Chi esulta e chi sbuffa per le decisioni di Trump e Pruitt su carbone e gas serra

Chi esulta e chi sbuffa per le decisioni di Trump e Pruitt su carbone e gas serra
L'articolo di Emanuele Rossi

L’Enviromental Protection Agency (EPA), l’agenzia che si occupa di ambiente nell’amministrazione americana, annuncerà oggi, martedì 10 ottobre, le nuove regole per distruggere l’impalcatura normativa messa in piedi dalla presidenza Obama in materia di emissioni di gas serra per le centrali elettriche a carbone (responsabili di circa un terzo delle emissioni americane). Politico ha ottenuto una copia della bozza di riforma che eliminerà i vari vincoli che il Clean power plan obamiano imponeva con l’obiettivo di ridurre del 32 per cento le emissioni entro il 2030, prendendo a riferimenti il dato del 2005 (l’obiettivo, secondo un’analisi recente della società di ricerca Rhodium Group, sarebbe raggiungibile stante la situazione attuale). Togliere le limitazioni rende praticamente impossibile per gli Stati Uniti rispettare i patti dell’accordo sul Clima di Parigi, da cui Trump ha promesso il ritiro.

AFFRONTARE LE EMISSIONI, MA DEREGOLAMENTARE

Da un lato gli attivisti verdi, che considerano la mossa come uno sfregio al pianeta, dall’altro organizzazioni come la National Association of Manufacturers, l’associazione dei produttori, che già aveva intentato causa contro il Plan e ha commentato per bocca del vice presidente Ross Eisenberg: “Quel regolamento era più ampio di quanto consentito dalla legge” (è il motto con cui i repubblicani si sono opposti fin da l 2015 al piano), sebbene sia necessaria “una politica per affrontare le emissioni di gas a effetto serra”. Impossibile sapere adesso come l’EPA affronterà questa necessità nell’ambito della generale deregolamentazione che sta promuovendo. Lo sforzo di annullare il piano fa parte di un obiettivo più ampio del presidente Donald Trump per rilanciare l’industria del carbone e aumentare la produzione interna dei combustibili fossili. Tutto sebbene il mercato del carbone sia in via d’estinzione, perché il gas naturale e le fonti verdi, solare ed eolico, si stanno facendo largo; inoltre va ricordato che molti stati, per esempio la California e New York, stanno già implementando l’attuale piano per l’energia pulita all’interno dei regolamenti statali.

LA MOSSA POLITICA

Scott Pruitt, piuttosto scettico sulle accelerazioni antropiche al riscaldamento globale che il presidente Trump ha voluto alla guida dell’agenzia che si occupa appunto di Clima, ha portato ai giornalisti il messaggio del presidente: “La guerra al carbone è finita”, ed è la ripetizione di uno dei claim elettorali. Il richiamo è tutto politico, perché Trump ha più volte accusato il suo predecessore Barack Obama di voler colpire con le sue policy climatiche gli Stati che producono carbone, che sono anche alcuni di quelli dove i repubblicani hanno più appeal. È anche una vittoria personale per Pruitt, fedelissimo di Trump, che anni fa come procuratore generale dell’Oklahoma ha aiutato a guidare la battaglia legale ingaggiata da più di due dozzine di governatori per sfidare il piano obamiano nei tribunali.

E IL CONSENSO

Diversi degli Stati minerari americani hanno votato per Trump, e dunque marcare questo distacco con l’amministrazione precedente – quella che vi ha fatto la guerra, è il messaggio del Prez – è importante in termini di consensi. Pruitt per esempio parlava da Hazard (era presente anche il leader della maggioranza al Senato Mitch McConnell), la città di “High Sheriff of Hazard” di Tom Paxton, cinquemila anime attorno alle miniere di carbone, una popolazione composta per oltre il 92 per cento da bianchi. Hazard è in Kentucky, dove l’8 novembre dello scorso Trump ha surclassato la rivale democratica prendendo più del 60 per cento dei voti. Secondo un sondaggio di Reuters/Ipsos però il presidente sta “erodendo” il suo consenso in queste aree rurali degli Stati Uniti, quelle che hanno fatto da zoccolo duro del suo elettorato.

ultima modifica: 2017-10-10T11:40:33+00:00 da Emanuele Rossi

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