Mps, Renzi e la Bce. Ecco che cosa è successo a Siena secondo Morelli

Mps, Renzi e la Bce. Ecco che cosa è successo a Siena secondo Morelli
L'audizione odierna dell'amministratore delegato di Mps, Marco Morelli, alla commissione parlamentare sulle crisi bancarie

Come se la passa l’Mps di Stato? Non tanto bene. Pensare che, se Matteo Renzi avesse vinto il referendum del 4 dicembre, le cose per il Monte dei Paschi si sarebbero potute mettere meglio, senza ricorrere alla nazionalizzazione a spesa dei contribuenti messa in cantiere proprio all’indomani della caduta del governo Renzi. Questa mattina, intorno all’ora di pranzo, la commissione banche ha finalmente ascoltato i vertici della banca senese, vale a dire l’ad Marco Morelli (nella foto durante l’audizione parlamentare) e il presidente Alessandro Falciai, a poche ore dai precedenti interventi di Bankitalia e Consob (qui lo speciale di Formiche.net)

TEMPI DURI (E LUNGHI) PER IL MONTE

A Siena c’è da lavorare, e anche sodo. Perché non basta il paracadute pubblico imbastito dal Tesoro quasi un anno fa e la riammissione del titolo in Borsa a far tornare la luce. Morelli, nel corso di un’audizione più volte secretata su richiesta dei membri, è stato molto chiaro quando ha affermato che “la ripresa della banca, il ritorno ad una redditività sostenibile e il recupero delle quote di mercato non si possono materializzare in breve tempo ma richiederanno diversi esercizi. Il management, qualunque esso sia, ha bisogno di tempo per perseguire gli obiettivi del piano di ristrutturazione  pluriennale. Devo essere franco, la risoluzione dei problemi della precedente gestione richiederanno un lungo lasso di tempo”. Tradotto, tempi ancora lunghi per l’uscita dal tunnel.

RENZI, LA BCE, IL REFERENDUM E MPS

Morelli non ha affrontato nel merito le questioni Alexandria, Santorini e Antonveneta, su cui invece si è focalizzata la Vigilanza di Bankitalia in commissione. Il manager romano ha però tenuto a chiarire un aspetto. La politica ha avuto il suo ruolo, nefasto in questo caso, sul Monte. Perché il referendum costituzionale del 4 dicembre, su cui Renzi aveva scommesso tutto, diede il colpo di grazia a un aumento (5 miliardi) già in odore di fallimento, visto anche il no della Bce a una proroga dei tempi per la ricapitalizzazione. Mps, tre giorni prima di Natale, alzò bandiera bianca perché dal mercato non erano arrivate risorse sufficienti. “Il progressivo deterioramento del quadro ambientale a seguito del referendum” ha spiegato Morelli, “ha determinato l’impossibilità dell’operazione”. E la richiesta della proroga al 20 gennaio fatta alla Bce “avrebbe consentito agli investitori di valutare con più calma il quadro politico”.

RECUPERARE LA FIDUCIA

Una buona notizia c’è su Mps. Che la banca più antica del mondo inizia, lentamente, a recuperare la fiducia delle imprese del territorio, un po’ meno dei risparmiatori. Lo dimostra il dato sulla raccolta al 30 settembre, reso noto dallo stesso Morelli in commissione. Nei primi nove mesi “sono stati recuperati 11 miliardi in termini di raccolta in modo diffuso su base geografica. La ripresa è  legata alle pmi e al settore corporate più che ai  risparmiatori”. Peccato che nel corso del 2016 Montepaschi abbia perso masse bancarie per oltre 40 miliardi, di cui quasi 28 miliardi di raccolta, e quasi 12-13 miliardi di stock di impieghi.

I TAGLI AL PERSONALE

Naturalmente non c’è risanamento a costo zero e Siena non fa eccezione. Rimettere in sesto il Monte dopo i disastri del passato costerà quasi 5 mila unità in termini di personale. Più nel dettaglio, 4.800 risorse da tagliare attraverso le risorse contenute nel attraverso il fondo esuberi, ha precisato Morelli. Nel corso di quest’anno sono state
completate “1.800 uscite. Il resto è spalmato tra il 2018 e il 2021″.

LA FIDUCIA DEL TESORO 

Il punto di partenza della nuova vita di Mps è comunque la fiducia del Tesoro, azionista di controllo e prossimo a portarsi a ridosso del 70% qualora l’operazione di ristoro agli ex obbligazionisti andasse a buon fine. Proprio ieri il Mef ha depositato la lista per il nuovo board di Montepaschi, confermando alla guida dell’istituto Falciai e Morelli. “Stanotte”, ha commentato Falciai, il Mef ha presentato la nuova lista dove c’è una buona componente di continuità, che io reputo benefica, perché sicuramente i temi affrontati in passato si ri-proietteranno nei prossimi mesi e anni”.

ultima modifica: 2017-11-23T16:09:03+00:00 da Gianluca Zapponini

 

 

 

 

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