Cosa serve all’Europa dopo le elezioni tedesche

Cosa serve all’Europa dopo le elezioni tedesche

Nel nuovo circolo mediatico che si è aperto dopo le elezioni in Germania, presentate, per mesi, come il toccasana, un punto di svolta “sicuro” per decidere il futuro dell’Europa, già si sussurra di un altro “dopo”, quello delle prossime elezioni italiane. Così di “dopo” in “dopo”, l’Europa vive di rinvio in rinvio, ormai da oltre 60 anni, anche se progredisce, perché, con questa logica, che nasconde altro, ci sarà sempre un “dopo” da aspettare per compiere il passo definitivo. In realtà si tratta di un semplice pretesto per non decidere, vista la mancanza di coraggio e di visione da parte dei capi politici, molto preoccupati del loro contingente, dei loro cortili nazionali, dove tutto viene ricondotto, quanto servirebbe fare il contrario. Macron ci sta provando, con il coraggio necessario,  nel suo discorso alla Sorbona; sembra di essere tornati ai tempi di Delors o dei padri fondatori. Adesso, però, bisogna evitare che il suo tentativo si areni, come tanti nel passato, sulle sabbie mobili di cui l’Ue è piena, anche senza la Gran Bretagna. Non si possono ripercorrere i metodi del passato, bisogna andare oltre, focalizzando l’attenzione sul nocciolo di tutta la questione europea: il “vulnus” politico dell’Unione. Perciò, ormai, non possiamo più continuare a perseverare nelle tattiche delatorie e negli errori. Infatti:

– non si può più pensare che basti l’Europa dei piccoli passi, né da parte della classe politica, né da parte degli “appassionati”, difensori di un’Europa “ideale”;
– non si può più ignorare” o escludere,  la “questione” europea, che appartiene ad ognuno di noi, dal dibattito politico-elettorale dei vari paesi, come  purtroppo è avvenuto in Germania, pensando che ciò serva a mantenere sotto la cenere i sentimenti anti europei (anti Euro), con i risultati che poi abbiamo visto;
– non si possono impostare le campagne elettorali o le campagne di informazione (com’è avvenuto durante la crisi economica e non solo) su falsi presupposti, o peggio, sui pregiudizi o i luoghi comuni. Infatti, com’è possibile, solo per citare l’ultimo caso, che il segretario dei liberali tedeschi, si permetta di dire che “Con noi non ci sarà nessun euro-dotto che convogli denaro dalla Germania verso altri paesi europei” quando si sa che, praticamente, è vero il contrario? Perché o lui non sa di che parla, o specula;  una speculazione pericolosa, che gli amici tedeschi (stampa compresa) dovrebbero smentire, per fare chiarezza su quanto avvenuto e su quanto avviene attorno all’Euro;
– non perseverare su questo piano, particolarmente in Germania, perché si tratta di un comportamento che può essere fatale all’Europa. Infatti anche gli altri partiti continuano a nicchiare: hanno taciuto e tacciono su questo argomento centrale, non solo durante la campagna elettorale, per paura di perdere consenso, quando, al contrario, c’è bisogno di  un’operazione verità su quanto avvenuto e su quanto avviene all’interno dell’Eurozona. Stranamente, salvo qualche giornale inglese o americano, nemmeno la stampa europea ne parla in questi giorni, mentre in Italia si continua ad evocare la  “minaccia” che da queste elezioni potrebbe derivare al nostro paese;
– non si può continuare, da parte dei governi nazionali, o delle istituzioni UE , ad elencare sempre, in modo generico, come una cantilena, le cose da fare (alcune delle quali sacrosante), senza indicare mai gli strumenti, cioè “CHI” deve farle e come, quando sanno bene che sono loro stessi a dover agire;
– né bastano più le dichiarazioni generiche di europeismo, come un “attestato di fede”, per salvarsi l’anima;

In poche parole:

– queste elezioni non devono rappresentare un “incubo” per la Germania, anche se i fantasmi non ci piacciono. La Germania ha la forza politica e culturale per non chiudersi in sé stessa, ritornando all’auto-sufficienza;  così come, le elezioni, non rappresentano un’inversione sulla politica Europea (rispetto a cosa?); tutt’al più potrebbero offrire il pretesto, dentro e fuori la Germania,  a chi vuol continuare come prima, visto che l’UE non ha trovato la forza di reagire e di rimodellare le sue istituzioni nemmeno durante la crisi finanziaria; un problema, naturalmente, che non è solo della Germania;
– le elezioni, devono rappresentare, per queste ragioni, un’occasione non per frenare, ma per accelerare il processo di approfondimento dell’UE, almeno come ha indicato Macron, invertendo l’approccio avuto sinora dai paesi, visto che ormai non c’è più l’alibi del RU, a causa della Brexit; per cui smettiamola di “aver paura delle paure” evocate dagli xenofobi e dagli “anti-europei” di ogni specie, di cui tutti approfittano;
– tutte le condizioni internazionali ed “interne”, ci obbligano a trovare la “via” per tirar fuori  l’Unione dall’impotenza e dal blocco attuale;
– l’unica via possibile, sinora riconosciuta valida dalla storia, è quella di far ricorso alla “politica”, messa a servizio delle persone, non solo dell’economia. Avviare, cioè, un’Europa Politica e democratica, tra un gruppo di Paesi, convinti di questa necessità e dell’opportunità di condividere la sovranità su alcune politiche “essenziali” ed importanti, che, se mantenute a livello nazionale, diventano sempre più insignificanti per ognuno, senza con ciò “annullare” la sovranità degli Stati membri, ma lasciando loro piena autonomia sulle “altre” politiche.  Tutto sta a convincersene, poi scegliere e fare, coinvolgendo seriamente i cittadini, dicendo loro la “verità” sulle cose e sul passo da compiere; farlo finché siamo in tempo, piuttosto che continuare a turlupinare l’opinione pubblica.

Se le elezioni tedesche, come quella di Macron con le sue proposte o quelle di altri, saranno utilizzate a questo fine, sono le benvenute; rappresentano un’opportunità per l’Europa e per i suoi cittadini, sia per chi condivide l’idea di decidere e fare delle cose insieme, sia per chi non ne è convinto. Il tempo li convincerà.  Non possiamo aspettare che  tutti siano pronti a salire.

ultima modifica: 2017-09-27T16:50:49+00:00 da Carmelo Cedrone

 

 

 

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