Che cosa faranno i Centristi per l’Europa alle Politiche

Che cosa faranno i Centristi per l’Europa alle Politiche

“Ci sono tanti moderati in Italia che non sono ancora disponibili a genuflettersi davanti a Matteo Salvini o a Beppe Grillo, per cui bisogna organizzarli e completare il lavoro che abbiamo fatto con Enrico Letta, con Matteo Renzi e con Paolo Gentiloni. I trasformisti sono tanti in Italia e lo sappiamo, la ricerca dei posti pure, ma oggi l’Italia ha un problema: è l’idea che dicendo no ai vaccini o magari urlando contro gli extracomunitari si possano risolvere i problemi. Che invece vanno risolti col buongoverno come ha dimostrato il ministro Marco Minniti”. La linea insomma messa nero su bianco da Pierferdinando Casini per il gruppo dei Centristi per l’Europa, spiegata ai giornalisti prima di partecipare all’assemblea che si è tenuta in mattinata nella sede di Confcooperative a Roma, per la maggior parte chiusa ai non addetti ai lavori, è chiara. Ovvero correre alle elezioni con il Pd di Renzi con l’obiettivo principale di “contrastare Grillo e Salvini”. Il che è possibile farlo, dice Casini, organizzando una lista moderata che si situi nell’area di centrosinistra e “che parli un linguaggio di responsabilità”.

L’ASSEMBLEA A ROMA

Tra i partecipanti all’assemblea c’è l’attuale presidente della commissione bicamerale per le questioni regionali Gianpiero D’Alia, il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti e l’ex ministro Francesco D’Onofrio. “Abbiamo democratizzato i comunisti, ora dobbiamo farlo anche con gli ex fascisti”, è la battuta che si sente pronunciare dalle prime file. Questo perché il problema che porta i centristi ed europeisti di Casini e soci a fare questa scelta è lo stesso sottolineato da altri gruppi della stessa area politica, uno su tutti Alternativa Popolare di Angelino Alfano e Maurizio Lupi, ovvero la possibilità che nel centro-destra prevalga la trazione leghista, e quindi “populista”, come bollata dall’ex presidente della Camera. Assieme a una legge elettorale che impone un sistema di coalizioni in un contesto tripolare “che rischia di essere falsato”, dice non troppo serenamente D’Alia, dando il via all’assemblea. Anticipando perciò che quella che vedremo nei prossimi mesi sarà una “campagna elettorale inedita”.

LA FRECCIATA AI CENTRISTI DI ALFANO

Ma la frecciata indirettamente rivolta da Casini ai centristi di Alfano, in attesa della direzione che al netto di slittamenti dovrebbe tenersi la prossima settimana, e dopo la quale forse si avranno anche le idee più chiare su come sarà composta quella che viene descritta come la “quarta gamba” del centro-destra, è chiara nel momento in cui afferma che “oggi i moderati che hanno collaborato coi governi che in questi mesi hanno portato avanti il Paese devono organizzarsi e dare una risposta”, ma che allo stesso tempo “purtroppo siamo in ritardo”, e che “la politica dei rinvii non serve più”. E che quindi “è ora di assumersi la responsabilità di creare una lista alleata e popolare, alleata col centrosinistra, per continuare il lavoro fatto in questi mesi”, dichiara Casini. “Sono molto preoccupato del fatto che il ritardo si sta accumulando, perché è necessario presentarsi, non con una sommatoria di partiti ma con una lista che sia qualcosa di nuovo e che sia capace di parlare al Paese”, prosegue. Mentre all’orizzonte la paura è quella di “un Paese dove la demagogia, e vediamo quello che sta capitando sull’Ilva di Taranto, rischia di prevalere”.

IL GIUDIZIO SUL CENTRO-DESTRA

Anche se nel caso dello stabilimento siderurgico pugliese, ad impugnare davanti al Tar il decreto con cui viene modificato il piano di risanamento ambientale, approvato il 29 settembre scorso dal governo, bloccando in questo modo il tavolo sindacale sulla vendita dell’azienda per attendere del giudizio del tribunale, e facendo così andare su tutte le furie tanto il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda che in un tweet ha parlato di “una sistematica e irresponsabile opera di ostruzionismo”, quanto la segretaria della Cgil Susanna Camusso che l’ha descritto un atteggiamento “da bambini”, è stato il governatore della regione Michele Emiliano assieme al sindaco di Taranto Rinaldo Melucci. Quindi stavolta non c’entrano né Salvini o Meloni, e nemmeno Grillo. Ma allora qual è il nesso con la scelta di correre con Renzi? “L’unico spazio politico che i popolari hanno è l’attuale maggioranza di governo”, spiega qual è la posizione D’Alia. “Questi anni sono stati difficili e complicati, e solo con l’alleanza tra moderati e progressisti si è avuta la possibilità di uscire dalla crisi. Vogliamo continuare questo percorso o tornare al passato? Il centrodestra vincente, come detto dopo il voto di Palermo, è una fiction, non esiste. È frutto della somma di contraddizioni politiche”.

LA DISTANZA DA BERLUSCONI E SALVINI

E qui si spiega cioè anche la distanza dal centro-destra composto da Silvio Berlusconi e Salvini, a suo giudizio “separati in casa, in disaccordo su tutto: Europa, fisco, migrazioni”. E quindi “destinati a non poter garantire un governo stabile”. Lo stesso ritorno dell’ex Cavaliere è a loro avviso qualcosa da confinare nel passato, in un percorso segnato dal “fallimento”, nel non avere assunto “decisioni per fare uscire il Paese dalla crisi”. E che ora, per di più, si presenta assieme “a e una Lega che non è più quella di Bossi, già criticata anche in passato, ma di Salvini, che corteggia gli ambienti estremisti e xenofobi, che vuole esercitare azione egemonica sui moderati e la eserciterà. E che sui migranti propone una sorta di espulsione etnica, come se non conoscesse il sistema di riconoscimento per poterle fare”.

“LA DESTRA POPULISTA” DEI CINQUE STELLE

Perciò per D’Alia, e per il gruppo di Casini, la questione è di “evitare che i moderati sostengano questa fiction che porta acqua al mulino di Salvini o di Giorgia Meloni. Non succede in nessun paese d’Europa”. Da qui la scelta di cercare di spostare i voti moderati verso la sinistra democratica, che sia di Letta, Renzi o Gentiloni. “Questa condizione del centro-destra, che drena voti ai governi frutto di lavoro di moderati e progressisti insieme, non è accettabile”, afferma perciò D’Alia. Altra preoccupazione, poi, è la “destra populista e anti-istituzionale” del Movimento 5 stelle, come la descrive il deputato messinese ex Udc. Che “esiste solo se anti-sistema, nonostante la volontà di non accreditarsi come tale. Perché se guardiamo le ricette troviamo un misto di contraddizioni su tutto: dall’abolizione dell’art.18 e della legge Fornero all’idea di fare un reddito di cittadinanza”.

LA SINISTRA “DEGLI ODIATORI RADICALI” DI GRASSO

L’ultimo antagonista, infine, è la “sinistra degli odiatori radicali che si organizza in funzione anti-Renzi”. Ovvero quella “sinistra radicale che si organizza attorno a Pietro Grasso e che ha come unico riferimento la demolizione del lavoro che è stato fatto in Italia negli ultimi cinque anni”. Fatto che per D’Alia lascia adito a “un’opportunità”, perché l’area moderata ha sempre avuto come denominatore comune l’idea “di non fare patti con le aree estremiste”. Perciò “se riusciamo a coglierla in pieno daremo un contributo importante, per far in modo che questo Paese non sia più oggetto di instabilità e preda di contraddizioni”. A spiegare perciò che “siamo per un’altra politica” ci pensa ai microfoni Casini, indicando la volontà di proseguire la strada intrapresa dal governo negli ultimi cinque anni, coltivando un’area moderata che abbia l’intenzione di raggiungere questo obiettivo. “Perché con le urla il Paese va a macero. Grillo e Salvini sono il prototipo di quello che va contrastato. Ci sono moderati che vanno in coalizione con Berlusconi, e che dicono di essere contro Salvini. Voglio capire nei collegi cosa faranno, dove Salvini e Berlusconi voteranno gli stessi candidati. Se ci si vuole contrapporre al populismo alla Le Pen in Italia l’unico modo è organizzare una lista moderata che si allei col Pd”.

ultima modifica: 2017-12-03T16:25:49+00:00 da Francesco Gnagni