Perché ora per Merkel governare sarà un rebus

Perché ora per Merkel governare sarà un rebus

Una situazione simile la politica tedesca non l’aveva mai vissuta. L’impressione che si aveva ieri, subito dopo i primi risultati delle elezioni, è stata che fosse in atto un fuggi fuggi generale. I più veloci ad accomiatarsi sono stati i socialdemocratici. Il loro leader Martin Schulz, dopo la batosta dell’appena 20,5 per cento di voti ottenuti, è salito sul palco allestito nel Willy Brandt Haus, la sede del partito, e dopo aver sottolineato la drammaticità per il partito dell’esito, ha comunicato che l’SPD non sarà disponibile a entrare in una nuova grande coalizione e andrà, invece, a occupare come forza politica più grande i banchi dell’opposizione. Una notizia che non ha fatto certo piacere ad Angela Merkel (in foto), la quale è giunta alla “Berliner Runde” (la trasmissione che segue a ogni elezione e alla quale prendono parte i capi di partito entrati nel Bundestag, Parlamento) non proprio gioiosa: perché se è vero, come lei stessa dichiarava che “restiamo la formazione più forte, nessun governo si potrà fare contro di noi”, è anche vero che l’Unione (CDU e CSU) con il 33 per cento dei voti ottenuti ieri, ha perso un 8 per cento di consensi rispetto al 2013 e, stando alle analisi del voto, ben 1 milione nei confronti dell’AfD.

Inoltre, con la dipartita della SPD, le è venuto a mancare un possibile alleato di governo. Le restano solo i liberali dell’FDP e i Verdi (che hanno ottenuto rispettivamente il 10,7 e l’8,9 per cento di voti), con i quali potrebbe costituire una cosiddetta coalizione Jamaica. Peccato che anche questi potenziali alleati si accomoderebbero di stare sui banchi dell’opposizione (il loro leader Christian Lindner, l’ha ripetuto varie volte ieri sera che anche da questi banchi si fa politica). Questo per lo meno si è evinto dal talk show di “Anne Will” andato in onda subito dopo la “Berliner Runde”. Tra gli ospiti c’erano, seduti fianco a fianco, Wolfgang Kubicki per l’FDP, Cem Özdemir  per i Verdi, mentre di fronte a loro aveva preso posto la socialdemocratica Manuela Schwesig, attuale governatrice del Mecklenburg-Vorpommern, il Land della Germania orientale nel quale ha vissuto Merkel.

Kubicki e Özdemir accusavano l’SPD di sottrarsi alla responsabilità di governo, proprio in un momento così difficile, proprio ora che un partito nazionalista come l’AfD porterà nel Bundestag 94 deputati, alcuni su posizioni particolarmente radicali (e quanto lo siano lo dimostra l’annuncio di stamane, fatto da uno dei suoi leader. Frauke Petry ha fatto sapere, infatti, di non voler far parte del gruppo parlamentare dell’AfD – “troppo radicali le esternazioni di alcuni colleghi” – e di entrare come indipendente nel Bundestag). Schwesig, dal canto suo, a Kubicki e Özdemir ribatteva che la decisione dell’SPD di andare all’opposizione era invece un gesto di responsabilità. “Abbiamo già dato l’ultima volta, quando abbiamo accettato di tornare al governo pur avendo ottenuto un risultato tutt’altro che soddisfacente. Ora dobbiamo riposizionarci, ritrovare la nostra identità, offrire alle prossime elezioni una vera alternativa tra centro-destra e centro-sinistra”. Peraltro, concludeva Schwesig, non capiva tutta questa ritrosia da parte dei liberali e dei verdi, quasi non si sentissero pronti a governare, e sì che in campagna elettorale sostenevano l’esatto opposto.

Tutto questo fa capire quanto sarà difficile per Merkel costituire la prossima coalizione. Le posizioni tra Verdi e liberali si dividono soprattutto per quel che riguarda l’immigrazione – i liberali sono per un numero massimo di nuovi arrivi e chiedono una legge ad hoc per gli ingressi legali; e ancora, vogliono abolire la tassa sulle energie alternative, lasciando che sia il mercato a determinarne il prezzo. I verdi sono su posizioni diametralmente opposte.

E poi c’è l’incognita CSU. Questa volta i cristiano sociali in Baviera hanno ottenuto solo il 38,8 per cento, cioè un 10,5 per cento di voti in meno del 2013, e il peggior risultato dal 1949. Inoltre, non ce l’ha fatta a entrare nel Bundestag il suo candidato di punta, l’attuale ministro dell’Interno bavarese Joachim Herrmann. E tutto questo a un anno dalle elezioni regionali. Horst Seehofer ha già comunicato che non intende lasciare la guida del partito, in compenso il prossimo governo che si insedierà a Berlino intraprenderà, così ha assicurato, un corso più decisamente di centro destra. Secondo lui, infatti, l’Unione ha lasciato scoperto il fianco all’AfD e questo fianco va ora coperto. Ed è molto probabile che questa volta Seehofer non sarà più disposto a fare un passo indietro per amore della pace familiare, cioè per tenere insieme CDU e CSU.

Insomma tempi piuttosto incerti quelli che si presentano a Merkel. Sarà anche vero che, come diceva ieri Schulz, Merkel pur di mantenere la guida del Paese è disposta a promettere di tutto a tutti. Il fatto è che dovrebbe avere partiti che smaniano di governare. E stando a quanto si è sentito e visto ieri, le cose non stanno così.

 

ultima modifica: 2017-09-25T12:25:53+00:00 da Andrea Affaticati

 

 

 

 

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