Così Gentiloni replica a Moscovici: non siamo cicale

Così Gentiloni replica a Moscovici: non siamo cicale
Il presidente del Consiglio rivendica l'affidabilità internazionale del Paese nonostante i cambi di governo

Il 5 marzo nessuno dovrà preoccuparsi dell’instabilità politica in Italia. Dopo Antonio Tajani e Franco Frattini anche il governo, per bocca del presidente del Consiglio, raccoglie l’appello di Formiche.net e replica indirettamente al commissario agli Affari economici dell’Ue, Pierre Moscovici, che aveva parlato di allarme in Europa per il voto italiano. All’inaugurazione dell’anno accademico della Luiss, Paolo Gentiloni rispedisce al mittente le preoccupazioni e rassicura: “La domanda più frequente che mi viene posta come presidente del Consiglio italiano riguarda i rischi di instabilità politica. Io devo dire che sono fiducioso perché l’Italia è da 70 anni, nonostante i frequenti cambi di governo, tra i paesi europei forse tra i più affidabili, coerenti e più stabili”.

Una replica senza tentennamenti accompagnata da un quadro della situazione del Paese a un mese e mezzo dal voto e da un messaggio chiaro ai partecipanti alla corsa elettorale. “Non è il tempo di scardinare i pilastri del nostro sistema pensionistico e fiscale, non è il tempo delle cicale – dice Gentiloni usando una metafora esopica -, ma è il tempo della competenza, della serietà e dell’investimento sul futuro” chiarisce ammonendo poi che, “quando si parla della prossima fase politica, guai a dimenticare che uno degli obiettivi” deve prevedere che si passi da una “stabilizzazione e leggerissima discesa a una fase di riduzione graduale, sostenibile e significativa del nostro debito pubblico”. Secondo il premier di questo tema “se ne parla un po’ poco” e invece “deve essere uno degli obiettivi fondamentali del nostro Paese”. Non bisogna dimenticare comunque che “finalmente siamo fuori dalla crisi più grande del dopoguerra, abbiamo un buon livello di crescita, potremmo averlo migliore, lo abbiamo stabile. Abbiamo raggiunto livelli occupazionali, di persone occupate, che sono i più alti da quando si fanno statistiche – prosegue -. Abbiamo ridotto il nostro deficit, sarà quest’anno al 2%, e per quest’anno intendo dire l’anno che si è appena concluso, abbiamo una situazione stabile di avanzo primario”.

Le buone notizie che arrivano, anche dal fronte dei conti pubblici, non devono però portare a riflessioni sbagliate: ora i conti “sono non in ordine ma molto in ordine” ma “dobbiamo partire dalla consapevolezza che questi risultati che sono costati sacrifici non possono essere dilapidati. Disperderli o dilapidarli – avverte il presidente del Consiglio – sarebbe assolutamente irresponsabile”. Anzi per Gentiloni “ora è il momento di investire in Italia e in particolare nel Mezzogiorno. Dobbiamo lavorare sui livelli salariali che non sono cresciuti abbastanza. Abbiamo bisogno di coraggio e fiducia. Stiamo cercando di investire, pur con risorse limitate, nella qualità e nel futuro del capitale umano. Se non ci poniamo questo problema credo che non andremo lontani”. Altrettanto grave sarebbe se la politica non si desse da fare per chi è in difficoltà. “C’è una parte di Italia che corre e una parte che fatica ed è rimasta indietro e se non ci occupiamo anche di questa parte faremo molta fatica a progredire” afferma l’esponente Pd che si concentra poi sull’inaugurazione dell’anno accademico della Luiss durante la quale è stata conferita la Laurea Honoris Causa in Management allo statunitense Edmund S.Phelps, premio Nobel per l’Economia nel 2006. “La Luiss è un’eccellenza romana e una delle dimostrazioni di come la qualità e le potenzialità di questa nostra grande capitale europea possa manifestarsi e da romano mi fa piacere avere questa occasione” sottolinea evidenziando come “l’investimento sul capitale umano e sulle conoscenze sia sempre più decisivo per il nostro futuro. Il corpo docente ha una grande responsabilità: di questo arricchimento abbiamo un grande bisogno”.

Sulla “missione” dell’ateneo intitolato a Guido Carli interviene il rettore, Paola Severino, il cui mandato scade ad aprile prossimo. “La missione principale della nostra università resta innanzitutto quella di formare professionisti per le imprese, per la pubblica amministrazione, per le professioni e per la ricerca facendo, sì, leva sui campi di tradizionale competenza dell’ateneo ma anche intercettando tempestivamente il frenetico evolversi dell’economia digitale, del mercato e delle regole ad essa connesse, della nuova cultura istituzionale, legale e d’impresa che deve essere costruita e affidata ai nostri giovani” dice l’ex Guardasigilli. “Nell’ultimo decennio – continua – il nostro ateneo è stato protagonista di un significativo processo di crescita e sviluppo che ha visto importanti trasformazioni e iniziative che hanno aperto la via ad un sostanziale potenziamento del valore della nostra accademia. Quanto è stato fatto deve continuare ad essere sostenuto, affinato, ulteriormente arricchito e sviluppato, in una logica di continuità che guardi sempre più all’innovazione e alle esigenze dettate dal panorama internazionale”.

ultima modifica: 2018-01-18T10:40:40+00:00 da Manola Piras

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