In Iran, Rohani fa buon viso e cattivo gioco. E il numero dei morti sale

In Iran, Rohani fa buon viso e cattivo gioco. E il numero dei morti sale
Il punto della situazione a quattro giorni dalle proteste scoppiate in Iran. Aumentano le violenze, i social media bloccati e Stati Uniti che continuano a fare pressione. In Italia le reazioni del centrodestra.

Dopo quattro giorni la crisi delle proteste in Iran non sembra destinata a fermarsi. Nonostante la gran parte degli osservatori internazionali mostri prudenza, anche nel confronto il movimento “verde” che scosse il Paese nel 2009, il bilancio dei disordini si fa di ora in ora più pesante. Al momento si contano dieci persone morte e centinaia quelle arrestate (duecento solo a Teheran) dopo l’inizio giovedì delle manifestazioni contro il governo scoppiate a Machhad, a nordest dello Stato, per poi estendersi nel paese. Le autorità iraniane hanno confermato i decessi ma hanno escluso che le vittime siano cadute sotto colpi sparati dalle forze dell’ordine e parlano di infiltrati nelle proteste “con armi da caccia e da guerra”, puntando il dito contro estremisti sunniti e potenze straniere. In varie occasioni, comunque, la polizia e i Guardiani della rivoluzione hanno sciolto le manifestazioni con le maniere forti, e qui si usa naturalmente un eufemismo.

LE PAROLE DI ROHANI

Il presidente clerico moderato, Harran Rohani, non poteva non intervenire e lo ha fatto in un intervento televisivo dal tono solenne. Ha cercato, come un equilibrista, di condannare la repressione dei manifestanti e allo stesso tempo di condannare il tentativo del presidente Usa Donald Trump, di cavalcare la protesta. Il presidente ha quindi ordinato alle diverse branche del governo, a partire dalle forze dell’ordine (inclusi i paramilitari Basiji ai Pasdaran) di lasciare “spazio al dissenso”: “Le critiche sono diverse alla violenza e alla distruzione delle proprietà pubbliche. Gli uffici governative dovrebbero fornire spazio per l’espressione legale del dissenso e le proteste”, ha sostenuto Rohani che però ha replicato a Trump accusandolo di non aver interesse nel destino del popolo iraniano ma di puntare solo a sfruttare i problemi di Teheran. Trump “non ha alcun diritto” di simpatizzare con quegli iraniani che prima ha chiamato “terroristi”: Questo uomo oggi vuole simpatizzare con la nostra gente dimenticando che pochi mesi fa ha chiamato l’Iran nazione di terroristi. Questa persona che è totalmente contro l’Iran come nazione non ha alcun diritto di sentirsi di provare compassione per il popolo iraniano”. Come si è purtroppo visto le proteste non si sono fermate e neppure le risposte violente.

SOCIAL MEDIA BLOCCATI

L’Iran ha bloccato l’accesso al servizio di messaggistica istantanea di Telegram e al social network Instagram ‘per mantenere la pace’ durante le proteste. Lo ha annunciato la tv di stato.
In precedenza, a denunciare il blocco di Telegram era stato l’amministratore delegato della compagnia, Pavel Durov, spiegando che la decisione di Teheran è arrivata in risposta al rifiuto della società di chiudere i “canali di protesta pacificamente”. “Quando ci sono disordini è naturale limitare l’uso dei social media”, ha dichiarato il vice ministro degli Interni Esmail Jabbarzadeh a proposito del blocco di Telegram e Instagram in Iran aggiungendo comunque che “tali limitazioni saranno temporanee”. Al momento, dopo circa quarantotto ore, non risultano notizie di una riattivazione dei mezzi digitali di comunicazione.

LA PRESSIONE DEGLI STATI UNITI

Le voci del popolo iraniano “devono essere ascoltate”. È quanto ha affermato la Casa Bianca in una nota, a proposito delle manifestazioni di in Iran, dove da quattro giorni migliaia di persone scendono in piazza in molte città per protestare contro la corruzione, l’aumento del costo della vita e le politiche del governo nella regione. “Sosteniamo il diritto del popolo ad esprimersi pacificamente – prosegue la nota della Casa Bianca, che già due giorni fa aveva esortato il governo di Teheran “a rispettare i diritti” dei manifestanti, “il mondo vi guarda” – Incoraggiamo tutte le parti a proteggere questo diritto fondamentale all’espressione pacifica e ad evitare qualsiasi azione che contribuisca alla censura”. L’Europa resta pressoché silente con un crescendo di accuse all’italiana Federica Mogherini che, in quanto Alto Rappresentante della politica estera e di sicurezza dell’Unione Europea, si era molto spesa per l’Iran Deal ed è considerata una importante supporter del governo moderato di Teheran guidato da Rohani. In Italia, si registrano le prese di posizione del centrodestra con Raffaele Fitto (Noi con l’Italia) e Lucio Malan (Forza Italia).

ultima modifica: 2018-01-01T13:30:22+00:00 da Giacomo Pugliese