Vi racconto la rivoluzione in atto nel settore healthcare e life sciences

Vi racconto la rivoluzione in atto nel settore healthcare e life sciences

Intervista a margine della decima edizione del Forum della Comunicazione e dell’innovazione digitale 2017 organizzato l’8 giugno a Palazzo Lombardia a Milano da Comunicazione Italiana, in collaborazione con la Regione Lombardia e Microsoft Italia (qui tutti i dettagli dell’evento).

Luca Simonato, direttore Area Salute di Inrete, perché la vostra azienda ha deciso di essere presente al Forum della Comunicazione 2017?

«Perché oggi parlare di innovazione digitale è prioritario e il Forum della Comunicazione lo fa benissimo da diversi anni. Inrete si occupa di relazioni istituzionali e il tema dell’innovazione ci sta molto a cuore per questo esserci è fondamentale per capire come aziende e istituzioni si stanno trasformando ed evolvendo».

Uno dei due workshop che avete organizzato è stato dedicato alla comunicazione e all’innovazione in ambito healthcare e life sciences. Di cosa si è parlato?

«Il settore healthcare e life sciences è importante per noi sia perché crediamo molto nell’innovazione in questo tipo di settore, sia perché questo ambito sta vivendo una specie di rivoluzione. Nei prossimi anni arriveranno sul mercato migliaia di nuovi farmaci e terapie all’avanguardia che cambieranno completamente il sistema sanitario, in ambito clinico e in termini di percezione del paziente».

L’obiezione che spesso viene mossa quando si parla di healthcare e life sciences è che il settore sia ostaggio dei cosiddetti big player, è davvero così?

«Noi come agenzia cerchiamo di dare voce anche alle piccole realtà, quindi le start up o quelle aziende fortemente caratterizzate dall’innovazione, non solo di prodotto ma anche di approccio. E proviamo a posizionarle anche in sedi laterali e in contesti come questo del Forum della Comunicazione dove non sono così conosciute. Ciò consente loro di aprirsi a networking più ampi a quelli a cui sono abituate».

La parola innovazione si accoppia di solito al termine ricerca, ma sappiamo bene che in Italia non è così semplice riuscire a fare ricerca. Come si potrebbe migliorare, secondo voi?

«Partendo innanzitutto da una collaborazione tra pubblico e privato. Cioè evidenziare delle aree in cui, in assoluta trasparenza e libertà, è possibile proporre delle progettualità alle istituzioni regionali, comunali, statali che garantiscano lo sviluppo della ricerca, posti di lavoro e il coinvolgimento magari di poli universitari. Un altro aspetto interessante che potrebbe favorire la ricerca è l’ottimizzazione dei big data e creare delle strutture digitali in grado di favorire la condivisione delle conoscenze».

(Foto: Twitter)

ultima modifica: 2017-06-11T15:26:26+00:00 da Antonella Luppoli

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