Sen: obiettivi e novità della Strategia energetica nazionale

Sen: obiettivi e novità della Strategia energetica nazionale
La nuova SEN come asse di sviluppo della politica industriale e motore della competitività italiana: ecco i target e gli investimenti al 2030 per decarbonizzazione, indipendenza energetica, fonti rinnovabili, mobilità elettrica, bolletta e liberalizzazioni

Una strategia che renderà il sistema-paese più sostenibile dal punto ambientale e più competitivo sul piano economico: è questa la nuova SEN (Strategia Energetica Nazionale) secondo gli obiettivi illustrati ieri dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, insieme al ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, e al ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, in una conferenza stampa tenuta dopo il Consiglio dei ministri che ha assistito al varo del decreto interministeriale Mise-ministero Ambiente.

FOCUS SULLA COMPETITIVITA’

Competitività, sostenibilità e sicurezza: questi gli assi portanti della nuova SEN (qui il documento completo). E’ previsto un investimento di 175 miliardi di euro fino al 2030 per centrare obiettivi ambiziosi: le rinnovabili devono arrivare al 28% nei consumi totali e al 55% nei consumi elettrici (al di sopra degli obiettivi Ue) e l’utilizzo del carbone per produrre elettricità andrà abolito entro il 2025.

Un tempo sostenibilità ambientale e competitività economica sembravano inconciliabili, “oggi c’è una coincidenza”, ha commentato Gentiloni. “Lavorare per la sostenibilità ambientale non è soltanto un impegno per le prossime generazioni: lo facciamo pensando al nostro sistema industriale. Coinvolgeremo i cittadini utilizzando i meccanismi degli incentivi confermati in Legge di Bilancio. Nei prossimi 10-15 anni l’Italia sarà un Paese più sano e più competitivo”. “La SEN insieme a Industria 4.0 è uno dei due grandissimi assi di sviluppo della politica industriale che abbiano oggi”, ha ribadito il ministro Calenda.

Dei 175 miliardi che saranno spesi di qui al 2030, 30 miliardi andranno a reti e infrastrutture di gas ed elettriche, 35 miliardi allo sviluppo delle fonti rinnovabili e 110 all’efficienza energetica, con una forte concentrazione su settori ad alto tasso di innovazione tecnologica e ad elevato impatto occupazionale. In ottica di competitività, il piano ha tra i suoi obiettivi anche la riduzione del differenziale di prezzo dell’energia (contenere il gap di costo tra il gas italiano e quello del nord Europa, nel 2016 pari a circa 2 €/MWh) e del differenziale sui prezzi dell’elettricità rispetto alla media Ue (pari a circa 35 €/MWh nel 2015 per la famiglia media e al 25% in media per le imprese). Si punta anche alla riduzione della dipendenza energetica dall’estero dal 76% del 2015 al 64% del 2030 (rapporto tra il saldo import/export dell’energia primaria necessaria a coprire il fabbisogno e il consumo interno lordo), grazie alla crescita delle rinnovabili e dell’efficienza energetica.

LE TAPPE DELLA DECARBONIZZAZIONE

Tra le principali novità della SEN c’è la cessazione della produzione di energia elettrica da carbone entro il 2025. Insieme al potenziamento delle rinnovabili l’abbandono del carbone dovrà permettere la diminuzione delle emissioni del 39% al 2030 e del 63% al 2050 rispetto ai livelli del 1990, mentre sul piano dell’efficienza energetica dovremo ridurre i consumi finali da 118 a 108 Mtep nel 2030.

“Per la prima volta l’ambiente diventa un driver di sviluppo”, ha affermato il ministro Galletti. “L’ambiente non è più visto solo come salvaguardia ma anche come competitività e crescita”. Questa Strategia Energetica Nazionale “è il coronamento del lavoro del ministero dell’Ambiente in questi quattro anni. Per la prima volta la parte ambientale entra in un documento che per storia era solo economico. Tematiche di crescita e tematiche ambientali sono indissolubilmente legate“.

Tra i target previsti dalla SEN ci sono anche investimenti infrastrutturali per la razionalizzazione del downstream petrolifero, con evoluzione verso le bioraffinerie e un uso crescente di biocarburanti sostenibili e del GNL nei trasporti pesanti e marittimi al posto dei  derivati dal petrolio. In cantiere anche un raddoppio degli investimenti in ricerca e sviluppo tecnologico nel settore clean energy: da 222 milioni nel 2013 a 444 milioni nel 2021.

CHE COSA SI FARA’ SULL’AUTO ELETTRICA

La lotta alle emissioni inquinanti verrà condotta su molteplici fronti: la nuova SEN indica che l’uso delle rinnovabili per il riscaldamento dovrà salire al 30% entro il 2030 rispetto al 19,2% del 2015, mentre nei trasporti si dovrà raggiungere una quota del 21% rispetto al 6,4% del 2015. Per il ministro Galletti, gli obiettivi della Strategia energetica nazionale si possono centrare se arriveremo a quasi 5 milioni di auto elettriche circolanti nel 2030, ma il nostro governo non seguirà l’esempio di paesi come la Francia o la Norvegia che metteranno al bando i veicoli a benzina e diesel rispettivamente dal 2030 e dal 2025, ha indicato Calenda: “Non vogliamo fare una rottamazione alla vecchia maniera”; piuttosto, serve “un incentivo per svecchiare il parco circolante”. Il tema è delicato e la fonte finanziaria individuata, ovvero una componente della bolletta elettrica, può essere una misura “forte” da considerare “solo se c’è un’ampia condivisione politica sull’argomento”, ha spiegato il ministro dello Sviluppo economico. “Per ora non sono arrivate risposte dal Parlamento a cui abbiamo chiesto di prendere una decisione insieme”.

Anche sulla completa liberalizzazione del mercato retail dell’energia elettrica e del gas – con lo stop del mercato tutelato come previsto dalla legge sulla Concorrenza – Calenda ha assicurato: “Procederemo con grandissima prudenza perché non si creino cartelli e la liberalizzazione si traduca in un vantaggio per i consumatori e non in uno svantaggio di prezzo”.

I MONITI DEI MINISTRI

Sulla cessazione della produzione di energia elettrica a carbone entro il 2025, Calenda ha spiegato che per rispettare un obiettivo così ambizioso, “occorrono infrastrutture il cui elenco condivideremo con la conferenza unificata e recepiremo in un dpcm perché non ci possiamo permettere di cominciare a lavorare su un processo accelerato e avere regioni e comuni che bloccano ogni infrastruttura in Italia”. Il programma di decarbonizzazione, ha continuato il ministro dello Sviluppo economico “si può portare avanti se c’è il convincimento degli enti locali a chiudere il piano infrastrutturale che è parte integrante di questa decisione”; “quando un comune o una regione fanno ricorso contro un gasdotto si mette a rischio non solo l’opera ma l’obiettivo di decarbonizzare della produzione elettrica entro 2025″.

Galletti da parte sua ha messo in guardia contro il rischio che la burocrazia rallenti l’attuazione della SEN: per evitarlo serve un “processo decisionale semplice e snello”. Intanto “noi come ministero dell’Ambiente abbiamo semplificato la valutazione dell’impatto ambientale”.

GOVERNANCE E ATTUAZIONE

Il tema dell’energia è trasversale e necessita di una decisa azione di coordinamento tra i vari soggetti (amministrazioni centrali, Regioni, istituti scientifici) e di collaborazione istituzionale con l’Autorità per l’energia, anche in coerenza con altri piani di sviluppo nazionali, in particolare offrendo opportunità di dare vita a nuove filiere produttive 4.0, si legge in una nota pubblicata dal Mise. Per questo la nuova SEN prevede l’istituzione di una Cabina di regia per il monitraggio dell’attuazione della strategia costituita dai Ministeri dello sviluppo economico e dell’Ambiente, con la partecipazione dei Ministeri dell’economia, dei trasporti e dei beni culturali, con una rappresentanza delle Regioni e con periodico coinvolgimento degli enti locali, degli stakeholders e delle parti sociali.

IL COMMENTO DI ASSOGASLIQUIDI

“In tema di mobilità sostenibile, apprezziamo la scelta di puntare su carburanti alternativi come il gas, con particolare riferimento al gpl e al gnl. Inoltre, condividiamo quanto indicato nel Documento, in relazione alla tematica degli impatti emissivi negativi degli impianti a biomassa, anche in relazione alla previsione di divieti di utilizzo nelle zone più sensibili. Auspichiamo pertanto che, nella revisione delle misure previste nel cosiddetto “ecobonus”, vengano inseriti fin da subito, per gli impianti a biomassa, requisiti prestazionali in linea con la tecnologia avanzata prevista oggi dalle norme di riferimento. Riteniamo altresì fondamentale l’introduzione di un controllo di manutenzione di questi impianti con cadenza annuale”, ha commentato il presidente di Assogasliquidi, l’Associazione di Federchimica che rappresenta le imprese del comparto distribuzione gas liquefatti.

 

ultima modifica: 2017-11-11T12:02:26+00:00 da Patrizia Licata

 

 

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