L’incubo dei pendolari in Italia. La denuncia di Legambiente

L’incubo dei pendolari in Italia. La denuncia di Legambiente
Secondo il report Pendolaria, circa tre milioni di italiani costretti ogni giorno a prendere il treno per andare al lavoro, a scuola o all'università

Il rapporto completo (Pendolaria 2017) è stato presentato il 17 gennaio. Legambiente ha voluto fornire un assaggio delle (pessime) condizioni in cui viaggiano i circa tre milioni di italiani costretti ogni giorno a prendere il treno per andare al lavoro, a scuola o all’università, stilando la classifica delle 10 linee ferroviarie peggiori del Paese.

TRENI DA INCUBO

La top ten, contenuta nel “Rapporto annuale sulla situazione e gli scenari del trasporto ferroviario pendolare”, non riserva sorprese rispetto al passato, per lo meno nella parte alta della classifica: resta saldamente in pole position la famigerata Roma-Lido, così come al secondo posto la Circumvesuviana e al terzo la Reggio Calabria-Taranto. Dal quarto posto in poi, invece, ci sono tutte new entry rispetto alla classifica dell’anno scorso: in ordine, si piazzano le linee Verona-Rovigo, Brescia-Casalmaggiore-Parma, Agrigento-Palermo, Settimo Torinese-Pont Canavese, Campobasso-Roma, Genova-Savona-Ventimiglia e Bari-Corato-Barletta.

LA DENUNCIA DI LEGAMBIENTE 

Critica la posizione di Legambiente secondo cui, per fronteggiare l’emergenza smog e diventare più sostenibili, le nostre città hanno enorme bisogno di passare a forme di mobilità a impatto zero, come appunto il trasporto su ferro. Nonostante questo, i treni urbani, suburbani e interregionali,quelli più frequentati dai pendolari, continuano a peggiorare e i servizi a diminuire a vantaggio dell’Alta velocità, soprattutto nei mesi invernali. “Il problema del trasporto ferroviario in Italia”, sottolinea Edoardo Mancini, vicepresidente di Legambiente, “è l’assenza di una strategia di potenziamento complessivo che, Alta velocità a parte, permetta di aumentare l’offerta nelle grandi città, hinterland compreso, nei punti più congestionati della rete e nelle tratte più critiche, soprattutto al sud”.

A parlare sono i numeri: secondo l’analisi dell’associazione ambientalista, negli ultimi 7 anni i treni regionali sono diminuiti del 6,5% e gli Intercity del 20%, mentre l’offerta dei Frecciarossa e Italo sono aumentati del 78,5%. Eppure, sono circa 170 mila persone che, in media, utilizzano abitualmente l’Alta velocità, a fronte del gran numero di pendolari (tre milioni, appunto) che, in mancanza di adeguati servizi pubblici, sono costretti a usare l’auto e intasare le strade. Alla faccia della sicurezza e dell’ambiente

VIAGGIATORI DIMEZZATI 

I disagi per gli utenti sono enormi: pochi treni, frequenti ritardi, continui guasti, sovraffollamento, carrozze sporche e stazioni soppresse. Un vero incubo per chi è costretto a servirsene e non c’è da stupirsi considerando che l’età media dei treni regionali che circolano in Italia sfiora i 17 anni con quasi la metà del materiale rotabile oltre i 15 anni. Il caso emblematico è la Roma-Lido, gestita dall’Atac (la municipalizzata del trasporto della Capitale): una linea urbana sulla quale, negli ultimi anni, i viaggiatori si sono praticamente dimezzati (da 100 mila circa a 55 mila al giorno), sono state tagliate più del 7% delle corse e i 23 convogli oggi in servizio superano i vent’anni d’età.

(Articolo pubblicato su l’Automobile, la testata diretta da Alessandro Marchetti Tricamo ed edita da ACI)

ultima modifica: 2018-01-13T08:00:50+00:00 da L'Automobile

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