Concorsopoli nelle università? Colpa (anche) del corporativismo

Concorsopoli nelle università? Colpa (anche) del corporativismo
Il commento del filosofo Corrado Ocone

Capita raramente, perché lo considero una delle menti più profonde in circolazione, ma questa volta sono in disaccordo con la tesi di fondo espressa l’altro. Ieri su Il Mattino da Biagio De Giovanni nel suo pezzo “Perché l’università va difesa”, dopo aver ribadito che la legge deve colpire i reati di cui i docenti eventualmente si rendano colpevoli nell’esercizio delle loro attività concorsuali, inizia una serrata argomentazione con cui legittima, in sostanza, le consolidate pratiche di lottizzazione generalmente in corso nell’accademia italiana.

Certo, non può essere la magistratura a dover decidere chi deve andare in cattedra e chi no, ma è pur vero che: 1) non è l’università ma la cultura generale e diffusa di una comunità che va difesa; 2) non c’è nessuna difesa delle istituzioni a partire da una presunta “ragion di Stato” da portare avanti in questo caso.

L’università può essere considerata un’istituzione solo in un’ottica statolatrica, mentre più laicamente essa andrebbe considerata un servizio offerto alla comunità da enti, pubblici e privati, di diversa natura. Certo, lo Stato dovrebbe riservarsi una funzione di controllo generale sulla qualità degli studi, e dovrebbe anche proporsi dei programmi di sviluppo formativo, ma il resto andrebbe affidato al libero mercato della domanda e della offerta.

Al di là di ogni valore legale attribuito al titolo di studio (valore che d’altronde le aziende all’avanguardia già più non riconoscono). Certo, ciò comporterebbe un sostanziale dimagrimento delle facoltà umanistiche basate sulla cultura classica, cioè diciamolo pure, senza temere di passare per reazionari, sulla cultura vera. Ma quest’ultima, in verità, non ha mai coinciso con una sua diffusione di massa, o peggio con la sua istituzionalizzazione. Essa scorre per mille rivoli nelle vene di una società sana. Chissà, che, così separata da ogni fine utilitaristico, la stessa cultura umanistica non possa affrancarsi dal suo generale scadimento attuale. E cioè dai due mali storici che ora l’affliggono: l’illuminismo di massa del pensare comune (quello dell’ “uno vale uno” per intenderci), e nel contempo la diffusa mancanza di senso storico nelle nuove generazioni. Quanto a “concorsopoli”, essa mi sembra porti alla luce con chiarezza il corporativismo dell’istituzione universitaria. Uno dei tanti corporativismi che bloccano l’Italia, e che vanno smantellati con buon senso e con una moderna mentalità liberale.

ultima modifica: 2017-09-29T09:24:53+00:00 da Corrado Ocone

 

 

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: