Il cardinale Koch e il priore degli agostiniani spiegano la riabilitazione di Lutero

Il cardinale Koch e il priore degli agostiniani spiegano la riabilitazione di Lutero
Chi c'era e cosa si è detto al convegno organizzato dall'Ordine agostiniano

“È possibile capire un uomo senza che ci si chieda chi sia stato, cosa abbia fatto, quale sia stata la sua origine e che si ricerchino le sue radici, nello sforzo di comprenderlo?”. È la domanda posta dal cardinale Kurt Koch (nella foto), presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, in riferimento alla figura di Martin Lutero, durante l’apertura del convegno che si svolge dal 9 all’11 novembre a Roma, presso l’Istituto Patristico “Augustinianum” e organizzato dall’Ordine agostiniano.

LE RADICI AGOSTIANIANE DI MARTIN LUTERO

“Il compito importante di comprendere la figura di Lutero non solo come persona, inserita nel suo tempo, ma anche alla luce del radicamento della storia, è sempre più netto negli ultimi decenni”, ha proseguito il cardinale. Una delle radici di Lutero, come noto, è sant’Agostino. La formazione teologica nell’ordine agostiniano segnò infatti tutta la riflessione dell’iniziatore della riforma protestante, dal principio dei suoi studi e per tutto il resto della sua vita, e fu così nel convento agostiniano di Erfurt, il luogo degli studi del monaco riformatore tedesco, che presero vita i primi passi della riforma luterana.

L’INTERVENTO DEL CARDINALE KURT KOCH

Da un punto di vista “esistenziale e teologico”, ha spiegato Koch, Lutero era radicato nel medioevo e nella tradizione mistica e monastica del tardo medioevo, in particolare nel pensiero di Bernardo di Chiaravalle, dove “troviamo molti punti di partenza della sua teologia”. Pensiero, quello di quest’ultimo, che si sviluppò anch’esso sulle orme di Agostino, nel tema “della giustizia di Dio” e della possibilità di diventare “giusti solo per Sua grazia e grandezza”, che cioè “solo il Signore ci salva”. La scoperta di queste radici ha così reso possibile formulare un “ampio consenso ecumenico” sulla dottrina della giustificazione, la tesi posta al centro della teologia di Lutero.

I PRECEDENTI DI GIOVANNI PAOLO II E BENEDETTO XVI

“Giovanni Paolo II la definì una pietra miliare”, con un “risultato ecumenico di grande impatto”, e in questo modo la “questione centrale che aveva condotto alla riforma e alla divisione della cristianità ha permesso di pervenire a un ampio consenso”, ha proseguito il cardinale. Portando alla riscoperta del pensiero di Lutero nell’ambito cattolico, cioè del “Lutero cattolico: un’immagine più differenziata del riformatore già ripresa da vari pontefici”. Come quindi da papa Wojtyla, che “centrava lo sguardo sull’attenzione di Lutero alla parola di Dio e sulla sua richiesta di una teologia vicina alle Sacre scritture e al rinnovamento spirituale della Chiesa”. Ma anche da Benedetto XVI, in particolare durante la visita a Erfurt, in cui “ha riconosciuto la centralità della questione di Dio nella vita e nell’opera di Lutero, e nell’importanza che egli poneva nel cristocentrismo”.

“LO SFORZO DI SCRIVERE INSIEME LA DIREZIONE DELLA RIFORMA”

In questa direzione, “lo sforzo di scrivere insieme la storia della riforma” ha fatto un ulteriore passo avanti con il documento “Dal conflitto alla comunione”, che ha preceduto l’incontro di Papa Francesco a Lund per la commemorazione comune dello scisma luterano, fissato dagli storici nel 31 ottobre del 1517, e di cui quindi si festeggiano proprio in questi giorni i cinquecento anni. Nell’incontro svedese si è infatti chiesto in maniera congiunta il ringraziamento per i “doni ricevuti” e allo stesso tempo il perdono per le ferite inflitte “all’unità visibile della Chiesa”, come risaputo. Gratitudine “per tutto ciò che la riforma ha portato di positivo e per ciò che si può dichiarare congiuntamente”.

IL DIALOGO CON I LUTERANI, IL PRIMO DOPO IL CONCILIO VATICANO II

Il dialogo con i luterani è stato il primo avviato dopo il Concilio Vaticano II, “e si è rivelato molto fruttuoso”, ha commentato ancora Koch. “Nell’intenzione di Lutero non c’era volontà di divisione e di rifondazione, ma il rinnovamento della Chiesa cattolica, che non poté realizzarsi in quel momento, dopo che la Chiesa dimostrò di non essere pronta di accogliere il suo invito e così si predispose a compiere la rottura. Da lì sorsero le cruente guerre di religione del sedicesimo e del diciassettesimo secolo”, ha proseguito. Ed è per questi fatti che “si sono riconosciute le colpe”. Gratitudine e pentimento sono perciò aspetti strettamente legati tra loro, come esplicitato anche nel titolo del documento che ha portato all’incontro comune di Lund. “Dobbiamo prendere sul serio tanto il conflitto quanto la comunione, e progredire sul cammino. Ma il terzo aspetto resta la speranza: quella di compiere nuovi passi verso l’unità”.

L’INTERVENTO DEL PRIORE DEGLI AGOSTINIANI PADRE ANTÓN

“Le 95 tesi come conseguenza hanno mostrato un’Europa frammentata, non solo dal lato religioso ma anche sociale, compresa quindi la politica e l’economia”, ha poi continuato il Priore Generale degli Agostiniani, Padre Alejandro Moral Antón. Se infatti è vero che “l’evento luterano ha espresso le basi feudali che hanno offerto all’era moderna la coscienza dell’intimismo, della secolarizzazione, del nazionalismo”, per la vita del credente “ha portato la necessità di rivedere il rapporto personale con Dio, in un nuovo atteggiamento verso il lavoro teologico e con l’imprescindibile fondamento della Sacra scrittura”. E mentre Erasmo e Tommaso Moro denunciarono e profetizzarono utopie ma non hanno rotto l’unità della Chiesa, ha tuttavia ricordato il monaco, al contrario, resta un dato di fatto che “fu Lutero che sollevò la bandiera cambiamento, orientandosi non solo sulle abitudini e le corruzioni della Chiesa ma anche sulla teologia, creando un nuovo sistema e facendo sorgere una nuova forma di cristianesimo”.

GLI EFFETTI DELLA RIFORMA LUTERANA E LA VOLONTÀ DI PORRE RIMEDIO

Lo sviluppo di eventi che ne seguirono fu enorme, primi fra tutti la frammentazione delle Chiesa cristiane, sulla quale però la stagione di ecumenismo degli ultimi cinquantenni vorrebbe evidentemente porre rimedio. “Oggi non ci sono anatemi che vengono lanciati, ma un clima ecumenico che incoraggia i cristiani ad affrontare le nuove sfide come testimoni del Vangelo e missionari della misericordia, in linea con la richiesta di papa Francesco di avvicinarsi a Cristo per relegarci insieme, ascoltarci e vivere l’amore di Cristo nelle nostre relazioni. Dobbiamo fare autocritica per raggiungere la verità, in speranza, fede e carità. Ovviando i luoghi comuni e concentrandosi solo sull’ardente verità, e sulla scommessa di Lutero verso il crocifisso: scopriremo una mentalità geniale in mezzo alle contraddizioni”.

ultima modifica: 2017-11-10T09:38:31+00:00 da Francesco Gnagni

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