dal presidente eletto Donald Trump come prossimo segretario alla Difesa. Il futuro capo del Pentagono ha incontrato diversi senatori, anche perché saranno loro a dover ratificare la sua nomina. Il democratico dal Connecticut Richard Blementhal ha detto di essere rimasto impressionato dall’ampio spettro della conversazione avuta con il generale, dal quale ha anche ricevuto rassicurazioni importanti anche a proposito del programma F-35. La questione non è accademica: la produzione del più tecnologico velivolo da combattimento americano è il programma più costoso della storia del Pentagono, ha avuto diversi ostacoli (come ogni grande progetto, dicono i sostenitori più accaniti; perché ha avuto problemi di funzionamento, replicano i critici), ed è stato da poco bersagliato da Trump con un tweet su Lockheed-Martin, l’azienda americana che s’è aggiudicata l’appalto anni fa. (Il tema F-35 è un topoi populistico, e spesso viene ripreso per criticare le scelte sul tema “Difesa” anche da diversi partiti anti-establishment europei, come l’italiano Movimento 5 Stelle).

Trump sostiene che è troppo costoso, e ha addirittura proposto, sempre via Twitter, ad un’azienda rivale della Lockheed, la Boeing, di presentare una controproposta basata sull’aggiornamento di un velivolo più vecchio, l’F/A-18 Super Hornet. Retroscena: indipendentemente dalle difficoltà tecniche che gli esperti segnalano nell’eventuale trasformazione di un vecchio aereo in un caccia di 5° Generazione (potrebbe essere pure più costoso), si tratta più che altro di un’azione diversiva, perché Trump con le critiche aperte cerca di tirare sul prezzo dei prossimi step operativi dell’F-35, e intanto coinvolge la Boeing con cui è entrato in rotta di collisione per l’alto prezzo del nuovo Air Force One, ottenendo poi uno ribasso.

Blumenthal ha detto che la presenza di Mattis potrebbe essere un elemento di “bilanciamento e stabilità” nell’amministrazione Trump. Anche il generale italiano Vincenzo Camporini, durante una conversazione con Formiche.net, aveva parlato positivamente di Mattis, noto come “Mad Dog”, ma considerato da molti un valido comandante militare, “dal profondo spessore culturale” e dal ragionato uso della forza (per esempio, è un sostenitore della necessità di abolire le torture da interrogatorio, e su questo sembra aver convinto Trump). Mattis ha incontrato anche Jack Reed, potente senatore di Rhode Island e top democratico al Comitato Servizi armati. In programma, tra oggi e venerdì altri meeting, tra cui quello con Kirsten Gillibrand, senatrice dem dello stato di New York (quello che fu di Hillary Clinton), la più agguerrita nel sostenere che un militare non può prendere il comando del Pentagono. Poche ore dopo l’annuncio del pick da parte di Trump fu lei a dichiarare che “il controllo di un civile sul nostro esercito è uno dei pilastri della nostra democrazia”. Mattis si è ritirato nel 2013, dunque avrebbe bisogno di una deroga dal Congresso per poter ricoprire il ruolo, in quanto è richiesto che si sia lasciata almeno da sette anni l’attività operativa. Su questo aspetto convergono le preoccupazioni di alcuni senatori: lo stesso Blumenthal ha detto di aver bisogno di riflettere ancora un po’ se votare o meno la deroga.

ultima modifica: 2017-01-05T07:05:32+00:00 da Emanuele Rossi