Ecco come si svolge il contrabbando di petrolio in Libia

Ecco come si svolge il contrabbando di petrolio in Libia
L'analisi del ricercatore Luca Longo

(Terza parte. La prima parte si può leggere qui e la seconda qui)

Oltre alla protezione in stile mafioso ci sono altre tecniche per spolpare quello che resta del Paese: all’inizio di quest’anno il Procuratore nazionale ha stimato che il furto e il contrabbando del carburante hanno provocato perdite complessive pari a 3,5 miliardi di dollari.

La tecnica classica consiste nel furto di carburante, nel suo successivo contrabbando in nazioni vicine e, da qui, nel suo accesso alla rete dei canali ufficiali. Ma ora, nella totale incapacità della NOC di controllare i flussi di greggio e carburanti, sono in atto tecniche più sofisticate che permettono di trasferire idrocarburi direttamente dalle raffinerie al mercato europeo senza alcuna interferenza amministrativa.

Naturalmente, anche i proventi del contrabbando di idrocarburi sono oggetto di estorsioni, corruzioni e concussioni. La sempre maggiore divergenza fra il tasso di cambio ufficiale (un dollaro USA dovrebbe equivalere a 1,4 dinari libici, ma oggi sul mercato nero ci vogliono 8,2 dinari per comprare un dollaro) ha permesso enormi guadagni a chi è in grado di avere valuta straniera a tasso ufficiale per poi rivenderla al mercato nero. E questo, ovviamente, aumenta la spirale inflattiva stessa moltiplicando i guadagni dei trafficanti e facendo crollare il potere d’acquisto dei cittadini.

Con l’uso di false lettere di garanzia sul credito, le bande si sono arricchite sfruttando le opportunità di arbitraggio fra il tasso di cambio ufficiale e quello reale. La tecnica adottata prevede l’emissione di lettere di credito da parte della Banca Centrale per garantire il pagamento di beni in Dollari USA, ma vengono sistematicamente commerciati meno beni di quelli concordati e i dollari in eccesso ricevuti al tasso ufficiale di cambio finiscono sul mercato nero oppure escono dal Paese. E non si parla di spiccioli: secondo un rapporto ONU solo Haithem al-Tajouri, il capo di una di queste milizie, ha estorto alla Banca Centrale lettere di credito per venti milioni di dollari.

Ma le estorsioni sono all’ordine del giorno. Le milizie rapiscono i banchieri o i maggiori clienti delle banche quando non provvedono direttamente a farsi aprire ed a ripulire i forzieri. Questo provoca la fuga degli investitori ma anche una crisi di liquidità che porta a stampare altro denaro e a fare volare l’inflazione che ora si stima sia fra il 30 ed il 40%. Il sistema non può reggere a lungo in una nazione in cui la maggior parte dei cittadini riceve salari o sussidi dallo Stato e che importa tutto ma esporta solo il petrolio.

Crisi di liquidità, inflazione galoppante e impossibilità da parte dello Stato di fornire beni e servizi ai cittadini sono gli elementi ideali per lo sviluppo del contrabbando. Tutte le merci vengono importate clandestinamente e vendute sul mercato nero. La merce più redditizia è la carne umana, gestita da reti criminali che offrono ai disperati la possibilità di fuggire in Europa al prezzo sostanziale di tutti i beni ancora posseduti.

I trafficanti devono a loro volta pagare alle milizie i diritti di transito sul loro territorio (da 2 a 25 dollari a testa) e queste ultime provvedono direttamente a spogliare i migranti dei beni che ancora trasportano. Calcolando che solo nel 2016 sono stati registrati 181.000 imbarchi verso l’Europa, Global Initiative stima un business che oscilla fra 275 e 350 milioni di dollari.

In conclusione, l’economia di guerra libica sta prosciugando le risorse delle istituzioni ancora presenti a vantaggio delle singole bande e milizie che reinvestono il denaro sottratto pagando nuovi miliziani e acquistando nuove armi. E’ chiaro che bande e milizie stesse che proliferano in questo vuoto di potere ostacolano con ogni mezzo ogni tentativo di unificazione statale e si alleano alternativamente con i due contendenti il governo del primo ministro Fayez al-Serraj e l’esercito del generale Khalifa Haftar in modo da mantenere i due antagonisti il più possibile in equilibrio.

Una via d’uscita è stata proposta da Mahmoud Jibril, che ha guidato il Consiglio nazionale per la Transizione Libica. Jibril è infatti convinto che l’unica via d’uscita passi in una amnistia generale per tutti i capibanda e i miliziani, esenzioni fiscali e anche offerte di terreno ai miliziani per costringerli a mantenere le proprie disponibilità finanziarie all’interno della nazione stessa. A noi italiani suona un po’ come l’ Amnistia Togliatti che ci ha permesso di evitare la guerra civile dopo la vittoria sui nazifascisti. Ma non è detto che questa cura, ancorché drastica, possa funzionare per un paziente ormai moribondo come lo Stato Libico.

(3.FINE)

ultima modifica: 2017-07-02T10:04:08+00:00 da Luca Longo

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: