Quel pasticciaccio dei rifiuti di Roma Capitale

Quel pasticciaccio dei rifiuti di Roma Capitale
Mentre istituzioni e partiti si rimpallano le responsabilità, i cittadini romani vedono sempre più crescere cumuli di rifiuti vicino ai cassonetti che non vengono svuotati. Il punto di Saturno Illomei

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su quello che è ormai diventato un caso nazionale e che ha travalicato i confini di Roma e del Lazio, “contaminando” (absit iniura verbis) la già movimentata campagna elettorale. Parliamo del problema dei rifiuti  di Roma Capitale e del loro smaltimento

Vediamo qualche dato. Ogni giorno i romani “producono” oltre 4 mila e 600  tonnellate di rifiuti; 1.900 circa sono raccolti in maniera differenziata ed avviati a riciclo; le restanti 2.700 tonnellate di rifiuti indifferenziati devono essere avviati a smaltimento in discarica dopo trattamento meccanico biologico. Finché era in funzione la discarica di Malagrotta il problema non è esistito e nessun amministratore si è posto il problema: la discarica più grande d’Europa consentiva alla Capitale di smaltire senza grandi affanni i propri rifiuti. Nell’ottobre 2013, l’allora Sindaco Ignazio Marino chiude Malagrotta (anche perché l’Europa ce lo imponeva). Si trattò, da quel momento, di trovare soluzioni alternative che, come vediamo ancora oggi, non sono state trovate.

Sul piano istituzionale, il problema della gestione dei rifiuti di Roma e del Lazio (la Capitale concorre per più della metà alla produzione dei rifiuti regionali) è stato affrontato già dal maggio dello scorso anno con una serie di incontri tecnici tra Ministero dell’Ambiente, Regione Lazio e Roma Capitale. Il documento preparato dagli uffici  del Ministero fotografa l’attuale situazione della gestione dei rifiuti del Lazio e di Roma. Così, se la Regione, nel suo complesso, è riuscita a rendersi autosufficiente (come dimostrato anche dall’archiviazione della procedura d’infrazione comunitaria), il problema persiste, ed è sotto gli occhi di tutti,  soprattutto per la città di Roma.

Con deliberazione della Giunta Capitolina del 2017 è stato approvato il “Piano di gestione dei materiali post consumo” che prevede di raggiungere il 70% della raccolta differenziata nel 2021, attraverso una serie di attività, tra le quali la riduzione della produzione dei rifiuti, l’estensione della raccolta porta a porta, lo sviluppo di isole ecologiche, la realizzazione di impianti di compostaggio e d centri di riciclaggio “creativo” (sic).

La raccolta differenziata a Roma stenta a decollare e i dati ufficiali di ISPRA, attestano al 2016 la percentuale a poco superiore al 41%. Secondo il dato parziale riferito al primo semestre 2017, stimato da AMA, attesterebbe tale percentuale al 44%, comunque inferiore alla previsioni di crescita previste dal Piano che per il 2017 prevedevano il raggiungimento del 48% della raccolta differenziata. “Roma Capitale, osserva il documento ministeriale, non ha fornito un dettagliato e realistico crono programma di tutte le attività previste dal piano, non permettendo agli uffici di valutare in modo completo l’attendibilità delle previsioni di miglioramento della raccolta differenziata”. “Roma – prosegue  la nota ministeriale – continua ad avvalersi di molti impianti terzi, per far fronte alle proprie necessità impiantistiche e non appare favorevole a realizzare sul proprio territorio tutta l’impiantistica necessaria a chiudere il ciclo dei rifiuti in modo sostenibile”.

Siamo allo stallo istituzionale con accuse reciproche tra la sindaca e il governatore della Regione, accuse entrate di prepotenza  nella campagna elettorale, con prese di posizione da parte di esponenti politici dei due schieramenti in campo, Partito Democratico e M5S. È di questi giorni la marcia indietro del Comune di spedire i rifiuti indifferenziati in Emilia Romagna (lo aveva richiesto lo stesso presidente e ad di AMA Bagnacani nel maggio scorso) e l’annuncio di volerli mandare nella vicina Abruzzo, dove già sono state trattate 40 mila tonnellate nel 2017.  Nello stesso anno, tanto per stare ai numeri, oltre che in Abruzzo, i rifiuti di Roma Capitale hanno raggiunto l’Austria (70 mila tonnellate), la Lombardia e l’Emilia Romagna (150 mila tonnellate), Friuli, Lombardia e Veneto (200 mila tonnellate di rifiuti organici).

Mentre istituzioni e partiti si rimpallano le responsabilità, i cittadini romani vedono sempre più crescere cumuli di rifiuti vicino ai cassonetti che non vengono svuotati. Roma Capitale dovrà implementare in fretta il Piano di raccolta differenziata e, allo stesso tempo, individuare le aree idonee per la realizzazione degli impianti di trattamento e di smaltimento per chiudere il cerchio della gestione dei rifiuti, evitando così di inviare fuori Regione i propri rifiuti.

ultima modifica: 2018-01-10T08:00:05+00:00 da Saturno Illomei

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