Giulio Mattietti, chi era (e perché è stato silurato) il numero due dello Ior di de Franssu

Giulio Mattietti, chi era (e perché è stato silurato) il numero due dello Ior di de Franssu
Fatti, nomi, approfondimenti e indiscrezioni

L’ennesimo, repentino licenziamento nel piccolo, ingarbugliato quanto influente mondo delle finanze vaticane non brilla per ora di trasparenza. Dopo che nel pomeriggio di mercoledì l’Ansa ha battuto la notizia dell’allontanamento di Giulio Mattietti, aggiunto al direttore generale dello Ior, dalla Santa Sede è arrivata solo la conferma che il numero tre della banca vaticana lunedì scorso “ha cessato il suo servizio”. Licenziato in tronco. Indiscrezioni giornalistiche danno conto di un allontanamento del funzionario non proprio in sordina: sarebbe stato scortato fuori dalle mura leonine dai gendarmi dopo una breve riunione con il presidente della banca, Jean-Baptiste de Franssu (nella foto). Qualche giorno prima sarebbe stato licenziato anche un altro dipendente, di medio livello. Questa volta per lamentele da parte di clienti, riporta la vaticanista Franca Giansoldati sul Messaggero.

UN SILURO E TANTE DOMANDE

Di fatto sulle vere ragioni del siluramento di Mattietti per ora non ci sono chiarezze, ma tanti punti interrogativi. Si parla di contestazioni per “violazioni amministrative”, sia pure senza alcun rilievo penale. Non si può non sottolineare un presunto collegamento con il ruolo e le dimissioni del revisore generale Libero Milone del giugno scorso. Né va dimenticato che il sistema antiriciclaggio del Vaticano attende entro il mese di dicembre la valutazione di Moneyval. Mentre da mesi si chiacchiera molto di una prossima caduta: quella del presidente Ior, Jean-Baptiste de Franssu. Come se il cerchio riformatore che ruotava intorno al cardinale George Pell, prefetto della Segreteria per l’economia attualmente in “congedo” per difendersi in Australia da accuse di pedofilia, stesse cadendo pezzo a pezzo.

GLI ULTIMI SIGNIFICATIVI PASSI DELL’AGGIUNTO

Mattietti vanta una carriera ventennale allo Ior, dove ha cominciato a lavorare nel 1995. Dal 2007, per dieci anni, è stato a capo della delicatissima divisione informatica dell’Istituto. I passaggi di grado sarebbero stati favoriti dall’ex direttore generale, Paolo Cipriani, condannato in Italia lo scorso febbraio (insieme al suo braccio destro Massimo Tulli) a 4 mesi per avere violato le norme antiriciclaggio. Ma i collegamenti tra Mattietti e Cipriani finiscono qui. A questioni di ufficio. Tanto che nel novembre 2015, in una inconsueta visita al Torrione di Niccolo V, Papa Francesco – stupendo molti – annunciò personalmente al cda la nomina del nuovo direttore generale Gianfranco Mammì, promuovendo Mattietti a suo aggiunto, in attesa di scegliere un vicedirettore. Scelta che non è mai arrivata. Mattietti ha così proseguito in un incarico di “aggiunto” forse ancora più significativo di quello da vice.

SOMMOVIMENTI OLTRETEVERE MENTRE IL PAPA È ALL’ESTERO

C’è un aspetto che forse merita di essere raccontato, sulla tempistica della cacciata di Mattietti. Ricorda precedenti illustri. Il licenziamento dell’aggiunto avviene mentre Papa Francesco si trovava in Myanmar, per un viaggio in Asia che si concluderà con la tappa in Bangladesh. Quindi mentre la stampa internazionale ha temporaneamente abbassato i riflettori sulla Santa Sede per seguire la delicatissima visita apostolica, Oltretevere si è proceduto a un licenziamento eccellente. Che questa notizia, come si domanda Giansoldati sul Messaggero, fosse destinata all’oblio? Non è dato sapere se ci sia casualità o metodo in certi episodi legati alle finanze vaticane. Di fatto è storia il siluramento nel 2012 dell’allora presidente Ior, Ettore Gotti Tedeschi. Sfiduciato dal board della banca, la notizia fu divulgata dalla Sala Stampa la mattina del 24 maggio. Passano poche ore e i tg anziché scandagliare i dettagli sulle finanze vaticane, già stravolgono i palinsesti. Già, perché a tarda sera dello stesso giorno esce la breaking news dell’arresto del maggiordomo di Benedetto XVI, l’unico condannato per avere passato carte riservate ai giornalisti nella prima Vatileaks. E i media di tutto il mondo si concentrano su Paolo Gabriele, lasciando in ombra il dimissionamento di Gotti Tedeschi, che pure avrebbe meritato approfondimenti che solo in seguito, e con meno clamore, sono emersi.

UN LINK CON IL REVISORE? L’IPOTESI

Come scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, l’allontanamento di Mattietti dallo Ior potrebbe essere collegato ad un altro licenziamento eccellente, quello in giugno del revisore generale dei conti del Vaticano, Libero Milone. Un altro allontanamento dai contorni poco chiari. A settembre Milone accusò di non essersi dimesso volontariamente, come sostenuto dalla Santa Sede, ma perché costretto dalla segreteria di Stato. A stretto giro, il sostituto, Angelo Becciu, replicò che il revisore stava svolgendo attività investigative sulla vita privata di uomini della Santa Sede. Uno spionaggio che Milone avrebbe portato avanti – ha raccontato il sostituto – sullo stesso Becciu. Monsignore che oggi è in viaggio in Asia al fianco di Papa Francesco.

CHE ACCADE IN VATICANO?

Il nesso tra i due episodi lo descrive Sarzanini: “In questi 24 mesi Mattietti avrebbe lavorato in stretto contatto con Milone, informandolo anche delle operazioni più delicate svolte dallo Ior”. Anche se “l’aggiunto” al direttore Ior – prosegue la giornalista – avrebbe spiegato “di avere parlato con il revisore perché rientrava nei suoi compiti, in quanto Milone aveva tra le deleghe proprio il controllo delle operazioni svolte dallo Ior e di avere quindi interrotto ogni rapporto con lui dopo le dimissioni”. È una versione che non ha convinto chi sta indagando sull’ex revisore generale?

FATTO FUORI IL NUMERO UNO DELLA STRUTTURA INFORMATICA DELLO IOR

Di fatto Mattietti ha gestito la struttura informatica della banca vaticana per un lungo periodo. Ha memoria di quanto è accaduto all’interno dello Ior. Probabilmente conosce i nomi dei correntisti e le transazioni. Avrà certamente contezza anche delle migliaia di conti chiusi nell’opera di bonifica e antiriciclaggio. Compresi i conti puliti ma intestati a correntisti che non avevano titolo per detenerli Oltretevere. Ricorda Maria Antonietta Calabrò: per l’Italia si è trattato di un rientro di capitali stimato in circa un miliardo di euro.

CONTI CHIUSI IN BANCA E ANNUNCI DI TRASPARENZA

L’operazione chiusura conti sembra avere dato frutti, tanto che nell’ultimo rapporto dell’Autorità di informazione finanziaria, Aif – l’antiriciclaggio vaticano – si legge che se nel 2015 erano 544 le segnalazioni di attività finanziarie sospette, lo scorso anno sono calate a 207. E oggi lo Ior ha 15mila clienti. E solo tra gli aventi diritto (ecclesiastici, ordini religiosi e dipendenti della Santa Sede), come vantano dalla Santa Sede per marcare il successo delle riforme.

FATTURE E DIMENSIONAMENTI

C’è un altro aspetto della carriera di Mattietti che merita attenzione. Lo aveva evidenziato il Fatto Quotidiano, riassunto da un servizio di Formiche.net dedicato a un ritratto dell’ormai ex “aggiunto”. Dando conto di carte riservate, Marco Lillo scriveva che nell’agosto 2013 l’allora presidente Ior Ernst von Freyberg ricordava che la Direzione generale della banca era stata informata da Mattietti, responsabile dell’Information Technology, “di alcune fatture IT – prive di sufficiente documentazione a supporto e in precedenza mai presentate – da parte della società Imola Informatica Srl per un importo di euro 779.366”. Presunte fatture che non risultavano però tali a Claudio Bergamini, amministratore di Imola Informatica interpellato dal Fatto proprio per fornire spiegazioni. “Non capisco la sorpresa” furono le sue parole, “lavoriamo con lo Ior da molti anni come risulta da un audit pubblicato dalla società di consulenza Forrester Research nel 2012”. “Comunque – aveva aggiunto il Fatto -, in questo clima, a settembre (2013, ndr) il consiglio ha commissariato così Mattietti: ‘D’ora in poi tutte le fatture dovranno essere controllate e approvate dall’Ufficio Acquisti’”.

ANTIRICICLAGGIO, UN APPUNTAMENTO IMMINENTE

Mentre si va verso la chiusura di un anno di licenziamenti misteriosi e dai contorni impenetrabili, le finanze vaticane hanno ancora un passaggio cruciale da attraversare. L’opera di trasparenza sui conti di Pietro ha in agenda una scadenza importante. Entro dicembre l’Autorità di informazione finanziaria del Vaticano deve rispondere a Moneyval. Due anni fa l’organo anti riciclaggio del Consiglio d’Europa aveva dato un giudizio positivo sulle nuove norme in vigore Oltretevere, ma aveva raccomandato di applicarle in sede giudiziaria per ottenere risultati concreti. Tra pochi giorni si dovrà rendere conto a Strasburgo dei passi compiuti.

ultima modifica: 2017-11-30T11:17:41+00:00 da Andrea Mainardi

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