Cari giovani, vi spiego come sta cambiando il mondo del lavoro (e che cosa fare)

Cari giovani, vi spiego come sta cambiando il mondo del lavoro (e che cosa fare)

Si è parlato di lavoro e di innovazione ieri alla Camera dei Deputati nel corso della quinta edizione del Forum del Public Affairs organizzato da Comunicazione Italiana (qui un articolo sull’appuntamento e qui un’intervista). Un mondo in costante e rapidissima trasformazione a proposito dei cui cambiamenti Formiche.net ha intervistato, a margine dell’iniziativa, il global director for industrial relations & people services di Benetton, Paolo Vasques (nella foto).

Qual è il primo consiglio che darebbe a un giovane in procinto di entrare nel mondo del lavoro?

Di essere dinamico e multidisciplinare, di abituarsi a cambiare posto di lavoro con frequenza e di non smettere mai di formarsi. Le trasformazioni sono così rapide da richiedere un aggiornamento continuo. A tutti i dipendenti – giovani e meno giovani – consiglio di essere curiosi e di continuare a imparare. Anche perché la competizione sul mercato del lavoro ormai si è fatta globale e richiede, di conseguenza, competenze sempre più approfondite.

La formazione deve essere a carico del datore di lavoro o del lavoratore?

Devono contribuirvi entrambi i soggetti. Nel senso che occorre, innanzitutto, l’attitudine individuale dei dipendenti a crescere, a migliorarsi e ad acquisire nuove competenze. Ma poi spetta all’azienda offrire adeguati strumenti di formazione ai lavoratori. In questo modo si viene a creare una situazione da win-win: la persona formata sarà più appetibile sul mercato e l’impresa potrà fare affidamento su una risorsa sempre più valida e propositiva sia all’interno che all’esterno della compagnia. In poche parole, ne guadagnano tutti.

I rapporti tra impresa e lavoratore come devono svilupparsi in questo contesto in continua evoluzione?

Devono essere all’insegna della fiducia. Noi, ad esempio, in Benetton la dimostriamo in maniera tangibile attraverso il cosiddetto lavoro agile, il famoso smart-working. Ai dipendenti viene concesso di lavorare almeno un giorno alla settimana fuori dagli uffici perché sappiamo che, alla fine, ci sarà comunque una valutazione trasparente da parte del responsabile.

Durante il dibattito l’ex ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha sottolineato la necessità di puntare sul contratto anziché sulla legge. Che ne pensa?

Sono d’accordo con lui, la contrattazione è fondamentale: nella nostra impresa, ad esempio, siamo riusciti a trovare un’intesa con il sindacato che ha portato alla conclusione di un accordo molto qualificante e favorevole ai lavoratori. Nel quale sono state inserite le attività di welfare, la sanità integrativa e anche lo smartworking.

Qual è invece la sua opinione sull’alternanza scuola-lavoro?

Il progetto deve essere serio affinché nessuno perda tempo. Né gli studenti né le imprese. Di fatto si tratta di scuola. I giovani in questo modo possono cominciare a respirare e ad assaggiare l’aria di un’azienda: quello che si fa, i tempi, i ritmi, la puntualità. E’ una sorta di preparazione al loro successivo ingresso nel mondo del lavoro per evitare che vi arrivino a 24 o 25 anni senza conoscerlo in concreto.

ultima modifica: 2017-10-19T15:01:45+00:00 da Andrea Picardi

 

 

 

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: