Non basta l’uomo di Erdogan a Cipro nord, sarà grande coalizione (anche sul gas?)

Non basta l’uomo di Erdogan a Cipro nord, sarà grande coalizione (anche sul gas?)
Si apre una fase che, oltre che portare alla composizione del nuovo esecutivo dell'autoproclamata Repubblica turco cipriota, sarà chiamata a dipanare la matassa dello sfruttamento degli idrocarburi

Non basta l’uomo di Erdogan a Cipro nord per conquistare la maggioranza assoluta dei seggi. Huseyin Ozgurgun, premier uscente e leader del partito nazionalista Ubp, non è andato oltre il 36,5% alle elezioni anticipate. Secondi infatti sono giunti i repubblicani moderati di Ctp grazie al 21,8% che frutta loro 12 seggi, mentre solo terzi i popolari del Hp con il 16,9.

Si apre quindi una fase che, oltre che portare alla composizione del nuovo esecutivo della parte nord dell’isola autoproclamata Repubblica turco cipriota (e non riconosciuta dall’Onu), sarà chiamata a dipanare la matassa dello sfruttamento degli idrocarburi nella zona economica esclusiva (Zee).

LE URNE

Domenica scorsa hanno votato 190.000 persone in oltre 700 seggi elettorali. I nazionalisti di Ubp sono da sempre vicini alle istanze di Erdogan e, al contempo, molto distanti dal partito di centrosinistra Ctp, forza uscita vincitrice dalle urne nell’estate del 2013 che era invece maggiormente disponibile al dialogo e alla riconciliazione con i greco-ciprioti anche per via del rapporto tra i due presidenti di allora (Akinci e Christofias entrambi formatisi a Mosca). Dal momento che nessuno dei partiti ha ottenuto una maggioranza assoluta ecco che la grande coalizione sembra l’unica via possibile.

“L’Ubp è emerso come il più grande partito con un ampio margine – ha detto Ozgurgun commentando la sua vittoria – ci stiamo preparando a una nuova fase di potere grazie al voto che ci hanno dato”. Ma è chiaro che per giungere ai 50 seggi necessari, la coalizione non potrà poggiarsi solo sulla gamba “filoerdoganiana”.

SCENARI

Il governo che nascerà adesso dovrà riprendere i negoziati per la riunificazione dell’isola, dopo il flop della conferenza di Crans-Montana in Svizzera del luglio scorso e soprattutto a sole due settimane dalle altre elezioni: quelle della parte sud, ovvero di Cipro stato membro Ue, che si terranno in un doppio turno, il 28 gennaio e il 4 febbraio. Il risultato delle elezioni parlamentari avrà quindi un forte valore simbolico per la tenuta del Paese e anche per il dossier energetico, su cui Nicosia smentisce di aver rinviato la sua partecipazione alla riunione trilaterale tra Cipro, Grecia e Israele per la posizione del governo cipriota sulla questione di Gerusalemme.

E per parte sua, proprio alla vigilia delle urne, si era mossa ufficialmente per definire le nuove coordinate della zona economica esclusiva, come annunciato dal ministro degli Esteri Ioannis Kasoulides, anche per via delle continue provocazioni turche, con la nave oceanografica Barbaras che dal 2013 disturba la posa dei cavi sottomarini e dei rilievi. Da Nicosia sottolineano che il ministero degli Esteri sta lavorando per presentare le nuove coordinate in tutta l’isola, già depositate presso le Nazioni Unite e che saranno al centro del vertice trilaterale di Tel Aviv con Netanyahu e Tsipras sul gas. Tsipras poi volerà a Roma, per il vertice dei Paesi del sud Ue il giorno 10 gennaio, dove incontrerà anche il premier Gentiloni per un bilaterale in cui non mancherà, assicurano fonti diplomatiche, un passaggio anche sul gas.

GAS E INVASIONE

Eccolo il vero convitato di pietra che si intreccia con il dossier riunificazione e con le mosse degli attori secondari. Il giacimento della Zee che si intersecherà con il l’Eastmed, con i riverberi geopolitici del Turkish Stream e quindi coinvolgendo anche players come Cairo e Mosca. E accanto ad esso le frizioni con Ankara.

Cipro nel 1974 venne invasa da 50mila militari turchi, in risposta ad un tentato golpe greco ma da quel giorno le truppe turche non si sono mosse dalla Katekomena, che hanno occupato con mezzi e uomini dopo averla bombardata dall’alto, e devastandone tutti i luoghi di culto non musulmani, mentre alcune chiese rupestri cristiane, maronite ed ebraiche sono state trasformate in stalle, bordelli, o resort a cinque stelle. L’isola, come la capitale Nicosia, è stata per anni divisa dalla green line dell’Onu.

La Repubblica turca di Cipro Nord ha dichiarato unilateralmente l’indipendenza nel 1983 ed è riconosciuta solo dalla Turchia, ma non dalla comunità internazionale. Nel 2004 il tentativo di riunificazione proposto dall’allora numero uno dell’Onu, Kofi Annan, naufragò per il no espresso con referendum dai greco-ciprioti.

Il piano proposto era palesemente a favore della parte turca e alcune settimane dopo si parlò anche di un isolotto in acque vicine venduto ad un prezzo di favore al figlio di Annan, fatto che poi non ha avuto alcun seguito giudiziario.

twitter@FDepalo

ultima modifica: 2018-01-09T15:30:55+00:00 da Francesco De Palo

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