Intesa Sanpaolo, ecco chi si spartirà i crediti di Popolare Vicenza e Veneto Banca

Intesa Sanpaolo, ecco chi si spartirà i crediti di Popolare Vicenza e Veneto Banca

La due diligence di Tesoro, Intesa Sanpaolo e commissari sui crediti delle banche venete è in dirittura d’arrivo. I vertici della Ca’ de Sass sono confidenti che l’esame possa concludersi entro mercoledì 15, termine fissato nel settembre scorso. Già negli ultimi giorni, comunque, si è notevolmente infittito il calendario di incontri tra legali e consulenti per definire la spartizione degli asset. Ecco tutti i dettagli.

I SOGGETTI INTERESSATI

Tra i soggetti coinvolti ci sarebbero Kpmg e gli studi Pedersoli e Riolo Calderaro Crisostomo. L’esame congiunto è stato necessario per stabilire quali crediti finiranno sui libri di Intesa e quali invece dovranno restare nelle liquidazioni coatte amministrative per poi migrare nella società gestione attività (Sga). Al momento del salvataggio, infatti, oltre a escludere tutte le non performing exposure, l’istituto guidato dall’amministratore delegato Carlo Messina (nella foto) si era tenuto le mani libere sui cosiddetti crediti in bonis ad alto rischio. Una definizione volutamente vaga su cui l’esito della due diligence dovrà fare chiarezza.

LA TEMPISTICA

Negli incontri della prossima settimana ci si concentrerà proprio su questo aspetto su cui non è detto che ci sia uniformità di vedute tra le parti coinvolte. Altro tema oggetto di confronto sarà il trattamento delle non performing exposure che, sebbene rifiutate da Intesa, potrebbero essere gestite congiuntamente. “Il problema non sono le sofferenze, ma gli unlikely to pay, cioè i crediti ancora vivi”, spiega una fonte a MF-Milano Finanza.

I NUMERI 

Con il trasferimento degli stock a fine novembre, Sga si troverà a gestire circa 9 miliardi di utp, cioè di crediti che pur non essendo più in bonis non sono ancora scivolati in default. È buona prassi dell’attività bancaria evitare il deterioramento di queste esposizioni e fare il possibile per riportarle in bonis, incoraggiando il turnaround industriale e finanziario. Passaggi che richiedono però l’immissione di nuova finanza, cosa che le liquidazioni coatte amministrative non possono più fare e che Sga, da intermediario finanziario ex 106, può effettuare soltanto in misura limitata.

LE IPOTESI

L’ipotesi di dotare di licenza bancaria la società napoletana guidata da Marina Natale è stata presa in considerazione dal Tesoro ma, al termine di un’attenta analisi, è stata giudicata di difficile attuazione. Non solo per la complessità dell’iter autorizzativo con Bankitalia e per la necessità di dotare il veicolo di sufficiente capitale, ma anche perché la mossa potrebbe scontrarsi con le prescrizioni imposte da DgComp nel corso della trattativa di giugno.

L’ORIENTAMENTO

Come anticipato da MF-Milano Finanza, l’orientamento del Tesoro sarebbe creare una piattaforma di gestione che coinvolga al fianco di Sga diverse banche tra cui Intesa . Resta da capire quale sarà il trattamento dei contratti di credito vivi: è molto improbabile che le banche ne assumano la proprietà ma è difficile immaginare in questo ruolo Sga, che banca non è. Molti di questi aspetti potrebbero essere chiariti dal decreto attuativo che il governo varerà dopo la chiusura della due diligence. Il provvedimento servirà anche per trasferire i 17,7 miliardi di crediti lordi dalle liquidazioni coatte amministrative alla Sga.

(Articolo pubblicato da MF-Milano Finanza, quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi)

ultima modifica: 2017-11-06T08:49:43+00:00 da Luca Gualtieri

 

 

 

 

 

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