Alabama e Moore, ecco come Bannon le suona pure a Trump

Alabama e Moore, ecco come Bannon le suona pure a Trump
L’ex stratega del presidente continua a aizzare i movimenti di base dei conservatori contro l’establishment di Washington. E alle primarie repubblicane dell’Alabama, Bannon fa una vittima illustre: il candidato voluto da Trump. “È il giorno della resa dei conti”, esulta

“Honey badger don’t give a shit”. “Al tasso da miele non frega un cazzo”. Pare sia il motto preferito da Steve Bannon, riferimento poco urbano a uno degli animali predatori più brutti – ma letali – che esistano in natura, capaci di attaccar brighe con ratti, serpenti e leoni, e per questo anche di diventare virali su Youtube. È con tale spirito battagliero che l’ex chief strategist della Casa Bianca, dimessosi lo scorso 18 agosto dall’amministrazione, questa notte ha dato un primo grande dispiacere al presidente repubblicano Donald Trump.

È successo tutto nello stato dell’Alabama, dove si sono appena tenute le primarie del Partito Repubblicano per scegliere il candidato che a dicembre correrà per il posto di senatore lasciato vacante da Jeff Sessions, nel frattempo diventato ministro della Giustizia dell’amministrazione Trump. Piccole beghe interne al partito, potrà pensare qualcuno. Eppure la corsa elettorale nello Stato dell’America meridionale è carica di molti significati. Roy Moore, ex giudice della Corte suprema dello Stato, ha battuto con un ampio margine (55% a 45%) Luther Strange, cioè il candidato portato in palmo di mano dal Partito Repubblicano e sostenuto dallo stesso presidente Trump che negli scorsi giorni era venuto apposta in Alabama per sostenerlo. Moore ha raccolto attorno a sé la parte più agguerrita del movimento conservatore, e a sorpresa lo stesso Bannon che si è cimentato in uno dei suoi primi comizi pubblici. I toni del discorso dell’ex consigliere trumpiano restituiscono fedelmente l’immagine di una campagna elettorale locale alla quale è stato attribuito da molti un significato nazionale. “Domani si deciderà chi ha in mano la sovranità degli Stati Uniti – ha detto Bannon due giorni fa – Questa sovranità è delle élite di Washington, con i loro soldi, o è della gente dell’Alabama, con la propria forza?”. Poi un riferimento ai tanti soldi spesi dai repubblicani d’establishment per sostenere Strange: “Pensano che siete una banda di cretini – ha detto Bannon rivolgendosi al pubblico – Che non siete altro che degli zotici. A loro non interessa nulla di quello che avete da dire, di quello che pensate o di quello che volete. Ma domani avrete una chance di dire a loro quello che voi pensate di come le élite stanno governando il paese”.

Detto, fatto. Il candidato ufficiale del Partito Strange è stato sconfitto da Moore che così si è conquistato il ruolo di candidato dei repubblicani per le elezioni senatoriali dell’Alabama. Chi è Moore? Classe 1947, ex giudice, capo della Corte Suprema dell’Alabama dal 2001 al 2003, anno in cui fu costretto alle dimissioni perché si rifiutò di far rimuovere un monumento dedicato ai Dieci Comandamenti nonostante la decisione di una corte federale. In un suo recente comizio, indossando il cappello da cowboy, Moore ha respinto chi lo accusava di non difendere il Secondo emendamento della Costituzione (quello sul porto d’armi) sfoggiando sul palco la propria pistola personale. All’establishment del Partito repubblicano questo Moore non doveva piacere molto, se è vero che durante la campagna elettorale i principali leader e finanziatori del GOP di Washington hanno fatto confluire circa 30 milioni di dollari sullo sfidante (poi sconfitto) Strange. Per quest’ultimo si era speso in prima persona anche Mitch McConnell, senatore repubblicano e capo della maggioranza alla Camera alta, come scrive Politico.

A sostegno dell’“outsider” Moore, però, si è messa in moto una macchina altrettanto efficiente, per quanto meno dotata finanziariamente. Il network di militanti, radio e siti internet (Breitbart in testa), personalità come Sarah Palin (ex candidata alla Presidenza), insomma una fetta importante della galassia conservatrice di base. Con tanto di endorsement ufficiale di Bannon che, fin dalla sua uscita dalla Casa Bianca, ha giurato guerra aperta all’establishment repubblicano che – dal suo punto di vista – fa di tutto per frenare l’agenda populista e nazionalista in economia del presidente Trump.

In definitiva, la notizia è che in Alabama il candidato repubblicano sostenuto da Bannon ha battuto il candidato sostenuto da Trump. Al punto che il presidente nella notte ha cancellato tre tweet che aveva scritto negli scorsi giorni a sostegno dello sconfitto Strange. Cosa dice Bannon di tutto ciò? Sostiene che Trump è stato male informato dai suoi consiglieri e influenzato dalla “palude” di Washington. E aggiunge che la sua personale discesa in campo per Moore non è altro che un modo per opporsi a questi cattivi consiglieri di Trump e per rilanciare l’agenda originale del trumpismo. Anche se oggi i titoli di Breitbart, sito di informazione diretto dallo stesso Bannon, sono un po’ meno pacifici: “L’establishment repubblicano è in ginocchio”. E ancora: “Si avvicina il giorno della resa dei conti”. Certo un messaggio alla Casa Bianca dev’essere arrivato.

ultima modifica: 2017-09-27T10:43:08+00:00 da Cristoforo Lascio

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