Buone e…dolci notizie dal Malaspina

Buone e…dolci  notizie dal Malaspina

Le buone notizie arrivano per posta e sono buone per davvero! Dolci, friabili, al burro , aromatizzate al mandarino …sono le buone notizie che mi giungono da Palermo.
Apro il pacco con una certa emozione, come quelle volte in cui arrivavano i pacchetti dalla Sicilia, ed erano i miei nonni a spedirli con le arance ed i taralli.
Ma questo pacco è speciale arriva dall’Istituto Penale per i Minorenni di Palermo e contiene i biscotti “ Cotti in fraganza”, i prodotti da forno realizzati in laboratorio dai ragazzi del Malaspina.
E’ il direttore dell’Istituto, Michelangelo Capitano, a spedirmeli e a farmi conoscere l’iniziativa e il progetto Lisca Bianca , la barca restaurata e utilizzata per l’inclusione dei ragazzi che vanno riabilitati socialmente.
Ma non voglio mettere troppe cose sul fuoco, la “cottura”, si sa, richiede esperienza, gradualità attenzione.
Faccio l’insegnante nella Scuola Statale e per 22 anni sono stata insegnante di sostegno nella scuola Primaria, so cos’è un laboratorio e la valenza educativo- didattica che ha.
Mi ricordo che da studentessa, quando mi appassionavo alle letture della Pedagogia Attivista, e Pragmatista pensavo che da grande avrei potuto insegnare proprio in un carcere minorile. Poi da insegnante precaria ho scoperto che non è così facile accedere all’insegnamento negli istituti penali, bisogna essere insegnanti di ruolo e qualificati perché, se strutturare un percorso di crescita psico-fisica di un bambino e di un ragazzo è già difficile, lo è ancora di più all’interno di un carcere minorile.
Ma ritorniamo ai ragazzi del Malaspina.
Loro lavorano in un locale all’interno del complesso in cui vivono, trasformato in un vero e proprio laboratorio, il quale dispone di tutte le attrezzature necessarie per la produzione di circa 300 kg di biscotti alla settimana e potete immaginare la valenza enorme di questo progetto, potrebbe dirsi un vero progetto di vita.
Penso che dove venga a mancare la libertà, perché se ne è perso il Diritto, un laboratorio significhi proprio “educare al cambiamento” radicale di un’esistenza di cui si è perso il senso o non si è mai conosciuto.
La volontà è quella di creare un’impresa sociale, anzi è già costituita l’impresa con quei soci che fanno parte della cooperativa Rigenerazioni.
Facciamo conto che si perda la bussola, che non si conosca il senso di una vita regolata secondo Giustizia, che siano capovolti gli ideali e i principi del Diritto, specie se, chi si ha di fronte è il fanciullo nato in una famiglia di malavitosi che sia già stato battezzato e iniziato ad altri principi e che sia già colpevole di fronte alla Legge, recluso, condannato. Come si fa ad educare e rieducare la sua capacità di pensiero? A regolare il caos perché sia complessità e ordine secondo quelle strutture sociali che vivono attuando le norme della convivenza democratica e civile?
“Con il Lavoro!” risponderebbero tutti i padri della Pedagogia. Citando Dewey mi verrebbe di ricordare il testo “Come pensiamo” , le pagine in cui egli cerca di indicare un metodo per poter educare la capacità di pensiero razionale e creativa, per “educare al cambiamento”, alla capacità di ricercare soluzioni sempre nuove, di sviluppare in modo organico progetti per la realizzazione di cose concrete. Il Fare è la più bella manifestazione del cambiamento, la più bella iniziativa connessa al Pensare e finalizzata alla costruzione di un prodotto più alto : la coscienza civile.
Il progetto “Cotti in fragranza” è promosso e sostenuto dall’Istituto Penale Malaspina, dall’Opera Don Calabria , dall’Associazione Nazionale Magistrati e dalla Fondazione San Zeno tutte istituzioni che hanno a cuore l’educazione e la riabilitazione dei ragazzi. Imparare ad impegnarsi in un percorso è fondamentale , regola la capacità di adoperarsi nel raggiungimento di un obiettivo, nella costruzione di qualcosa, nell’avere un ruolo, nell’essere membro attivo di un gruppo, di una piccola società, di avere una dignità personale, una possibilità di sviluppo personale, di sentirsi “libero” , incluso, capace, utile.
Quello che fanno all’interno dell’Istituto è qualcosa che fa muovere, in un microcosmo abbruttito, chiuso, apparentemente senza risorse e senza possibilità di riscatto , la speranza di una rinascita di sé.
In fondo la Speranza era chiusa dentro al vaso di Pandora ed un giorno questo vaso potrà aprirsi e la Speranza dovrà muovere i suoi passi da rediviva, in una società che non ammette errori, scheletri, memorie recluse pur essendo così fallace, malata, subdola, pronta a rinnegare ogni Diritto ogni principio di norma.
La Società non perdona, è un giudice spietato ed ha il potere di precludere la libertà degli individui più della prigione stessa. E’ come l’incanto de Le città invisibili di Italo Calvino, la società incantata e incantatrice dove l’inclusione di un giovane ex carcerato è più difficile da realizzare che non la sopportazione di una cattiva coscienza che appartiene ad una comunità che emargina gli individui per biechi e odiosi pregiudizi.
L’inclusione pertanto va progettata per tempo, va preparata, forgiata, studiata, lavorata attraverso la capacità di ristrutturare un percorso di vita, di studio, di lavoro , va messa in atto “ dentro” per essere possibile fuori.
Vorrei conoscerli uno per uno i ragazzi del progetto “Cotti in Fragranza” , stringergli la mano per dirgli che io li ho gustati i loro biscotti e, chiudendo gli occhi durante la degustazione, ci ho sentito dentro i loro sogni, le loro speranze, le paure, le corse in libertà tutte introiettate dentro ai loro sentimenti da recuperare, le loro coscienze da guarire, e a quelle risanate che vogliono vivere civilmente e bene. Sì li posso giudicare: sono buonissimi, da distribuire nelle scuole, nei palazzi del Governo, nelle città d’Italia, in tutti i luoghi . Meritano la fiducia di una riammissione sociale, di una vera ed autentica inclusione con lo spirito di fortezza di chi la vuole ‘fare franca’ con il passato , di chi spera nel futuro e sarà d’esempio per altri giovani, perché l’esempio è qualcosa che si può tramandare come un mestiere, come un lavoro, come un agire fermo e responsabile.
“ Cotti in fragranza” Se non li gusti non li puoi giudicare , è questo lo slogan tutto pirandelliano, del sentimento del contrario, quella filosofia su cui andrebbe fondata la società che seppellisce i suoi pregiudizi insieme all’ascia di guerra.

info@cottiinfragranza.com

ultima modifica: 2017-06-29T16:21:47+00:00 da Marianna Scibetta