La politica di Star Wars

La politica di Star Wars

La saga di Star Wars può portare a riflettere sui temi più vari, dal diritto alla religione, dall’economia ai social media, fino ai temi della forma politica e del diritto internazionale? La risposta è un netto sì.
A dirlo non è un nerd, ma l’ex advisor di Obama Cass Sunstein, già a capo dell’Office of Information and Regulatory Affairs e ora tornato all’insegnamento alla prestigiosa Harvard Law School.
Firma un agile e erudito libretto “Il Mondo secondo Star Wars” (Università Bocconi Editore) che esplora l’immaginario creato da George Lucas.
Accomunando le anime di fan e accademico, Sunstein fa i conti con l’attualità.

Il gioco di citazioni presente nell’Universo di Guerre Stellari è un evidente richiamo a lotte di ribelli contro il despotismo, ma più profondamente con i temi della radicalizzazione individuale, l’incapacità dei governi di districarsi nelle crisi globali, la fascinazione dello “strongman” e la decadenza delle democrazie.
Lucas disse di aver fatto Una nuova speranza “in un periodo in cui Nixon puntava a ottenere un terzo mandato o a far cambiare la Costituzione per potersi candidare la terza volta; questo mi portò a riflettere sul modo in cui le democrazie si trasformano in dittature: non a come vengano rovesciate da colpi di stato o cose del genere, ma come la democrazia stessa si trasformi in tirannia”.
In un mondo caotico, il governo centrale della Repubblica si ritrova impossibilitato a riportare l’ordine e la stabilità nella galassia e, dopo un finto attentato (un’operazione false flag?), richiede il potere supremo.
L’Imperatore Palpatine ha le caratteristiche di un dittatore, e ha conquistato il potere nel suo stesso modo.
I prequel ci offrono uno spaccato di come le democrazie diventano qualcosa di diverso, accentrando il potere in poche mani.
Nell’Attacco dei Cloni il potere legislativo è incapace di dare risposte immediate alla crisi commerciale e militare dei separatisti. Passano il tempo a litigare, come nei nostri Parlamenti.
I Jedi -un ordine teocratico come gli ayatollah iraniani?- governano la Repubblica, ma sono incapaci di generare ordine.
L’Imperatore Palpatine riesce a cumulare cariche solo grazie alle incessanti e assurde baruffe tra i membri del potere legislativo repubblicano. Sono quei conflitti a consentire la sua ascesa.
Una frase pronunciata nel secondo episodio ricalca i tratti del Dictator romano, a cui spettavano poteri eccezionali a tempo: “E’ stato con grande riluttanza che ho accettato questa carica. Io amo la democrazia… I poteri che mi conferite saranno da me rimessi al risolversi di questa crisi”.
La brutale e violenta nascita dell’Impero conta poco per il cittadino comune: paga le tasse, la criminalità è stata sbaragliata, l’inflazione non galoppa.
I personaggi dell’Impero, come Darth Vader e Tarkin, sono ossessionati dalla stabilità e dall’ordine.

Una stabilità messa in discussione da ribelli intrisi di fatalismo impegnati in una lotta per instaurare un nuovo regno di libertà.

Luke e Anakin Skywalker sono allegorie religiose: dei messia cristiani, nei rimandi del mistero della concezione e del loro ruolo salvifico.
Essi devono ristabilire l’equilibrio nella “Forza”, in una lotta fra bene e male che rievoca la “Guerra Santa” dei jihadisti.
La parabola di Luke è un case study di radicalizzazione: cresciuto nella periferia, conosce un Maestro Jedi (un imam?) che, dopo avergli rivelato la morte del padre per mano dell’Impero, ne indica la via verso la Forza e la battaglia da “resistente”.
Non ricorda forse la storia di tanti “lupi solitari” che provengono dalle nostre periferie? Per non parlare dell’ISIS, o di altri gruppi radicali mediorientali.

Sono metafore di una realtà inquietante che viviamo vicino a noi.
Sunstein sostiene che l’America abbia assunto dei tratti imperiali nella guerra al terrorismo.
Il potere degli Stati Uniti è un potere imperiale in un senso strategico, trattandosi di una potenza che, grazie alla sua assoluta superiorità militare, può operare in una prospettiva universalistica, avvolgendo il pianeta con la fitta trama delle sue basi militari e la rete informatica dello spionaggio satellitare, così come l’Impero Sith si assicurava della pace universale con la Morte Nera -versione ipertecnologica delle armi di distruzione di massa- e la conquista manu militari di nuovi sistemi con l’esercito degli Stormtrooper.
Nei documenti più autorevoli del Pentagono e della Casa Bianca gli Stati Uniti si dichiarano, in quanto global power, il solo paese in grado di “proiettare potenza” su scala mondiale.
Un “Lato oscuro” necessario per assicurare i loro interessi, responsabilità e compiti globali.

Star Wars ha tanto da dire su imperi e repubbliche, ed è direttamente ispirato a Roma o all’avvento di Napoleone.
Se il mondo è in un granello di sabbia, Sunstein premette che quel granello di sabbia, che ancora non ha finito di rivelarsi nella sua interezza, è l’universo simbolico di Guerre Stellari.
Avrebbe detto Yoda: “Molto da apprendere ancora tu hai!”.

ultima modifica: 2018-01-02T13:46:13+00:00 da Carlo Prosperi

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