Perché ci dispiace di Lady D?

Perché ci dispiace di Lady D?

A vent’anni di distanza dal 31 agosto 1997 cosa ricordiamo di Lady D? Una povera donna? Una vittima? Un mito da emulare? No di certo…

Sì è vero ci dispiace.

Al tempo fu uno strazio, ore davanti alla TV per avere notizie e aggiornamenti prima, durante e dopo l’incidente.

Poi ore davanti alla TV per assistere a quel funerale eterno, pomposo, tristissimo, surreale, che vedeva quei due bambini camminare lento, con gli occhi bassi, capaci di non piangere e trascinarsi a forza urlando dalla disperazione.

Sono seguiti giorni, settimane, mesi ed anni di indagini e supposizioni, di colpevoli ed indagati. Mesi ed anni di “morale” sul Principe Carlo che l’aveva resa “infelice” con la sua eterna amante.

Mi dispiace, sì, ma non sono mai stata dalla sua parte.

Mi è dispiaciuto a prescindere perché una giovane persona (donna o uomo che sia), nel fiore degli anni, che muore lasciando dei figli e una famiglia, è comunque uno strazio. Mi è dispiaciuto perché quando una giovane mamma lascia prematuramente i suoi figli, è comunque uno strazio.

Mi è dispiaciuto per mille motivi ma… non ho mai amato “il personaggio”. Non ho mai amato la sua “santificazione”. Non ho mai approvato il suo comportamento, né prima (da giovane moglie del Principe Carlo) né tantomeno dopo da delusa, petulante e depressa nel personaggio della moglie tradita. La principessa triste… No! Aborro… direbbe Mughini

Ho sempre pensato che nella vita, qualsiasi scelta tu faccia, personale e professionale, la devi fare con coerenza, con dedizione, con onestà e con consapevolezza.

Non credo che questi aggettivi siano mai appartenuti a Lady D.

Sin dal primo atto, momento in cui “ruba” il fidanzato alla sorella Sarah, senza per questo dannarsi molto, (nome tra l’altro dato forse alla prima figlia segreta di Carlo e Diana…), fino alla pomposa cerimonia del matrimonio con oltre 2.000 invitati trasmessa in mondovisione con quel terribile abito a meringa dallo strascico di sette metri…

Ma qui Lady D davvero credeva che il suo fosse un “semplice matrimonio”?

Davvero credeva che fosse “solo” un matrimonio d’amore?

Lecito che desiderasse che fosse “anche” questo, ma possibile che nessuno mai le abbia spiegato che stava siglando un contratto che andava molto oltre un semplice matrimonio?

E possibile che non l’abbia mai capito?

Dalla scelta dell’abito fino a tutte le dovute e volute frequentazioni dalla Regina Madre ad Elisabetta II e di tutta la casa reale tra le immense proprietà della Corona, davvero pensava che il suo destino sarebbe stato simile a quello di ognuna di noi?

Insomma nel primo atto ogni scelta (anche di look) era discutibile e richiedeva consigli anche dalle altre corti europee (sembra che addirittura la principessa Grace di Monaco si fosse offerta per suggerimenti di eleganza…). Finché tra designer inglesi e couturier dal resto del mondo emergeva il giovane genio Gianni Versace che, con la collaborazione di grandi make up artist e fotografi (tra cui Mario Testino), riuscì a convertire l’immagine di una banale donna di campagna (benchè nobile da secoli) in una affascinante ed elegante donna moderna.

dispiace Lady D

Prezzo da pagare?

La richiesta di ottenere attenzione e popolarità quanto o maggiore dell’erede al trono al suo fianco.

La popolarità si ottiene solo grazie ai media, e Lady D lo sa. Vuole riflettere di luce propria e non di luce riflessa come una che ha sposato l’erede al trono più antico e potente del mondo.

Vuole riscattarsi per smettere di piagnucolare (ma non lo farà anzi! Dispensando imbarazzanti interviste, speciali, biografie e libri di piagnistei) che la fanno apparire sempre più vittima e sempre più moglie tradita e principessa triste

Ma quale tristezza diremmo noi umani?

Le avrei voluto urlare che lei non ha contratto un matrimonio con un uomo “normale” e per amore, con tante belle storie che noi comuni mortali possiamo fare.

Ha contratto un matrimonio d’affari, che le conferiva un ruolo di potere e d’immagine, e dove la tradizione e la storia (e le leggi dell’economia) governano.

E se proprio tale tristezza la devastava avrebbe potuto scegliere: o ritirarsi e fare la bella eremita dispensando i suoi beni in silenzio per le varie associazioni che amava tanto (anziché richiamare tutti i media ad ogni donazione), o consolarsi con amanti del suo rango, in modo discreto e consapevole, senza per questo passare per i vari istruttori (aitanti e sicuramente brillanti) dei figli.

Era così arrivata alla sua rinascita, iniziando una seconda vita, riformattando quell’immagine goffa che le era appartenuta nella sua precedente esistenza che ora era nelle grazie di tutti i media. Aveva così una nuova immagine esteriore perfetta, costruita a tavolino, capace di esaltare eleganza e fascino di una donna che immaginavamo consapevole del risultato ottenuto grazie anche al suo impegno (dalla perdita di peso, all’attività sportiva, allo studio del look, al nuovo taglio di capelli, ad un abbigliamento curato che non lasciava più nulla al caso neanche all’uscita dalla palestra…) .

E mentre cambiava ogni atteggiamento dalle pose statiche a quelle fotografiche, dalla camminata studiata alle movenze e sorrisi, Lady D in contemporanea si costruiva una nuova immagine interiore dando il via ad una donna attenta al sociale, incline a lasciarsi coinvolgere da così tante fondazioni e associazioni benefiche quanto sempre più numerose divenivano le pagine dei media di tutto il mondo.

La immaginavamo consapevole nel suo fare scelte accurate di reti e tv e media vari di tutto il mondo per ogni sua dichiarazione dispensata.

La immaginavamo consapevole quando si innamorò del cardiochirurgo di origine pakistana dove religione e cultura già ponevano forte limitazioni al legame. Fino a peggiorare ulteriormente la situazione con la frequentazione del rampollo della famiglia più ricca d’Inghilterra, al quale visto e cittadinanza erano stati sempre negati pur essendo proprietari della Londra più lussureggiante che si conosca, da Harrods in poi.

Forse qui ha voluto sfidare il mondo frequentando Dodi, il figlio dell’imprenditore egiziano Al-Fayed.

La immaginavamo consapevole quando scelse di andare in costa smeralda in Sardegna dove noi comuni mortali andiamo per cercare un pò di celebrità. Quindi anche la scelta della costa smeralda non coincideva con la sua improvvisa esigenza di privacy.

O era anche questo un escamotage per conquistarsi i media di tutto il mondo? Insomma, perché fare un altro piagnisteo sulla privacy negata?

Certo sì, ci dispiace, ma è così. Lady D non ha fatto mai alcuna scelta che sia stata anche solo una di queste cose: coerente, onesta e consapevole. O se invece le sue scelte possono dichiararsi tali, allora ci dispiace ancora di più, perché vuol dire non ha mai fatto scelte intelligenti.

Cara Lady D, riposa in pace.

A noi sicuramente dispiace che tu non ci sia più.

Porremo un fiore in tua memoria. Verremo a vedere la mostra dedicata a Lady D e celebreremo la tua commemorazione.

Ma non sarai mai una vittima per noi.

Né tantomeno un mito da emulare.

dispiace Lady D

ultima modifica: 2017-08-31T22:27:24+00:00 da Fabiola Cinque