Carige, ecco tutte le incognite e le sfide del nuovo aumento di capitale

Carige, ecco tutte le incognite e le sfide del nuovo aumento di capitale
L'articolo di Maria Benvenuto

Paolo Fiorentino (nella foto), il nuovo amministratore delegato di Carige, il terzo nel giro di due anni, si è subito messo all’opera. Già, perché il lavoro da fare certamente non manca: la banca a breve dovrà decidere sull’aumento di capitale chiesto dalla Bce, che secondo indiscrezioni si aggira sui 700 milioni di euro. Che la ricapitalizzazione ci sarà è certo, e si tratta della terza in quattro anni dopo quella da 850 milioni del 2015 e quella da 800 milioni del 2014. Quel che non si sa ancora con precisione è il suo ammontare, che dovrebbe essere deciso da una consiglio di amministrazione in calendario per il 3 luglio.

IL CAMBIO DELL’AD

La banca, pressata dalle richieste della Bce che chiedeva un piano sui crediti deteriorati e di conseguenza sull’aumento, ha chiesto qualche giorno in più per dettagliare la ricapitalizzazione. E lo ha fatto principalmente perché, proprio nel mezzo della messa a punto del nuovo piano di riorganizzazione, è cambiato l’amministratore delegato. Con una lettera, infatti, il primo azionista con il 17,6% Vittorio Malacalza, in disaccordo sul tabellino di marcia, ha disarcionato Guido Bastianini per sostituirlo appunto con l’ex banchiere di Unicredit, Paolo Fiorentino. Da qui la necessità di avere più tempo per rispondere alla Bce sull’aumento di capitale. Non è la prima volta che Malacalza si muove in questo modo: già nel 2016, nel mese di febbraio, aveva annunciato la sostituzione del precedente ad Piero Montani, che a marzo dell’anno scorso venne sostituito con Bastianini.

IL NODO DELL’AUMENTO

Sono giorni convulsi per l’istituto di credito ligure, che deve quantificare l’ammontare della nuova ricapitalizzazione. Bastianini aveva deciso che sarebbe stata di 450 milioni, anche perché aveva considerato la conversione in azioni di un’obbligazione subordinata in parte in mano alle Generali, che tuttavia non era gradita a Malacalza. Anche tenendo conto di questo, oggi gli analisti stimano un aumento di capitale più massiccio, che potrebbe aggirarsi sui 700 milioni. Un modo per ridurre l’ammontare è cedere parte degli immobili del gruppo Carige, che valgono circa 1 miliardo a valore di libro. L’operazione è stata anticipata in una lettera che Fiorentino ha appena inviato ai dipendenti: “Non solo aumento di capitale — scrive esplicitamente l’ex banchiere di Unicredit originario di Napoli — ma in generale gestione e valorizzazione dei nostri asset”.

LA FIDUCIA

Fiorentino, in generale, si dice fiducioso: “La mia fiducia verso il futuro — scrive — nasce da ciò che in questi pochissimi giorni la banca ha fatto: ho visto realizzare con l’impegno e la collaborazione di tante persone della banca la migrazione per la chiusura di 58 sportelli, l’emissione di 150 milioni di covered bond e la prossima settimana concluderemo la cartolarizzazione di 940 milioni di sofferenze assistite da Gacs (garanzia pubblica, ndr) mediante il collocamento dei titoli agli investitori istituzionali. Ma soprattutto sono fiducioso perché la banca ha un solido patrimonio, ha una tranquilla posizione di liquidità e gode del sostegno di importanti azionisti”. Il riferimento è al socio Malacalza, che secondo indiscrezioni non solo dovrebbe fare la propria parte nell’aumento, ma potrebbe anche arrivare a sottoscrivere qualcosa di più. Resta però il dubbio di cosa faranno gli altri azionisti. E non soltanto gli imprenditori liguri Gabriele Volpi e Aldo Spinelli, che stando a indiscrezioni non avrebbero preso benissimo la scelta di disarcionare Bastianini, ma anche i piccoli azionisti, già messi a dura prova dai due aumenti di capitale degli anni precedenti.

L’OTTIMISMO DI PADOAN

Oltre a Fiorentino, anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, si è detto fiducioso e ottimista. “Non ci aspettiamo che altre banche abbiano bisogno dell’aiuto dello Stato – ha detto il ministro nei giorni scorsi a Bloomberg Tv partendo dalla recente operazione sulle banche venete – stiamo studiando casi in cui questo può succedere, e lasciatemi sottolineare la potenzialità di questo studio, ma in concreto non ci aspettiamo nuovi casi. Per quello che so – ha aggiunto parlando in particolare dell’istituto genovese – a Carige è stato richiesto un numero di aggiustamenti da parte delle istituzioni europee e sta rispettando queste richieste. Questa è una buona notizia”.

ultima modifica: 2017-07-01T09:44:22+00:00 da Maria Benvenuto

 

 

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