Bilancio di fine legislatura e la speranza di una Costituente

Bilancio di fine legislatura e la speranza di una Costituente
Pd promosso sulla crescita e opposizioni bocciate sulle promesse squattrinate. Resta il nodo della governance. Per questo ha ragione Calenda: serve una Costituente

È stata la legislatura più lunga. E la più stabile con la continuità di governo di uno stesso partito, il Pd. E con “dati di uscita” (risultati) migliori di quelli di entrata su crescita economica, occupazione e conti pubblici. L’essenziale si direbbe: il paese sta meglio di 5 anni fa.

Si doveva fare qualcosa di più sul debito pubblico, la vera ipoteca sulla nostra economia. E i partiti non contino balle agli elettori. Con promesse squattrinate, come usa fare Berlusconi (reddito di dignità) seguito dai 5 Stelle (reddito di cittadinanza). Così si torna all’uso disinvolto della spesa pubblica e della spesa a debito: la demagogia, il populismo e l’irresponsabilità al governo. I governi del Pd non hanno aggredito il debito. È vero. E questo è un limite. Ma, come ricorda il ministro Padoan, lo hanno contenuto nell’unico modo virtuoso: dando priorità alla crescita e ai provvedimenti per creare occupazione. Se cresce il Pil la pressione del debito si allenta. È questa la cifra migliore della legislatura. Poi, certo, vengono tutte le altre realizzazioni e riforme che il governo può accampare.

Il dato dell’economia è quello chiave. E ci dice due cose: se ci dovesse essere discontinuità, se cambia il manico saranno guai. Sia destra che 5 Stelle promettono il ritorno alla spesa fuori controllo, ai sussidi e l’abbandono della priorità della crescita e del lavoro; stante il debito che abbiamo, la discontinuità politica, unita alla precarietà certa di governi senza il Pd, ci riporterebbe alla situazione del 2011. Quella di paura sui conti pubblici, di speculazione internazionale e fuga degli investitori. L’interesse generale è dunque chiaro: continuità.

C’è invece un dato della legislatura non positivo. E che allarma: 103 leggi sono state approvate solo in un ramo del Parlamento e non nell’altro. E per questo non sono leggi. Mostruoso. Ci si lamenta del ricorso continuo al voto di fiducia. Giusto. Ma senza di esso, col “bicameralismo perfetto”, le leggi non approvate sarebbero il doppio o il triplo. Leggi importanti (ius soli ma anche altre) non sono state approvate a causa del “bicameralismo perfetto”. Il governo è stato costretto all’uso ricorrente della decretazione d’urgenza per far passare le leggi. Non è accettabile che funzioni così.

Lo sta dicendo il ministro Calenda e lo deve dire il Pd: basta elaborare il lutto del referendum del 2016. La prossima legislatura deve essere “costituente”, deve riprendere il tema della riforma politica e della governance del paese. È la vera emergenza italiana. È il guasto fatto dal No.

ultima modifica: 2017-12-29T15:35:13+00:00 da Umberto Minopoli

 

 

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