Brexit, che cosa cambierà per Bmw, Aston Martin e Jaguar Land Rover

Brexit, che cosa cambierà per Bmw, Aston Martin e Jaguar Land Rover

Il governo di Londra – già in difficoltà e al centro ormai quotidianamente di polemiche e scandali – sarà costretto a rendere pubblici i 58 studi sugli effetti della Brexit in alcuni aspetti chiave della vita economica della Gran Bretagna finora tenuti segreti. Tra questi anche uno che si occupa del settore automotive. La decisione finale è arrivata dal Parlamento che ha votato per la pubblicazione dei dossier all’unanimità, con i rappresentanti del partito conservatore che hanno preferito disertare l’aula.

INCONTRO GOVERNI-COSTRUTTORI

La richiesta di “trasparenza e senso di responsabilità” – queste la parole usate dal portavoce laburista alla camera dei Comuni, Sir Keir Starmer, nel suo discorso a Westminster – è arrivata anche da un incontro che si è svolto l’1 novembre al numero 10 di Downing Street – residenza del primo ministro – e che ha visto la presenza di alcuni dei più importanti costruttori sia britannici che stranieri con interessi nel Regno Unito. All’incontro erano presenti, tra gli altri, Ian Robertson, del board di Bmw, Mark Wilson, chief officer del settore finanziario di Aston Martin, Ralph Speth, Ceo di Jaguar Land Rover, Mike Flewitt, capo della McLaren Automotive e Wolfgang Duerheimer di Bentley.

La Society of Motor Manufacturers and Traders, l’associazione degli industriali dell’auto, ha confermato in una nota: “L’incontro si è focalizzato sull’urgenza di chiarezza che i nostri membri hanno a proposito della Brexit. Il mondo degli affari ha bisogno di certezze per programmare gli investimenti”. I rappresentanti dell’automotive hanno ribadito alcune richieste fondamentali, come la necessità di trasparenza sui futuri accordi doganali, il mantenimento di un sistema comune di certificazione con i Paesi dell’Unione europea e la possibilità di accedere alla forza lavoro specializzata proveniente dai Paesi del vecchio continente.

LA RISPOSTA DELLA POLITICA

Un portavoce del governo ha confermato che sia Theresa May (in foto) che il ministro dell’economia Greg Clarke hanno riconosciuto l’importanza delle argomentazioni degli industriali. “Nessuna promessa è stata fatta – ha detto una fonte vicina al primo ministro – perché i colloqui sono ancora in corso, ma la volontà comune è quella di trovare un accordo che sia il più possibile soddisfacente per tutti”.

Il governo di Londra ha sempre sostenuto l’importanza dell’industria automobilistica britannica che occupa 800.000 persone e che, nel 2016, ha raggiunto un record di produttività che non toccava da ben 17 anni. Il Paese ospita fabbriche di diversi produttori stranieri, fra i quali i tre giapponesi Toyota, Nissan e Honda arrivati negli anni di Margaret Thatcher.

(Articolo pubblicato su l’Automobile, la testata diretta da Alessandro Marchetti Tricamo ed edita da ACI)

ultima modifica: 2017-11-09T06:02:15+00:00 da L'Automobile

 

 

 

 

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