Pensando al futuro. I pasticci del presente e i buoni esempi del passato

Pensando al futuro. I pasticci del presente e i buoni esempi del passato
Il futuro dei partiti politici italiani dipende dalla loro capacità di allargare gli orizzonti con regole chiare e condivise. La riflessione di Raffaele Reina

Anche in politica esiste l’accanimento terapeutico e si materializza, ironia della sorte, con chi predica la dolce morte o eutanasia. Metafora applicabile alla paradossale situazione in cui si è trovata la signora Emma Bonino capo dei radicali italiani, che ha dovuto accettare il prestito del simbolo da Tabacci, ex Dc, per poter partecipare alle prossime elezioni politiche e rimanere in vita. Caso emblematico dell’incontro degli opposti; in filosofia, forzando un po’ la mano, si parlerebbe di coincidentia oppositorum.

Non è questo il solo caso, ve ne sono altri nel multiforme scenario politico nostrano, tutti determinati dalla nuova legge elettorale, pasticciata e vergognosa, che costringe i diversi a stare insieme. Ultimo atto di una legislatura nata male e finita peggio, disseminata lungo il cammino da vaniloqui, promesse non mantenute, sciatteria e disordine legislativo​.

I partiti si ritrovano oggi non a caso a partecipare alla campagna elettorale per eleggere il nuovo parlamento senza programmi, senza proposte organiche da sottoporre alla valutazione degli elettori. Spuntano un giorno sì e l’altro pure promesse impossibili, fantasiose che mai potrebbero essere portate a buon fine, prova evidente della mancanza di elaborazione programmatica figlia dello scarso peso culturale dei partiti, i quali non avendo una compiuta idea di Paese si affidano a improvvisate sortite per parlare alla pancia degli elettori, sperando in un voto facile.

Un po’ come agli inizi del ‘900, in tempo di suffragio censitario, quando i partiti non erano ancora strutturati e i club elettorali si affannavano per raccogliere il consenso promettendo tutto a tutti. Era però l’alba della democrazia. Oggi non può essere così, non si può tornare indietro nell’era della mondializzazione: i partiti o allargano i propri orizzonti con regole chiare e condivise, agevolando la partecipazione dei cittadini al governo della cosa pubblica, o sono tagliati fuori da quell’importante e peculiare ruolo di mediazione tra società e istituzioni.

Si obietta che non è facile. Invece è possibile, soprattutto, per chi, come i cattolici in politica, hanno un retroterra culturale solido, maturato in decenni di impegno sociale, prepolitico, politico. Il pensiero non può che andare agli scritti ereditati dai grandi intellettuali cattolici del XIX e XX secolo come De Gasperi, Moro, Dossetti, La Pira, Fanfani. Luigi Sturzo merita un ricordo particolare: è il pioniere nella monumentale impresa di costruttore della prima concreta esperienza di partito di ispirazione cristiana e ritenuto tuttora guida illuminata di una storia politica secolare, che va sotto il nome di “popolarismo”, e che in tanti ritengono ancora valida e praticabile.

ultima modifica: 2018-01-11T09:58:57+00:00 da Raffaele Reina

 

 

 

 

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