Che cosa dicono BuzzFeed e New York Times sul rischio fake news politiche in Italia

Che cosa dicono BuzzFeed e New York Times sul rischio fake news politiche in Italia

È stato il sito BuzzFeed News, in un servizio di Alberto Nardelli e Craig Silverman, ad accendere i riflettori sulla rete di siti da cui partono migliaia di fake news in grado di influenzare l’opinione pubblica. Una notizia ripresa dal New York Times, che in vista della prossima campagna elettorale ha sottolineato come l’Italia rischia di essere “il punto debole di una sempre più vulnerabile Europa”. Dietro alla campagna di disinformazione ci sarebbe la Russia, sospettata di aver già messo in atto gli stessi metodi nelle presidenziali Usa, nel referendum su Brexit e Catalogna e nelle elezioni in Francia e Germania.

L’INCHIESTA DI BUZZFEED

Cosa ha scoperto Buzzfeed? Sostanzialmente che esiste una rete di siti di notizie che ruotano attorno a Giancarlo Colono, imprenditore romano, che tramite l’azienda Web 365 controllerebbe quasi 200 domini e alcune pagine Facebook con migliaia di follower, responsabili dello “spamming” delle fake news. Ma chi sarebbero i beneficiari – ipoteticamente ignari – dell’opera di propaganda? Secondo il New York Times, che riprende un report di Ghost Data, società di Andrea Stroppa, esperto in sicurezza informatica e consulente di Matteo Renzi, si tratterebbe dei movimenti anti-establishment, in particolare la Lega di Matteo Salvini e il M5S di Beppe Grillo. Stroppa ha quindi evidenziato come diversi siti di fake news sarebbero riconducibili a presunti attivisti di Lega e M5S.

L’ALLARME DI LORENZO ROMANI

L’inchiesta di Buzzfeed è stata ripresa anche dai principali quotidiani italiani, anche se del tema qualcuno si era occupato già mesi fa. Si tratta di Lorenzo Romani (nella foto), che su Twitter si definisce esperto di monitoraggio web. Ad agosto Romani aveva pubblicato sul suo profilo Twitter uno schema da cui si evince una connessione fra molti siti di news (o presunte tali). “Il sito di @Noiconsalvini monetizza (i proventi della pubblicità, ndr) su stesso account AdSense di siti ed ex siti pro-Putin, #M5S, complottisti #Novax e #alieni. Perché?” si chiede Romani.

Lo stesso Romani il 7 agosto era stato intervistato da Affari Italiani, a cui aveva spiegato come aveva svolto la propria indagine, incentrata in particolare sul sito noiconsalvini.org. “Ero interessato a capire chi lo gestisce, se c’è qualcuno che monitora l’andamento del sito, se per caso il sito incassa denaro con la pubblicità online –si legge nell’intervista – Per fare ciò bisogna cercare, nel codice del sito web, i cosiddetti “tracking code”, cioè dei frammenti di codice che identificano, qualora esista, l’account che visualizza gli accessi al sito e quello che “incassa” i soldi derivanti dalla pubblicità”. Romani ha scoperto che “gli stessi tracking code del sito noiconsalvini.org sono utilizzati anche da altri siti web. In particolare, iostoconputin.info, un sito di propaganda pro-Putin, usava lo stesso codice nel 2016. Così come nonsiamosoli.info, sito di disinformazione sugli alieni, e poi mondolibero.org, complottisti.com, stopeuro.org, eurocrazia.info, tutti siti di fake news tendenti verso una ben precisa direzione politica”.

Fra i vari siti, ce n’è poi uno chiamato “imprese5stelle,org”. “Insomma, alcuni indirizzi web riconducibili a M5S e Lega sembrano avere uno stesso amministratore che incassa i soldi delle pubblicità… per farne quale utilizzo?” si chiedeva Romani.

LO SPIN DOCTOR DI SALVINI: “NOI NON C’ENTRIAMO”

Va detto che i fatti – almeno per quanto è emerso sin qui – non sembrano presentare violazioni della legge, anche se sono evidenti le implicazioni politiche, non soltanto sul piano nazionale. Non sono neanche dimostrati i legami diretti con i vertici dei partiti in questione, che invece tendono a scaricare la responsabilità su singoli attivisti. Per spiegare la connessione fra i domini “leghisti” e quelli “grillini” Luca Morisi, lo spin doctor di “Noi con Salvini”, si è giustificato dicendo che un ex sostenitore del M5S avrebbe aiutato a costruire la pagina Noi con Salvini. “Ha copiato ed incollato i codice dalla sua pagina di sostenitore dei M5S, così come quelli di Io StoConPutin.info, con quelle di Salvini. Ma noi non abbiano nulla a che fare con i siti pro-Putin o pro-5 Stelle”. La spiegazione, però, non convince Stroppa. “In tutti questi mesi di attività – con decine di aggiornamenti giornalieri ai siti – dalla Lega Nord non si sono accorti di ricevere soldi dai click da siti pro-m5s che “per errore” gestivano” ha twittato il consulente renziano.

LA FOTO DEL FUNERALE DI RIINA

Alla vicenda della rete di siti di disinformazione si intreccia un altro caso scoppiato in questo giorni, quello di un’altra fake news: sui social si è diffusa una foto (per la precisione un “meme”) della sottosegretaria Maria Elena Boschi (del Pd) a un funerale. Nella didascalia si scriveva che quelle fossero le esequie del boss Toto Riina. La notizia, ovviamente, è falsa, ma ha avuto un’eco imponente. Il primo a diffonderla sarebbe tal Mario De Luise, sedicente attivista grillino. Non solo, la foto è stata rilanciata dalla pagina Virus5Stelle, gestita da Claudio Piersanti e Adriano Valente che a sua volta gestisce altre nove pagine, tra cui “M5s news”. Abbastanza perchè la Boschi decidesse di cavalcare la polemica politica, tirando in ballo il candidato premier del M5S Luigi Di Maio chiedendogli in sostanza di dissociarsi.

DI MAIO: VIGILI L’OCSE

Il gruppo alla Camera dei grillini ha quindi giudicato “inaccettabile attribuire al M5S una foto che circola su internet”, mentre Di Maio ha replicato alla Boschi dicendosi sì “preoccupato per le fake news, ma ancor più preoccupato per quanto è successo in Sicilia con il voto di scambio”. Ha poi chiesto all’Osce di monitorare le operazioni elettorali e le modalità di informazione. La polemica, però prosegue, perché c’è chi, nonostante le smentite, ribadisce i legami fra i vertici del M5S e i diffusori di fake news. Per esempio lo stesso Lorenzo Romani, che su Twitter pubblica alcune foto che ritraggono Valente assieme a Di Maio e anche a Beppe Grillo. Provocatorio il tweet: “Allora, Di Maio, lo conosci questo Valente?”

ultima modifica: 2017-11-26T07:05:35+00:00 da Lorenzo Bernardi

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