Le fake news sugli studi di settore

Le fake news sugli studi di settore
Il commento del commercialista Giuliano Mandolesi

Irriducibili e irregolari. Sono stati definiti così dai media quel 28% di contribuenti che non risultano congrui agli studi di settore e che hanno deciso di non adeguarsi, ovvero di non versare l’obolo al fisco per evitare di essere inseriti in selettive liste di soggetti da accertare.

Tv e giornali stanno cavalcando l’onda della “notizia” tentando, più o meno velatamente, di inculcare nella mente dei cittadini l’abbinamento “chi non si adegua è un evasore” mettendo alla gogna anche specifiche categorie di contribuenti come commercianti e barbieri.

Niente di più sbagliato però per 4 motivi:

  1. Gli studi di settore, nati come puro strumento accertativo, sono stati declassati dalla Cassazione a mero ausilio all’attività di controllo, in poche parole un semplice indizio, in gergo tecnico una presunzione semplice che va corredata di altri elementi gravi, precisi e concordanti.
  2. Anche l’Agenzia delle Entrate ha accantonato gli studi di settore sostituendoli con gli indici ISA, istituto non accertativo ma di compliance. Conferma il loro progressivo accantonamento anche la Corte dei Conti nella relazione sul rendiconto generale dello Stato 2016 evidenziando come gli accertamenti da studi di settore sono drasticamente diminuiti -53,8 per cento, passando da 8.149 nel 2015 a 3.765 nel 2016, sintomo di un mezzo “da tempo marginale nella rettifica delle basi imponibili dichiarate”.
  3. Dall’analisi completa dei dati pubblicati ieri dall’Agenzia delle Entrate si evince che in realtà solo il 33,4% dei contribuenti risulterebbe conforme a tutti e tre i parametri calcolati dagli studi di settore ovvero CONGRUITÀ’, COERENZA e NORMALITÀ’. La percentuale è evidentemente troppo bassa sintomo di un meccanismo non più rappresentativo della realtà economica dei nostri giorni.
  4. Non vi è obbligo di adeguarsi a maggior ragione se non si ha nulla da nascondere e se il risultato economico rispecchia la verità e la corretta applicazione delle norme tributarie. In poche parole quindi non versare l’obolo dovrebbe/potrebbe essere visto addirittura come un segno di limpidezza che “si è pronti” senza timore a sostenere un eventuale contraddittorio con il verificatore.

Ormai vanno di moda le fake news ma notizie di questo tipo che possono fomentare la rabbia sociale E mettere i cittadini gli uni contro gli altri andrebbero date con più consapevolezza e responsabilità analizzando correttamente i dati prima di puntare il dito e tacciare qualcuno di essere un evasore.

ultima modifica: 2017-11-24T12:32:21+00:00 da Giuliano Mandolesi

 

 

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