I trambusti di Trump visti dalle Borse

I trambusti di Trump visti dalle Borse
Il commento giornaliero ai mercati finanziari di Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners Sgr

Tanto tuonò che piovve. Un nuovo episodio dello scandalo Trump – FBI ha infine fatto perdere ai mercati azionari la loro calma olimpica.

Cosa è successo?

Nella serata di ieri il New York Times ha riportato indiscrezioni secondo cui il Presidente avrebbe fatto pressioni sull’allora Capo dell’FBI Comey perchè questi abbandonasse l’inchiesta sui rapporti tra il suo collaboratore Flynn e i Russi. Le pressioni sarebbero emerse da un memo di Comey, che è stato riportato oralmente alla stampa (ma di cui il NYT non ha ancora la disponibilità). Il fatto, in se, pur di dubbia moralità, non sarebbe così grave: in base alle indiscrezioni raccolte Trump avrebbe detto di “sperare che la cosa fosse lasciata passare”. I problemi nascono dalla successiva condotta di Trump. Far seguire il licenziamento di Comey a pressioni più o meno velate per abbandonare il caso presta chiaramente il fianco all’accusa di ostacolo alla giustizia. E la presunta divulgazione ai Russi di materiale codificato come segreto è la ciliegina sulla torta.

Su queste basi, la parola “Impeachment” ha fatto stabilmente la sua comparsa negli ambienti del Congresso. Alcuni esponenti democratici hanno esplicitamente fatto riferimento all’eventualità (il Deputato Green è arrivato a dichiarare che richiederà l’impeachment in giornata) e perfino qualche Repubblicano ne parla.

Peraltro, la messa sotto accusa del Presidente non è affatto una procedura agevole. Sebbene la definizione costituzionale lasci fondamentalmente ai deputati di decidere se un comportamento è passibile di impeachment (la Costituzione parla di “Treason, Bribery, or other High Crimes and Misdemeanors”) la rimozione del Presidente richiede una condanna, il che implica per cominciare che le accuse siano provate.
In generale il processo prevede un voto a favore dell’impeachment da parte della maggioranza della House of Representatives, un processo in Senato, e un voto a favore della condanna da parte dei 2/3 dei Senatori.

Nel caso di Trump quindi un eventuale rimozione richiede

– La comparsa di prove che mostrino l’ostacolo alla giustizia (il memo non è ancora stato prodotto e la Casa Bianca nega)
– Un voto compatto dei Democratici, con la collaborazione di almeno 25 Repubblicani della Camera, a favore dell’Impeachment
– Un processo in Senato con una maggioranza estremamente qualificata che lo condanni

In soldoni si tratta di un procedimento estremamente lungo, e una condanna richiede che Trump perda l’appoggio del partito, visto che i Repubblicani hanno la maggioranza in entrambe le camere. Improbabile, allo stato attuale. Non a caso i 2 precendenti casi (Andrew Johnson e Bill Clinton) si sono risolti con assoluzioni, mentre Nixon si dimise prima dell’Impeachment.

Naturalmente, a questo punto, ci saranno tutte le investigazioni del caso, le audizioni (il Senate Intelligence Comittee ha appena invitato Comey a testimoniare sia a on open che in close session e ha richiesto al capo dell’FBI ad interim Andrew McCabe tutto il materiale disponibile), l’apertura di inchieste, il tutto condito da scontri tra fazioni, indiscrezioni sui media etc. A spaventare i mercati concorrono da un lato la prospettiva di una paralisi dell’attività governativa, e dall’altro che, ad aggravare la situazione, emergano altri “incidenti” o comportamenti inappropriati da parte di Trump o il suo entourage.

ultima modifica: 2017-05-18T09:03:39+00:00 da Giuseppe Sersale

 

 

 

 

 

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