L’incidente di Baumgarten, la dipendenza dall’import di gas e il Tap

L’incidente di Baumgarten, la dipendenza dall’import di gas e il Tap

Si è interrotto il flusso di gas dalla Russia verso l’Italia. Colpa di un incidente verificatosi questa mattina in un tratto di rete in Austria gestito dall’operatore Gas Connect. A causa dell’incendio è stata sospesa l’operatività del gasdotto che collega attraverso l’Austria il nodo di Baumgarten fino all’ingresso di Tarvisio della rete italiana. E’ stata la stessa compagnia energetica a confermare che il transito del gas attraverso l’Austria verso sud e sudest è stato compromesso.

Il gasdotto coinvolto nello stop delle forniture è il Tag (Trans Austria Gas Pipeline) che sfocia a Tarvisio, in Friuli, che garantisce circa il 30% del nostro fabbisogno di gas (mentre da Baumgarten transita il 10 per cento della domanda europea di metano). Da qui entra in Italia, tramite il passo del Tarvisio, quasi la metà del metano importato. Nel 2016 sono entrati in Italia per quella conduttura 28,2 miliardi di metri cubi di gas su una domanda complessiva annuale di 70,9 miliardi di metri dubi.

L’impianto di Baumgarten fa capo alla società Central European Gas Hub (Cegh) a sua volta controllata da Omv (65%), Wiener Boerse (20%) ed Eustream (15%). E’ uno dei principali snodi di distribuzione del gas naturale in Europa con un volume di circa 40 miliardi di metri cubi l’anno (dati del 2015). L’hub austriaco è il terminale del gasdotto di Urengoy-Uzhgorod, che collega la Russia all’Europa passando attraverso l’Ucraina con una portata potenziale da 140 miliardi di metri cubi l’anno. La centrale di Baumgarten è inoltre il cuore di una rete di gasdotti secondari che portano il gas a Francia, Germania, Europa dell’Est e, grazie alla Trans-Austria gas pipeline (Tag), all’Italia, alla Croazia e alla Slovenia.

Il ministero dello Sviluppo economico ha dovuto dichiarare lo stato di emergenza in base al Regolamento europeo e al Piano di emergenza nazionale ma la fornitura di gas all’Italia è comunque assicurata in quanto la mancata importazione viene coperta da una maggiore erogazione di gas dagli stoccaggi nazionali di gas in sotterraneo. Nel frattempo il prezzo all’ingrosso del gas in Italia si è impennato dell’87% a 44,50 euro per megawattora. In forte aumento anche i prezzi del gas scambiato sul mercato britannico (+32%, il livello più alto dal 2013).

Ancora prima che il dicastero dichiarasse lo stato d’emergenza, il ministro Carlo Calenda era intervenuto in maniera piuttosto perentoria evidenziando l’importanza di un’alternativa come il Tap, il gasdotto Trans-adriatico che porterà in Italia di gas naturale proveniente dall’area del Mar Caspio, in particolare dall’Azerbaigian. «Oggi c’è stato un incidente serio sul gas in Austria – sono state le parole del ministro -, vuol dire che abbiamo un problema serio di forniture, con una grande concentrazione di forniture dalla Russia. Il gasdotto Tap serve a questo: se avessimo il Tap non dovremmo dichiarare, come faremo oggi, lo stato d’emergenza». Il Tap è un’opera ritenuta fondamentale anche dall’Unione europea che lo considera lo strumento con cui aprire il corridoio Sud del gas per aumentare la sicurezza energetica.

Da gennaio ad ottobre, il nostro Paese ha consumato 57,5 miliardi di metri cubi di metano. Di questi, 24,5 miliardi sono passati dallo snodo di Baumgarten mentre le altre forniture dall’estero provengono, nell’ordine da Algeria, Libia e Olanda.

 

ultima modifica: 2017-12-12T15:13:16+00:00 da Giampaolo Tarantino