Ecco le nuove stilettate di Zuccaro alle ong su Libia e migranti

Ecco le nuove stilettate di Zuccaro alle ong su Libia e migranti

Il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, suo malgrado è diventato una star delle commissioni parlamentari. Tutti lo vogliono e lui non si tira indietro, aggiungendo quel po’ di pepe che gli era avanzato dalle precedenti audizioni. Il 9 maggio, ascoltato dalla commissione d’inchiesta della Camera sui migranti e dalla commissione Antimafia che l’ha convocato dopo i suoi riferimenti all’interesse della criminalità per il denaro necessario all’assistenza, ha confermato innanzitutto che le indagini dimostrano l’interesse delle mafie per “la massa di denaro destinata all’accoglienza dei migranti”, ribadendo che il suo obiettivo non sono le Ong, ma i trafficanti, e che un maggiore uso della polizia giudiziaria anche a bordo di navi straniere sarebbe decisivo.

MIGRANTI E SICUREZZA

Zuccaro ha messo il dito nella piaga dei grandi centri di accoglienza spiegando che il Cara di Mineo “ha creato un grosso problema di ordine pubblico e di genesi di fenomeni criminali che hanno assunto maggiori dimensioni”. Dunque, una grande struttura come quella crea situazioni che “il nostro territorio non ha bisogno di avere”. Le indagini, ha aggiunto, non dimostrano finora rapporti diretti tra i trafficanti e la criminalità organizzata.

IL NODO DEGLI STRUMENTI GIURIDICI

Più lo convocano e più insiste sui mezzi di cui avrebbe bisogno per affrontare meglio un fenomeno altrimenti ingovernabile. “Che i trafficanti di uomini finanzino alcune Ong è un’ipotesi di lavoro, non ho mai detto che avevo elementi probatori su questo” ha  spiegato Zuccaro all’Antimafia, ma se l’agenzia Frontex e la Marina militare “ci segnalano travalicamenti dei confini delle acque libiche e contatti telefonici tra persone operanti sulle navi di alcune Ong e la terraferma libica c’è il sospetto di contatti tra le organizzazioni che gestiscono il traffico e alcune Ong: è dunque necessario consentirci di fare le indagini per dare corpo ai sospetti o smentirli”. E a chi della commissione Migranti gli chiedeva di essere più chiaro, Zuccaro ha risposto di non potere “sgombrare il campo dai dubbi, vi chiedo di darmi gli strumenti per individuare le mele marce”.

POLIZIA GIUDIZIARIA SULLE NAVI STRANIERE

Il procuratore di fatto passa la palla alla politica quando ripete che sono necessarie intercettazioni e che si dovrebbe operare anche a bordo di navi straniere, ipotesi osteggiata dalle Ong. Zuccaro ha fatto l’esempio della nave della Moas arrivata a Catania con il cadavere di un giovane ucciso su un barcone da un trafficante per un cappellino da baseball: “Se su quella nave della Ong ci fossero state unità di polizia giudiziaria avremmo già preso i trafficanti e li avremmo già in galera”. L’opinione del magistrato è che di fatto l’opera delle Ong favorisca il traffico: per questo ha invitato tutte le organizzazioni, “e non solo alcune”, a non invadere le acque libiche per costringere i trafficanti a uscire allo scoperto. Oggi, invece, “i trafficanti di uomini stanno in qualche modo ricattando chi agisce per fini umanitari esponendo i migranti a condizioni di rischio sempre più gravi”.

OBBLIGHI DI SALVATAGGIO E GESTIONE DEI FLUSSI

Sappiamo che l’intervento di navi (civili o militari) nelle acque territoriali libiche è consentito, ed è stato autorizzato dal centro di coordinamento della Guardia costiera, se da lì arriva una richiesta di soccorso e c’è il rischio di un naufragio, prevalendo in quel caso l’obbligo di salvare vite. Alla commissione Migranti Zuccaro, però, è tornato ad accusare alcune organizzazioni perché “è dubbio che si possano varcare i confini delle acque libiche se non si sono vite a rischio” e “non c’è la certezza che tutti i salvataggi delle Ong siano avvenuti nel rispetto delle regole”. Quindi se si agisce solo per solidarietà “si agevola il traffico illegale”. Visto che i migranti continuano a morire più che con Mare Nostrum, il procuratore è andato oltre con una valutazione “politica”: “Le ong fanno un’opera di supplenza straordinariamente meritevole, ma sono in grado di selezionare il tipo di flusso migratorio? No, è l’Italia, come gli altri Stati europei, ad avere il diritto di fare questa selezione. La gestione dei flussi non può appartenere alle Ong”. Si può incoraggiare il flusso di persone in fuga da situazioni di guerra e pericoli di vita, ma “se solo una percentuale minima di migranti ha diritto all’asilo, gli altri verranno immessi in un circuito illegale che alimenterà la già difficile situazione giudiziaria dell’Italia”. “Si decida chi prendere e lo si vada a prendere sulla terraferma” è stata la sua conclusione.

LE ONG: NO ALLA POLIZIA

La tedesca Jugend Rettet ha escluso categoricamente la possibilità di ospitare unità di polizia giudiziaria a bordo. Alla commissione Difesa del Senato Lena Waldhoff e Jackob Schoen hanno difeso la propria posizione sostenendo che si contravverrebbe alla loro missione, che non è nel loro ruolo svolgere accertamenti giudiziari e che comunque un poliziotto su una nave non fa la differenza. Per il resto, l’attività è sempre sotto il controllo della Guardia costiera. Una conferma che certe posizioni sono inconciliabili è arrivata dall’audizione di Michel Forst, Special rapporteur dell’Onu sui difensori dei diritti umani: alla commissione Diritti umani del Senato ha detto che bisogna salvare vite umane “con tutti i mezzi possibili, inclusi a volte mezzi illegali”. Un’idea che uno Stato di diritto non può accettare.

I NUMERI E IL DRAMMA DEI MINORI SCOMPARSI

Le aride cifre sono quelle che costringono a guardare la realtà: secondo il ministero dell’Interno, al 9 maggio sono arrivate in Italia 44.226 persone, il 41,69 per cento più dell’anno scorso. Nigeria, Bangladesh e Guinea sono sempre le nazionalità dichiarate maggiormente. Secondo l’Unhcr, invece, solo quest’anno sono già 1.700 i morti o dispersi in mare e un altro dato molto preoccupante arriva dalla XVI relazione sulle persone scomparse: l’anno scorso dei 30.063 minorenni scomparsi in Italia, 27.995 erano stranieri non accompagnati, quasi il 45 per cento più del 2015. La conferma di quello che si sa da tempo: i minori non accompagnati scompaiono nel nulla una volta registrata la loro presenza ed è facile immaginare che quasi tutti finiscano nei giri dello sfruttamento criminale. Decine di migliaia ogni anno.

ultima modifica: 2017-05-10T09:15:16+00:00 da Stefano Vespa

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: