Ecco le 10 falsità della Catalogna sul referendum (secondo El País)

Ecco le 10 falsità della Catalogna sul referendum (secondo El País)
L’articolo di Rossana Miranda

Il referendum sull’indipendenza della Catalogna previsto per il 1° ottobre, considerato incostituzionale dal governo di Mariano Rajoy, ha riaperto le ferite in Spagna. La vicenda assume sfumature diverse, a seconda della posizione dell’interlocutore, che sia favorevole o contrario alla secessione catalana. Nemmeno l’ideologia politica può aiutare ad inquadrare le diverse posizioni, perché il movimento per la secessione della Catalogna è politicamente trasversale (qui l’articolo di Formiche.net).

STRATEGIE DA CAMPAGNA ELETTORALE

Il quotidiano spagnolo El País ha voluto riaprire il dibattito con un testo a quattro mani sui falsi miti sostenuti dai secessionisti. L’articolo, pubblicato il 24 settembre, è firmato da due noti editorialisti del País: Xavier Vidal-Folch Balanzó e José Ignacio Torreblanca, il primo basato a Barcellona e l’altro a Madrid. Due visioni diverse della Spagna che, però, coincidono nel definire fasulli molti degli elementi sollevati da chi promuove la separazione della Catalogna dal resto del Paese.

GLI AUTORI DELL’ANALISI

Xavier Vidal-Folch Balanzó è nato a Barcellona ed è fratello del giornalista Ignacio Vidal-Folch. Lavora al País dal 1982, è direttore aggiunto del quotidiano dal 1989 e presidente del World Editors Forum. Ha ricevuto nel 2013 il Premio di Giornalismo “Francisco Cerecedo” dell’Associazione Giornalisti Europei. Conosce bene la realtà della Catalogna non solo perché ci è cresciuto, ma anche perché ha diretto l’edizione catalana del País per molti anni.

Invece José Ignacio Torreblanca è un giornalista che lavora a Madrid. È professore di Scienze politiche all’Università Nazionale di Istruzione a Distanza sempre nella capitale e dirige la sede spagnola dell’European council on foreign relations.

PREMESSE SENZA SOSTENGO

Secondo loro l’elenco dei più clamorosi falsi miti del movimento indipendentista sono:

  1. Quella del 1714 non è stata una secessione.
  2. La Costituzione spagnola è ostile alla Catalogna.
  3. L’autonomia è fallita.
  4. Lo Stato è autoritario.
  5. La Spagna ci ruba.
  6. Da soli saremo più ricchi.
  7. Abbiamo il diritto di separarci.
  8. Non usciremo dall’Unione Europea.
  9. Il voto del 1° ottobre è legale.
  10. Votare è sempre democratico.

“L’indipendentismo catalano si basa su affermazioni che si ripetono con frequenza. Dalle credenze storiche fino a quelle economiche. Tutte false. El País raccoglie e analizza 10 di questi miti e falsità che non si fondano su uno studio minuzioso – si legge nella premessa dell’ampio articolo -. Non è certo, per esempio, e per questo basta vedere i trattati europei, che una Catalogna indipendente potrà entrare automaticamente nell’Unione europea. Al contrario: si potrebbe entrare in una situazione istituzionale e internazionale complessa e rischiosa, con l’Onu come prima tappa”.

SULL’AUTONOMIA E LA LEGALITÀ

Nell’articolo del País, i giornalisti smentiscono che lo Stato delle Regioni Autonome sia fallito, che votare sia sempre democratico (anche le dittature organizzano elezioni, basta ricordare cosa faceva il franchismo o cosa succede in Venezuela), o che la consultazione del 1° ottobre sia legale. Non si dice abbastanza che il contenuto del referendum sull’indipendenza catalano non ha una base costituzionale e che nello stesso Parlamento catalano non è stato approvato per unanimità. Il gruppo parlamentare guidato da Inés Arrimadas (Ciudadanos) ha infatti votato contro e si è ritirato dalla discussione. Inoltre, non rispetta le premesse della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa. “Non è vero – spiegano Vidal-Folch Balanzó e Torreblanca – che la Catalogna possa separarsi legalmente dalla Spagna appellandosi al diritto di autodeterminazione; quel diritto è riservato ai popoli sottomessi a dominazione coloniale. Nemmeno è vero che la Costituzione votata nel 1978 è ostile verso i catalani”.

RISPETTO DEI DIRITTI

Alla premessa “la Spagna è uno Stato autoritario”, El País risponde con i dati dell’Economist che danno al Paese un indice sulla democrazia di 8,3 su 10 punti. Freedom House riconosce alla Spagna il massimo punteggio in diritti politici e civili. La Spagna rispetta tutti i trattati europei e le carte di diritti umani ed è sottoposta ai tribunali di Strasburgo (Consiglio d’Europa) e Lussemburgo (Tribunale di Giustizia dell’Ue). “Lo Stato di diritto e divisione di poteri è garantito dai tribunali […] L’autogoverno può migliorarsi in Spagna, ma è già formidabile”, si legge.

UNA STORIA (NON VERA) CHE SI RIPETE

Nel 2015, il quotidiano conservatore Abc pubblicò un articolo molto simile. All’epoca i catalani si preparavano per le elezioni delle comunità autonome e il voto era considerato una specie di plebiscito sulla secessione. In effetti, i separatisti hanno vinto, eleggendo Artur Mas presidente della Regione. L’articolo raccoglieva il parere di economisti, avvocati, sociologi, politologi, filosofi e professori di Diritto costituzionale quelli erano le bugie più ripetute dai secessionisti catalani. “Spagna ci ruba”, “Resteremo nell’Unione Europea”, “Soli saremo più ricchi”, “L’indipendentismo è moderno”, “La maggioranza dei catalani vuole l’indipendenza”, “La Catalogna è diversa dalla Spagna”.

Le premesse (mancanti di verità) sembrano essere le stesse che oggi sbandierano gli indipendentisti.

ultima modifica: 2017-09-30T16:31:02+00:00 da Rossana Miranda

 

 

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