I 3 problemi della proposta sull’abolizione dei vitalizi per i parlamentari

I 3 problemi della proposta sull’abolizione dei vitalizi per i parlamentari
Le Punture di Spillo di Giuliano Cazzola

La proposta di legge sull’abolizione, anche in modo retroattivo, dei vitalizi e sulla loro trasformazione in pensioni ricalcolate con il metodo contributivo (di cui è primo firmatario l’onorevole Matteo Richetti) sarà senz’altro approvata dalla Camera perché nessun gruppo rinuncerà a dare il suo contributo alla demagogia. Poi è probabile che incontri dei problemi al Senato. Ma dobbiamo aspettarci una campagna mediatica incalzante e irriducibile a sostegno di questa azione benemerita di contrasto ai privilegi. Restano tre problemi. Uno di carattere tecnico: ma se per i lavoratori a cui dovrebbero essere assimilati i parlamentari il calcolo contributivo si applica in tutto o in parte a partire dall’1 gennaio 1996, perché per gli ex parlamentari dovrebbe avere una completa retroattività? Si vuole fare giustizia o punirli? Il secondo problema è di carattere giuridico. Se con un legge si possono cancellare diritti acquisiti ed erogati sulla base delle normative vigenti in quel momento, perché analoga operazione non potrebbe essere fattore tutte le pensioni calcolate in tutto o in parte con il metodo retributivo ? Ovvero con più del 90% delle pensioni un essere? Infine una considerazione squisitamente politica. Quando i rappresentati di una istituzione democratica ammettono di sentirsi colpevoli di chissà quali misfatti solo per accontentare il qualunquismo diffuso nella speranza di placarne la furia iconoclasta, devono prepararsi al peggio.

+++

Il botta e risposta tra Matteo Orfini e Giorgio Napolitano è un esempio della barbarie a cui è arrivato il dibattito politico. Ovviamente la considerazione vale per l’arroganza del “giovane turco” nei confronti di una personalità che merita rispetto non solo per il ruolo istituzionale ricoperto, ma anche per l’età ormai veneranda.

++++

La vicenda della telefonata di Piero Fassino – con il suo “abbiamo una banca?” – a Giovanni Consorte fu senz’alcun dubbio strumentalizzata in modo indegno, perché con quelle parole l’onesto Piero non intendeva certo rivendicare, per quanto riguardava il suo partito, la comproprietà con l’Unipol di un importante istituto di credito. Il suo era chiaramente un modo di dire. Ma ha un senso andare alla ricerca di chi ha cominciato per primo quando ormai si assiste alla caccia senza tregua all’uomo politico da parte delle Procure?

++++

Non ricordo più chi ha detto che la libertà consiste nel sentire suonare alla porta il mattino presto e pensare che sia il lattaio. Gli italiani ormai sono convinti che siano i carabinieri anche quando e’ soltanto il postino. Il quale suona sempre due volte.

ultima modifica: 2017-05-19T12:38:20+00:00 da Giuliano Cazzola

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: