I tre strafalcioni di Maria Elena Boschi su evasione fiscale e contante

I tre strafalcioni di Maria Elena Boschi su evasione fiscale e contante
L'articolo del commercialista Giuliano Mandolesi

Possiamo chiamarle uscite infelici, strafalcioni o affermazioni incaute ma il risultato non cambia, l’ex ministro Maria Elena Boschi ora sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, al convegno “A Cesare quel che è di Cesare” tenutosi lunedì a Milano ha commesso tre errori con alcuni affermazioni quantomeno imprudenti.

1 – L’affermazione “Quest’anno recuperati 23 miliardi dall’evasione”

La Boschi ha esordito con “23 miliardi recuperati”, dato inesistente ad oggi visto che i report dell’Agenzia escono tra fine gennaio ed inizio febbraio; poi però ha corretto il tiro “20 miliardi stimati”.

Per prima cosa sarebbe utile capire “stimati da chi?”.

In media infatti la lotta all’evasione negli ultimi ha portato nella casse dello Stato cifre intorno ai 14/15 miliardi, ovviamente senza considerare l’incasso 2016 di 19 miliardi, cifra dopata dall’introito una tantum della voluntary disclosure che ha pesato per oltre 4 miliardi.

Sarebbe dunque un risultato di indiscusso successo arrivare a 16/17 miliardi, 20 già sembrano lontani, per non parlare di 23, irraggiungibili probabilmente.

Saremmo dunque tanto sorpresi quanto felici se i 20 miliardi “stimati” fossero confermati.

2 – L’affermazione “In Italia c’è la percezione di un’eccessiva pressione fiscale”

Ci fa piacere apprendere che, come per le temperature, anche la pressione fiscale sia un dato divenuto soggettivo e non più oggettivo, sfortunatamente però i numeri e la matematica lasciano gran poco di “percepibile” ed i dati pubblicati recentemente sia dall’OCSE che dalla Corte dei Conti mostrano il contrario, basti pensare al total tax rate imprese che sfiora il 65%.

 3 – L’affermazione “Dobbiamo porci il problema di come aggredire il contante che è presente nelle case degli italiani”

Su questo punto ovviamente c’è poco da dire, se non ricordare che detenere contante legalmente guadagnato (e dichiarato) “ad oggi” in Italia non è ancora un reato.

Un frase del genere è dunque sbagliata sia nei toni con l’utilizzo della parola “aggredire” sia nella sostanza perché paragona chi detiene liquidità legalmente da chi invece evade il fisco.

Forse il vero problema “da porsi” sarebbe non tanto quello di aggredire qualcosa o qualcuno ma la necessità di abbassare sostanzialmente le imposte in Italia prima che sia troppo tardi.

ultima modifica: 2017-09-20T08:52:34+00:00 da Giuliano Mandolesi

 

 

 

 

 

 

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  • wolframo zuccolo

    la magica MEB ha sempre ragione , è un dogma