Come si muove l’Italia sull’auto elettrica?

Come si muove l’Italia sull’auto elettrica?
L'approfondimento di Patrizia Licata

Francia, Gran Bretagna, Paesi nordici, India, Cina: questi Paesi hanno già fissato o stanno studiando la data dalla quale non metteranno più sul mercato auto a benzina o diesel. In Italia, il paese con il più alto tasso di motorizzazione d’Europa (610 auto ogni 1.000 abitanti, rispetto alle 548 della Germania e alle 484 della Francia) e con un parco auto tra i più obsoleti nell’Ue, si rilevano segnali di crescita per il mercato delle auto elettriche (+41% le immatricolazioni tra il 2005 e il 2016), ma persiste un ritardo rispetto alle economie più avanzate. Lo ha rilevato il rapporto eMobility Revolution sulla mobilità elettrica realizzato da The European House-Ambrosetti in collaborazione con Enel e presentato al Forum Ambrosetti di Cernobbio. Ecco come, secondo gli studiosi, l’Italia potrà colmare il gap.

DUE DATE SPARTIACQUE

Lo studio Ambrosetti ha elaborato alcuni scenari di sviluppo in Italia per gli autoveicoli elettrici e la relativa rete infrastrutturale di ricarica. Due saranno le date-chiave: il 2025, anno “spartiacque” per il lancio dell’auto elettrica e di tendenziale parità tecnologica tra propulsione elettrica e motore termico, secondo quanto affermano sia gli operatori di mercato che gli esperti; il 2030, anno di riferimento secondo molti per raggiungere una produzione di massa, grazie anche all’allineamento dei costi per il cliente finale tra auto elettrica e altre modalità di propulsione. In uno scenario di sviluppo accelerato, al 2025 l’Italia potrebbe avere 3 milioni di veicoli elettrici in circolazione e 30.000 colonnine di ricarica, per arrivare al 2030 a 9 milioni di auto elettriche e 45.000 colonnine. Il fatturato attivabile lungo la filiera degli autoveicoli elettrici sarebbe di 100 miliardi di euro nel 2025 e oltre 300 miliardi nel 2030.

Ad oggi l’indotto delle auto a combustione interna conta 1.897 imprese con 20 miliardi di euro di fatturato annuo, un valore aggiunto di 5,6 miliardi di euro l’anno e 91mila occupati. Al 2030 con l’auto elettrica (supponendo la produttività del lavoro pari a quella attuale) ci potrebbero essere da 113mila a 400mila occupati con un fatturato da 20 a 70 miliardi di euro l’anno.

GLI OSTACOLI

L’Italia ha diverse eccellenze industriali su cui far leva per rendere possibili questi scenari. Tuttavia ciò che manca ancora è una chiara linea di sviluppo programmatico, nonostante alcune iniziative di sistema (come l’attività del Tavolo Tiscar e la risoluzione congiunta in materia di mobilità sostenibile delle Commissioni Lavori Pubblici e Ambiente del Senato). Ci sono poi altri ostacoli da superare, come un’informazione carente verso il consumatore sui vantaggi e le performance del mezzo elettrico; il prezzo di acquisto non competitivo, anche per effetto della mancanza di schemi di incentivazione; la “range anxiety” degli automobilisti, ossia il timore che l’autonomia del veicolo a batteria elettrica non sia sufficiente; la mancanza di tariffe agevolate e uniformi per la fornitura dei punti di ricarica; un approccio uniforme e semplificato nell’espletamento delle procedure amministrative per l’installazione delle infrastrutture di ricarica elettrica e la definizione di standard tecnici per le colonnine.

LA CABINA DI REGIA

Secondo lo studio Ambrosetti, la risposta è una strategia-Paese che contempli una visione di sviluppo nazionale in materia di e-mobility a 360 gradi (veicoli privati e pubblici, a quattro e due ruote, bici comprese). Il governo potrebbe costituire sorta di cabina di regia nazionale in cui far incontrare gli attori industriali e gli stakeholder, oggi poco propensi a collaborare, e formalizzare dei target di medio-lungo periodo in un piano dedicato alla e-mobilty che includa misure a supporto dello sviluppo della domanda, dell’offerta e della rete infrastrutturale di ricarica.

Al tempo stesso, per promuovere la competitività della filiera italiana su scala internazionale, andrebbero lanciati programmi di ricerca e sviluppo, occorrerebbe favorire la creazione di brevetti, valorizzare le competenze esistenti, promuovere progetti innovativi di filiera coinvolgendo aziende, università e centri di ricerca, puntando non solo ai veicoli ma soprattutto ai servizi. E per accelerare la diffusione di mercato della mobilità elettrica, andrebbero studiati incentivi non necessariamente di natura non economica (come il parcheggio riservato sotto casa con colonnina di ricarica per chi ha l’auto elettrica); va infine velocizzato il processo di infrastrutturazione della rete di ricarica.

L’ITALIA NON DEVE PERDERE IL TRENO

“Le imprese hanno annunciato il passaggio alla mobilità elettrica, ma occorre un contesto maturo in cui lo possano fare”, ha dichiarato Maria Chiara Carrozza (Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati), parte dell’Advisory board dello studio Ambrosetti-Enel, che ha presentato il report insieme a Valerio De Molli, Managing Partner e Ceo di The European House–Ambrosetti.

Secondo Francesco Venturini, direttore Global e-Solutions di Enel, è fondamentale che l’Italia sappia cogliere le ricadute industriali della e-mobility e non ripeta “l’errore commesso con le fonti di energia rinnovabili: questa volta occorre sfruttare l’industria della componentistica, in cui l’Italia eccelle, ed anche dell’elettronica e dell’It, che sono chiamate in causa in misura massiccia dalla gestione della carica delle batterie”.

Sull’investimento necessario per adeguare le infrastrutture di rete, l’Ad di Enel Francesco Starace ha detto che la spesa stimata è di 100 – 300 milioni di euro per installare da 7.500 a 12.000 colonnine nei prossimi tre anni; la “forbice” così ampia è dovuta alle incognite sulla velocità con cui tutto il sistema reagirà e alle politiche industriali che potranno essere più o meno favorevoli. Il discorso sugli incentivi economici, però, “nasce vecchio”, secondo Starace: “Il costo dei veicoli elettrici è alto, ma in drammatica discesa”. Gli analisti di Bloomberg New Energy Finance hanno già predetto che l’auto elettrica costerà come quella a benzina entro il 2025 grazie al crollo dei prezzi delle batterie che, come sottolineato anche da Starace, seguiranno la stessa parabola dei moduli per il fotovoltaico, inizialmente molto costosi e poi divenuti più accessibili. Al tempo stesso, lo sviluppo tecnologico renderà superata “l’ansia da range”: tra meno di 10 anni l’auto elettrica avrà un’autonomia di 1.000 km con una ricarica.

ultima modifica: 2017-10-05T10:00:59+00:00 da Patrizia Licata

 

 

 

 

 

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