Net neutrality, vi spiego cosa (non) cambia dopo la decisione della Fcc. Parla Quintarelli

Net neutrality, vi spiego cosa (non) cambia dopo la decisione della Fcc. Parla Quintarelli

Bye-bye net neutrality. La Federal Communication Commission americana (Fcc) ha votato ieri per modificare le regole volute dall’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama sulla neutralità della rete. Con 3 sì e 2 no la Fcc ha approvato la proposta dei repubblicani, avanzata dal nuovo presidente dell’agenzia, Ajit Pai, mettendo fine a quelle che lui ha definito “regole pesanti che hanno scoraggiato investimenti e innovazioni”. Ma “tutto ciò avverrà in modo molto graduale e senza grossi sconvolgimenti”, ha commentato Stefano Quintarelli in una conversazione con Formiche.net. Ecco cosa potrebbe cambiare negli Usa, e non solo.

CHE COS’È LA NEUTRALITÀ DELLA RETE

Il principio della net neutrality negli Usa è stato sancito per legge nel 2015. La norma dalla Fcc assicura che non si crei una corsia preferenziale della rete per chi è disposto a sostenere una spesa extra, rispetto agli abbonati classici che usufruiscono invece di servizi basilari.
Tali norme varate sotto l’amministrazione Obama hanno fino a questo momento governato il web garantendo accesso internet senza discriminazioni a tutti i fornitori di servizi e contenuti e agli over the top (come Google, Facebook o Amazon). Un principio contro il quale si sono schierate fin da subito le compagnie di telecomunicazioni per le quali la legge avrebbe rallentato l’innovazione e lo sviluppo di servizi capacità di servizi a banda larga. Secondo alcuni infatti tali norme avrebbero penalizzato gli operatori proprietari delle infrastrutture di rete sulle quali viaggiano i contenuti (Comcast, Verizon, Charter Communications).

Il 23 gennaio di quest’anno Donald Trump ha poi nominato Pai come nuovo capo della Fcc, organo responsabile della regolamentazione delle comunicazioni via radio, televisione (cavo e satellite) e web negli Usa, il quale ha proposto di rivedere la legge sulla net neutrality. E l’amministrazione Trump nei mesi scorsi ha espresso parere favorevole sulla riforma delle regole stabilite due anni prima dal governo Obama.

IL COMMENTO DI STEFANO QUINTARELLI

Per Stefano Quintarelli, deputato Scelta Civica per l’Italia e componente della Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet non ci saranno drastici cambiamenti dopo la deregulation trumpiana. “Credo che non ci saranno sconvolgimenti immediati. Per le leggi americane non si può cambiare una norma senza che ce ne sia bisogno. Per questo è molto probabile che arrivino numerosi ricorsi all’Fcc”, spiega Quintarelli, promotore del ddl sulla net neutrality (Dl n. 2484 “Disposizioni in materia di fornitura dei servizi della rete internet per la tutela della concorrenza e della libertà di accesso degli utenti”) che porta il suo nome.
Nel fare causa – aggiunge Quintarelli – i vari soggetti, tra tutti le associazioni dei consumatori, tireranno fuori un po’ di irregolarità che ci sono state nel processo messo in atto, come ad esempio l’impostazione del sistema di consultazione pubblica nel quale sono state riscontrate numerose risposte false. È su questi aspetti che prevedo si innescheranno le cause all’Fcc, oltre sul fatto che il sistema di regolazione preesistente andasse bene. Io penso che difficilmente gli operatori cambino radicalmente i loro servizi e le loro strategie nel bel mezzo di ricorsi. Per cui eventuali cambiamenti saranno marginali e limitati.
Seppur ridotto qualche effetto potrebbe esserci: “Tra i possibili impatti immediati sui consumatori è probabile che gli operatori archivino i dati per rivenderseli come dati di profilazione pubblicitaria e che comincino ad offrire dei pacchetti come noi in Europa di zero rating in cui ad esempio il traffico video non conta sui limiti della tua offerta. Cose più significative nel breve periodo mi sembrano poco probabili”.
E nel lungo periodo? “Gli operatori di telecomunicazioni possono alterare le comunicazioni, ad esempio rallentandole e far pagare servizi in modo differenziato, o introdurre nelle pagine web codice Java script, pezzi di html loro, il che significa che in una pagina potremmo vedere un banner fornito da Comcast e non dalla pagina stessa o da Google”.

LE REAZIONI

La proposta di Pai, di smantellare la net neutrality ha suscitato le forti proteste delle web company made in Usa, a partire da Google e Facebook. Google ha detto di essere “delusa” dalla scelta, sottolineando che la presenti regole “funzionavano bene”. Facebook ha comunicato che lavorerà con il Congresso per mantenere internet libero e aperto, mentre Netflix, il colosso della tv in streaming, “deluso” dalla decisione ha dichiarato che il voto è l’inizio di una lunga battaglia legale. Dalla stessa parte anche Amazon: “Ci siamo incontrati con la Fcc prima del voto per continuare a premere per regole forti sulla neutralità della rete”, ha dichiarato la società.

Mignon Clyburn, uno dei due membri democratici che hanno votato contro la proposta di Pai, ha commentato che l’agenzia “sta consegnando le chiavi di Internet” a “poche grandi aziendi multimiliardarie”.

LE REGOLE IN ITALIA E EUROPA

La questione quindi non riguarda solo gli Stati Uniti. E come accennato da Quintarelli, anche in Europa il dibattito nella neutralità della rete nei prossimi mesi potrebbe avere al centro lo zero rating. A ottobre 2015 le istituzioni Ue hanno dato via libera – con il voto finale del Parlamento europeo alla normativa telecom package – allo zero rating nell’ambito del Regolamento 2120/2015. Si tratta della possibilità per gli operatori di consentire l’uso illimitato di certi servizi di internet mobile, a loro scelta, senza scalarne il traffico dal monte di gigabyte inclusi nell’offerta. Questione che sembra ormai cruciale vista la rilevanza dei servizi di streaming video dai dispositivi mobili che come è noto  consumano molto traffico.

A riguardo il Berec, l’istituzione che raggruppa le Autorità nazionali delle comunicazioni nei diversi Paesi UE) ha pubblicato il 13 dicembre il primo rapporto che riepiloga le misure messe in campo dalle diverse Authority per far rispettare le nuove linee guida in tema di neutralità della rete. Le Autorità hanno fatto le loro valutazioni guardando alle diverse condizioni di mercato, al livello di concorrenza presente e alla libertà di scelta dell’utente tra operatori e offerte.
In Italia a inizio 2017, Agcom ha diffidato alcuni operatori per alcune applicazioni (“Music by 3″ e “Veon”) che continuavano a funzionare anche una volta terminati i giga delle offerte sottoscritte ritenute discriminatorie.

Il tetto delle nuove sanzioni che l’Autorità garante delle comunicazioni potrà emanare anche per violazioni della neutralità della rete è arrivato a due milioni e mezzo di euro, in virtù di un emendamento alla legge europea 2017 entrata in vigore martedì scorso.  L’Autorità acquisisce anche il potere di attuare misure cautelari d’emergenza per far cessare la pratica scorretta con effetto immediato.

LE NUOVE OFFERTE

Anche Tim e Vodafone hanno messo in campo con il Natale alle porte diverse promozioni per i dispositivi mobili con opzioni speciali che non consumano giga per determinati contenuti come musica e social. Tim regala per un anno ai propri clienti mobili  Tim Show: con le migliori playlist di TIMMUSIC senza consumare il traffico dati, i giochi di Gameloft, le serie TV di Studio+, e notizie dall’Italia e dal mondo. Con Vodafone sarà invece possibile attivare un Pass (a scelta tra Video, Social&Chat, Music) in regalo per un mese,  per guardare rispettivamente video, o navigare sui social, oppure ancora per chattare o ascoltare musica in streaming senza limiti e senza consumare i Giga della propria offerta.

(Foto: Flickr U.S. Government)

ultima modifica: 2017-12-15T17:00:19+00:00 da Valeria Covato

 

 

 

 

 

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