Ecco manovre e subbugli in vista dei nuovi vertici dei Cavalieri di Malta

Ecco manovre e subbugli in vista dei nuovi vertici dei Cavalieri di Malta

La lotta per Roma dei Cavalieri di Malta è un caos tutt’altro che calmo. In attesa del “conclave” che dovrà eleggere il nuovo Gran maestro emergono sommesse staffilate tra i protagonisti della saga dell’antico Ordine nato ai tempi della prima crociata. Con un’agenda segnata chiaramente su un punto, la riforma della Costituzione; e altri aspetti sottotraccia. Dove una pretesa non osservanza della morale della Chiesa in una questione di profilattici si intreccia a sospetti di ambizioni e insinuazioni su lotte di potere e gestione finanziaria. Un duello che pare ancora aperto tra la leadership religiosa e i riformatori laici, soprattutto tedeschi.

A.A.A. CERCASI GRAN MAESTRO

Ad oggi solo dodici cavalieri hanno i requisiti per essere votati ed eletti alla suprema carica di Gran maestro. Dodici come gli apostoli, ma non ritenuti sufficienti a rappresentare tutto lo spettro degli oltre 13mila cavalieri e dame e dei 100mila volontari impegnati in qualcosa come 2000 opere di assistenza ai poveri, ai rifugiati e ai malati. Tra gli eleggibili, inoltre, alcuni sono molto anziani (uno ha 97 anni) o hanno motivi personali per non avere interesse ad accettare l’elezione. Lo rileva Ludwig von Hoffman-Rummerstein, capo ad interim dell’Ordine dopo le dimissioni del Gran maestro, Matthew Festing, chieste da Papa Francesco al culmine della crisi.

COME CAMBIERÀ LA COSTITUZIONE

In un’ampia intervista concessa al quotidiano austriaco Der Standard, il Luogotenente internale chiarisce in che direzione andrà l’annunciata riforma della Costituzione. Secondo l’attuale Carta, per essere eletti a Gran maestro occorre essere cavalieri religiosi a tutti gli effetti, con i voti di povertà, castità e obbedienza, e dimostrare una linea nobiliare di almeno 150 anni. Inoltre, non sono previsti limiti di età. “E questa è una cosa che il Vaticano vuole giustamente cambiare” rivela Hoffman-Rummerstein. Un limite, ipotizza, andrà posto a 80 o 75 anni, così come per i cardinali elettori in conclave o i vescovi a capo delle diocesi. E si prevede un’apertura a cavalieri che non vantino una linea nobiliare. Ecco quindi che il 29 aprile, quando si riunirà il Consiglio Compìto di Stato, quasi certamente non sarà eletto un Gran maestro ma un Luogotenente temporaneo per un anno o poco più: il tempo necessario a modificare la Costituzione. Questa dovrà essere approvata dal Capitolo generale che è in agenda fra due anni, ma che potrebbe anche essere convocato anticipatamente per approvare le riforme. Uno dei punti in discussione non potrà non riguardare la questione dei cavalieri religiosi, gli unici che possono accedere alle cariche più alte. Ad oggi sono un’esigua minoranza. Sarebbe in particolare la componente tedesca dei cavalieri a lavorare per una modernizzazione dell’Ordine. Questo con la benedizione del Papa che, nominando un suo delegato speciale, l’arcivescovo Angelo Becciu, ha indicato la necessità di un “opportuno aggiornamento della Carta costituzionale”. L’aggiornamento non aprirà comunque le porte del vertice dell’Ordine alle donne, che ad oggi rappresentano circa il 30 per cento dei membri effettivi: “Questo punto non è in discussione”, chiarisce Hoffman-Rummerstein.

“NESSUNA INGERENZA DEL VATICANO”

L’attuale reggente dei cavalieri definisce una “sciocchezza” l’interpretazione di un’ingerenza del Vaticano nella vicenda di un Ordine sovrano che mantiene relazioni diplomatiche con 106 Paesi. Santa Sede compresa. Una rivendicazione di autonomia fatta propria dall’ex Gran maestro Festing quando la Segreteria di Stato in dicembre mandò una commissione di informazione dopo il siluramento del barone tedesco Albrecht von Boeselager dal ruolo di Gran cancelliere e dall’Ordine stesso. La vicenda si è poi conclusa con le dimissioni di Festing il 28 gennaio, chieste e ottenute da Francesco, che ha anche imposto l’immediato reintegro di von Boeselager. Hoffman-Rummerstein sottolinea la duplice natura dei cavalieri che, come ordine religioso, naturalmente dipendono dalla Santa Sede.

BURKE ANCORA NEL MIRINO

Oltre ai chiarimenti procedurali, il Luogotenente dà una versione nuova della riunione del 6 dicembre che ha portato al licenziamento di von Boeselager. Secondo Hoffman-Rummerstein non sarebbe stato Festing a chiedere al Gran cancelliere di dimettersi, ma il cardinale patrono in persona, Raymond Burke. Un punto non da poco. Tanto che immediatamente è arrivata la smentita del cardinale americano, che ha definito la ricostruzione del Luogotenente “imprecisa e calunniosa”: “Non avevo il potere di chiederne le dimissioni. Ho semplicemente affermato che la persona che consapevolmente ha permesso la distribuzione di contraccettivi doveva assumersi le sue responsabilità, e quindi il Gran maestro ha chiesto al Gran cancelliere di dimettersi. Questi si è rifiutato e Festing ha proceduto senza il mio coinvolgimento”. Stando a quanto scrive Austen Ivereigh per il magazine Crux, la posizione di Boeselager era sotto indagine da tempo, ma la svolta sarebbe arrivata con le prove raccolte da un istituto di New York al quale si era rivolto lo stesso Burke per ottenere un rapporto dettagliato sulla questione. Sabato scorso Boeselager ha nuovamente rigettato le accuse. In un dialogo con i giornalisti – riporta l’agenzia Kathpress – ha ribadito di non avere mai promosso la distribuzione di preservativi, di essersi sempre attenuto nel suo lavoro alla dottrina della Chiesa, e che la decisione di Festing nei suoi confronti era dovuta a falsi consulenti. Anche se non fa nomi, trapela un certo fastidio per Burke. Del cardinale, del resto, dice di non credere fosse in grado di riportare la pace nell’Ordine.

UN PORPORATO ESAUTORATO MA NON ESILIATO

Fatto sta che il delegato di Francesco di fatto esautora il cardinale patrono dal suo ufficio: a curare gli interessi spirituali dell’Ordine e i rapporti con il Papa è l’arcivescovo Becciu, non Burke, che rimane patrono solo nominalmente, almeno fino al termine della missione del delegato. Già da ottobre Burke è impegnato come presidente di un tribunale ecclesiastico costituito dalla Congregazione della dottrina della fede per giudicare una questione di pedofilia che vede coinvolto l’arcivescovo di Guam. Nei giorni scorsi il porporato è volato nell’isola del Pacifico per ascoltare i testimoni. C’è chi si è spinto a immaginare una punizione del Papa per il cardinale tradizionalista, firmatario dei dubia. Una sorta di esilio come fu per Napoleone a Sant’Elena. Un to burke The Burke. Un metterlo a tacere. Così non è. Intervistato da Fabio Marchese Ragona, lo stesso cardinale ha chiarito che la missione è nata per una richiesta della Congregazione – non del Papa – nella quale serve come preside del suo Tribunale. E anche se si prevede che per l’istruzione della causa ci vorrà fino all’estate, la sua missione nell’isola si è conclusa in un lampo: atterrato il 15 febbraio, il 17 era già sul volo di ritorno.

TRA PUNTI INTERROGATIVI E SMENTITE

Secondo il vaticanista Marco Tosatti, dalle recenti vicende dell’Ordine di Malta “promana sempre di più un profumo di soldi, più che di questioni dottrinali”. Tosatti ricorda che il Gran Cancelliere espulso e poi riammesso aveva legami con la Segreteria di Stato e che il delegato pontificio incaricato di rinnovare “spiritualmente” l’Ordine è il Sostituto della Segreteria. Becciu, appunto. Il collegamento con il denaro – stando alla ricostruzione del vaticanista Edward Pentin, del National Catholic Register – potrebbe essere riconducibile ad una disputa su come gestire un trust svizzero formato per liquidare un lascito ereditario di circa 120 milioni di franchi. E non è sfuggito a nessuno che il fratello di Albrecht, Georg, siede da poco nel board laico dello Ior. Secondo Pentin, inoltre, la questione della distribuzione dei profilattici era stata riferita da Burke al Papa il 10 novembre. Francesco, a voce e poi in una lettera, chiedeva al cardinale azioni appropriate, non solo nel richiamo alla morale per la questione contraccettivi, ma anche come pulizia dalla Massoneria. Pur raccomandando – scrive Andrea Tornielli, de La Stampa – di non fare saltare teste. Tornato in sella, Boeselager ha respinto ogni collegamento dell’Ordine con un trust svizzero. Ha negato che la nomina del fratello alla banca vaticana avesse qualcosa a che fare con la crisi nell’Ordine. Infine ha smentito che il Papa si riferisse alla necessità di ripulire l’ordine dalla Massoneria, in quanto per essere ammessi tra i cavalieri non si può essere massoni, precisando che Francesco auspicava invece che chi non condivide la dottrina cattolica non deve fare parte dell’Ordine.

BECCIU RICHIAMA ALLA CONCORDIA

Nella sua lettera inviata ai cavalieri qualche giorno fa, il delegato Becciu ricorda proprio questo: “Sono convinto che il dare e promuovere gloria a Dio debba essere la stella polare del nostro agire e l’unica giustificazione dell’essere membri dell’Ordine di Malta”. L’arcivescovo richiama poi, in un garbato ma fermo linguaggio, all’impegno “alla conversione sincera”, “all’esame di coscienza personale e comunitario per verificare se siamo capaci di posporre gli interessi personali o di gruppo, affinché prevalga il bene superiore dell’Ordine”. Suo compito – ricorda – “è la promozione della concordia tra le componenti religiose, clericali e laicali” dei cavalieri.

ultima modifica: 2017-02-21T15:07:26+00:00 da Andrea Mainardi

 

 

 

 

 

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