L’Unhcr, i rifugiati e le tecnologie messe in campo

L’Unhcr, i rifugiati e le tecnologie messe in campo

Intervista a margine della decima edizione del Forum della Comunicazione e dell’innovazione digitale 2017 organizzato l’8 giugno a Palazzo Lombardia a Milano da Comunicazione Italiana, in collaborazione con la Regione Lombardia e Microsoft Italia (qui tutti i dettagli dell’evento).

Laura Iucci (in foto), private sector partership officier Unhcr Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, è intervenuta nel corso del Forum della Comunicazione 2017. Quanto è importante la comunicazione nell’ambito in cui lavora?

«È estremamente importante. Per le persone che stanno fuggendo da situazioni di conflitto o di emergenza poter comunicare tra di loro, con le loro famiglie e con chi può metterli in salvo è necessario. È una specie di modalità salvavita. La comunicazione oggi avviene per lo più attraverso gli smartphone che hanno salvato un milione di vite umane».

L’Unhcr è impegnato nella risoluzione dei conflitti in Siria, anche in territori come questo è importante comunicare?

«Certo, solo così si possono portare alla luce le loro storie. Noi siamo il megafono di oltre 65 milioni di persone, per lo più dimenticate, che hanno la voglia di ricominciare a vivere una vita normale e dignitosa. La comunicazione ci aiuta inoltre nel trovare aziende e privati pronti a sostenerci nei nostri progetti».

Ma la guerra nasce dalla mancanza di comunicazione?

«Potrebbe essere uno dei motivi, ma certamente non è l’unico».

Scusi, come si fa a parlare di comunicazione digitale in luoghi in cui già tanto se c’è l’elettricità?

«È proprio grazie alla tecnologia che riusciamo a velocizzare il nostro lavoro e ad essere più efficienti. Per esempio, è stato possibile sveltire le procedure di registrazione e anche riuscire a portare nei campi il sapere e la conoscenza».

Stiamo parlando di alfabetizzazione digitale?

«Digitale e non. Spesso infatti riusciamo a insegnare a leggere e scrivere attraverso i dispositivi digitali. Creiamo delle classi mobili che consentono di chiudere quel gap che sarebbe se no incolmabile. Sono circa 22 milioni i bambini rifugiati nel mondo che hanno difficoltà nell’accesso a scuola. È una grande sfida proprio perché le condizioni dei luoghi in cui operiamo spesso non sono confortevoli ma siamo convinti che sia utile continuare a farlo perché solo così possiamo dare una possibilità di futuro migliore».

Ma ci sono dei campi in cui arriva anche Internet?

«Sì, se e quando possiamo cerchiamo di portare Internet anche nei campi perché funge da finestra sul mondo che a volte fa recuperare la speranza»

Nello “scandalo delle Ong” di cui abbiamo sentito tanto parlare nelle scorse settimane, che ruolo ha la comunicazione?

«Di fondamentale importanza. Una comunicazione sana e veritiera eviterebbe il diffondersi di fake news sui cui poi si sviluppano sentimenti di populismo e odio collettivo».

 

ultima modifica: 2017-06-11T15:24:13+00:00 da Antonella Luppoli