Come cambierà la lotta della Chiesa alla pedofilia (e come si discute in Vaticano)

Come cambierà la lotta della Chiesa alla pedofilia (e come si discute in Vaticano)

Il cardinale brasiliano Cláudio Hummes spiega che a consacrare alla storia il pontificato di Francesco saranno le riforme, e una in particolare, la Chiesa che torna missionaria. Le altre riforme, più interessanti per gli addetti ai lavori, sono quelle su cui sta lavorando da anni il cosiddetto C9, la consulta cardinalizia che sta studiando come riassettare la curia romana (accorpamenti di dicasteri, soppressioni di uffici vetusti, pensionamenti). Una delle riforme di cui però si parla insistentemente nelle stanze vaticane è in realtà un ritorno al passato e ha a che fare con la questione più delicata che ci possa essere: gli abusi sessuali su minori da parte di ecclesiastici. Tema che dall’inizio degli anni Duemila ha ciclicamente investito, con testimonianze, processi e pressioni mediatiche, gli edifici d’oltretevere.

IL VIA LIBERA GIA’ OTTENUTO

Il piano che avrebbe già ottenuto il placet del Pontificio consiglio per i testi legislativi (presidente è il cardinale Francesco Coccopalmerio, nella foto) segnerebbe infatti il ripristino delle procedure attive fino ai primi anni Duemila, quando Giovanni Paolo II (sull’onda degli scandali che stavano interessando la diocesi di Boston, il cui titolare, il cardinale arcivescovo Bernard Law, fu richiamato a Roma dove successivamente fu nominato arciprete di Santa Maria Maggiore) promulgò il motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela.

POTERI ALLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

Il provvedimento comportava l’immediato trasferimento dei poteri di indagine sui casi sottoposti al vaglio vaticano dalla congregazione per il Clero a quella per la Dottrina della fede, allora retta dal cardinale Joseph Ratzinger. L’obiettivo del motu proprio era di sottrarre potere ai vescovi diocesani, che spesso – per prassi tacita ma assai invalsa – si limitavano a trasferire di parrocchia in parrocchia i sacerdoti “chiacchierati”. Dietro la decisione di Karol Wojtyla c’era Ratzinger, che non a caso pochi mesi dopo emanò l’Istruzione De delictis gravioribus, una sorta di elenco di linee-guida sulle procedure da attuarsi. Uno schema che ha attraversato il pontificato di Benedetto XVI, con la riduzione allo stato laicale di centinaia di membri del Clero ritenuti responsabili degli abusi.

LE PERPLESSITA’ DEL CARDINALE LEVADA

Ora tutto torna in ballo. A scriverne, un paio di settimane fa, è stato l’autorevole settimanale britannico The Week, che ha citato fonti d’oltretevere, certe che la riforma della riforma sia imminente. Francesco avrebbe già ottenuto il parere favorevole del cardinale Coccopalmerio, interpellato nei mesi scorsi dalla Segreteria di stato. Una sottrazione di poteri all’ex Sant’Uffizio che, se attuato, incontrerebbe però parecchie resistenze. Non è un caso che qualche giorno fa, in un’intervista concessa al National Catholic Register, il prefetto emerito della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale americano William Joseph Levada, abbia auspicato che tutto rimanga così com’è, visti i risultati ottenuti.

IL RUOLO DELLA CONGREGAZIONE DEL CLERO

Secondo Michael Brendan Dougherty, l’autore dell’articolo pubblicato su The Week, decisivo sarebbe il rapporto di fiducia e profonda intesa tra il Papa e il cardinale prefetto del Clero, Beniamino Stella, una delle primissime nomine del nuovo corso, nel settembre del 2013. A ogni modo, nulla è stato deciso, le ipotesi sono tutte sul tavolo ed è presto per dire se la “tentazione” di tornare al passato (così una fonte curiale) in nome magari di una maggiore responsabilizzazione delle chiese locali, avrà la meglio sull’accentramento romano.

ultima modifica: 2017-01-25T09:31:53+00:00 da Matteo Matzuzzi

 

 

 

 

 

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